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Basta fumo negli occhi o i costi della salute esploderanno ancora

Il già deputato socialista al Gran Consiglio Bruno Cereghetti ha recentemente ripreso, o meglio
ri-ripreso, posizione sui premi pagati in eccesso dagli assicurati di alcuni cantoni, tra cui il Ticino. Il fatto che il tema, dopo la decisione di due anni e mezzo fa del Parlamento di restituire solo parzialmente gli importi, abbia ormai perso tutta la sua attualità non ostacola Cereghetti – conoscitore di molte dinamiche della politica sanitaria svizzera e cantonale – a riproporre per l’ennesima volta l’immagine del ticinese martoriato da complottistici calcoli per sottrargli benessere a diretto beneficio dei ricchi cantoni svizzero tedeschi o addirittura delle assicurazioni. Con l’autore si può essere d’accordo su pochi punti, tra cui sulla sua previsione che nei prossimi giorni verranno comunicati nuovi aumenti dei premi delle assicurazioni malattie che riflettono uno a uno – dal momento che per legge le assicurazioni di base non possono fare utili – l’aumento dei costi del sistema sanitario.

E allora perché rimettere l’attenzione sui premi pagati in eccesso e, senz’altro ingiustamente, restituiti solo parzialmente ai ticinesi e a cittadini di altri cantoni? Quello che Cereghetti sa meglio di altri è che, al di là della questione politica, non sono questi “iniqui eccessi” a essere all’origine degli attuali problemi legati ai crescenti costi del sistema sanitario (quindi dei premi). I premi pagati per così dire “di troppo”, secondo i calcoli dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) – che Cereghetti indica parte del complotto insieme al resto del mondo – ammontavano a 27 CHF all’anno per assicurato, poco più di 2 CHF al mese; in percentuale rasentavano l’1% e, in parte, sono in corso di restituzione. Lo squilibrio tra prestazioni e premi pagati, dopo la restituzione parziale, può dunque essere quantificato in 1 CHF/mese (o poco più) per assicurato. Se pure, come sostiene il già deputato in Gran Consiglio che aspetta solo di vedere una cassa malati statale, questo importo fosse il doppio, saremmo in presenza di cifre proporzionalmente molto ridotte se consideriamo che da quando la LAMal, a metà degli anni ’90, è stata istituita, l’aumento si conta in centinaia di franchi (i premi sono raddoppiati).

È quest’ultimo fatto che pesa sulle economie domestiche e preoccupa le famiglie e il ceto medio ticinese, ed è a questi aumenti che la politica federale e cantonale devono imperativamente e al più presto trovare un freno.

Cavalcare e ricavalcare questa (ormai vecchia) storia è utile unicamente per continuare a buttar fumo negli occhi e deviare dalla discussione su come seriamente contenere l’aumento dei costi. Montata ad arte e cavalcata da destra e sinistra, è comoda perché permette di non dover parlare di soluzioni e nemmeno dei problemi che attanagliano la sanità ticinese e i suoi attori. Non sarebbe ora di guardare da più vicino le voci di bilancio (relative alle prestazioni fornite ai pazienti) che crescono e crescono e sono alla base dell’incessante aumento dei premi? Proprio alle nostre latitudini avremmo l’interesse a mettere sul tavolo elementi per sollecitare una discussione forse dolorosa per alcuni (che Cereghetti conosce bene) ma costruttiva. Nel mondo sanitario ci sono ancora troppi falsi incentivi che non combaciano con gli interessi del paziente-assicurato; inoltre a livello cantonale è innegabile che, rispetto al resto della Svizzera, vi sia un ritardo in quelle che sono le strutture come le reti di cura integrate o i centri medici. Ad esempio, il dato per il quale i costi per i trattamenti medici, nella prima metà di quest’anno, siano aumentati in Ticino del doppio rispetto alla media elvetica, deve perlomeno far riflettere (dati UFSP).

È ora che la politica e il cittadino ticinese diventino attori e non vittime del sistema sanitario e del suo finanziamento. In Ticino ci sono eccellenze e competenze che vanno valorizzate e margini che vanno sfruttati. Ritritare per l’ennesima volta il capitolo (spiacevole ma appartenente al passato!) dei premi pagati in eccesso non aiuta gli assicurati a capire dove sta il problema e non permette alla politica di condurre una discussione basata sui fatti. Alla luce degli imminenti e prevedibili nuovi aumenti dei costi che verranno annunciati, questa discussione, in Ticino più che altrove, è assolutamente urgente.

 

Risposta apparsa sul Corriere del Ticino del 24 settembre 2016.

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