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Approvata la nuova legge per USI e SUPSI

21 anni or sono grazie agli sforzi del compianto Giuseppe Buffi il Gran Consiglio ticinese varava la legge sull’Università, alla quale fece seguito la costituzione della Scuola Universitaria Professionale.

21 anni è anche l’età di chi scrive. Che da quel lontano 1995 almeno un po’ d’acqua sotto i ponti sia passata appare quindi evidente. Sotto il cappello dell’adeguamento al nuovo quadro giuridico federale il Messaggio governativo datato ormai dicembre 2013 propone in realtà numerose e incisive modifiche della Legge USI/SUPSI, che vanno ben al di là di quanto richiesto dal diritto federale. In sostanza, fra revisione di articoli esistenti e aggiunta di nuovi articoli, verrebbero modificati ben 17 articoli di una legge che attualmente ne conta 17. Ciò equivale praticamente a una revisione totale, approvata dal Gran Consiglio nella seduta odierna.

Per di più l’adeguamento al nuovo quadro giuridico federale comportava un adattamento di due soli articoli (pertanto evaso nella scorsa legislatura con un primo rapporto parziale), mentre tutto il resto riguarda i temi più disparati. Tra questi una diversa governance in merito al controllo annuale del contributo di gestione e degli obbiettivi così come della politica universitaria, per cui si è d’accordo che il Governo effettui le sue verifiche annualmente, mentre si ritiene che le competenze del Parlamento debbano rimanere le medesime onde evitare un eccessivo allontanamento dalla realtà universitaria.

Il nocciolo della revisione (che per questo avrebbe probabilmente meritato almeno una menzione nel titolo) riguarda però l’iniziativa popolare “Per un settore universitario ancorato al territorio”, cui viene dato parziale seguito mediante una soluzione di compromesso che prevede in particolare un’estensione dei diritti di partecipazione del corpo accademico e intermedio, del restante personale e degli studenti alla gestione delle due Scuole, l’introduzione del contratto collettivo di lavoro per il personale tecnico e amministrativo, e il principio del concorso pubblico per le assunzioni.

Non ha trovato d’accordo la Commissione, tra le altre questioni, la composizione del consiglio della SUPSI in cui si sarebbe voluto inserire il direttore e i direttori di dipartimento, mescolando quindi il piano strategico con quello operativo. In sede di dialogo con gli iniziativisti si è riusciti, a mio modesto parere, a migliorare questo compromesso per entrambe le parti: invece di inserire in questo consiglio delle figure dirigenziali, si dà la facoltà al corpo accademico di designare due rappresentanti di chi quotidianamente “fa la scuola”.

Di seguito il rapporto approvato dal Gran Consiglio.

 

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