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Discorso alla manifestazione in favore del diritto all’istruzione

Innanzitutto ringrazio la Gioventù socialista per l’invito. Ho accettato di parlare questo pomeriggio a nome dei Giovani Liberali Radicali Ticinesi anche se devo ammettere di non essere abituato a questo tipo di eventi. Ma lo ritengo un dovere civico manifestare la propria indignazione. Sinistra e destra oggi non c’entrano. È qualcosa di più.

Sono qui per dire che non possiamo rimanere indifferenti davanti a chi mette in discussione un diritto fondamentale come il diritto all’istruzione. Il diritto all’istruzione viene prima di tutto e vale per tutti, indipendentemente dallo statuto giuridico. La scuola custodisce i sogni e i desideri dei più piccoli, e sognare è un loro diritto. Un diritto di tutti.

Nel 2014 non posso accettare che per qualcuno un pezzo di carta determini ancora chi può andare a scuola e chi no. A fare male al cuore, però, è il fatto che questo qualcuno è qualcuno di importante, qualcuno che dovrebbe governare per noi, e che come abbiamo visto ha poi ottenuto ciò che voleva.

Ma sono qui anche per dire che questa vicenda è squallida. L’attenzione mediatica, invece di aiutare, ha portato ad un accanimento. Non possiamo accettare questo modo di far politica. Se si chiede una perizia, si attende per lo meno il risultato di questa perizia. E se rimangono punti in sospeso eventualmente si può sempre chiederne un’altra. Ma qui l’unica perizia richiesta si è rivelata completamente inutile.

Sono qui per dire che non possiamo rimanere in silenzio. Da un giorno all’altro sono spariti due bambini e non abbiamo più notizie. Dove sono ora? Vanno a scuola?

Come scriveva Nicola Pini su LaRegione ad inizio settimana, “è piuttosto inquietante che un cantone accetti di svegliarsi una mattina e accorgersi che non si pone più la questione perché, improvvisamente, quella famiglia è stata fatta partire in sordina”.

E inoltre, fino a settimana scorsa erano almeno 25 anni che vigeva la prevalenza del diritto all’istruzione rispetto a quello legato ai permessi di soggiorno. E non sono io a dire questo ma Diego Erba, fino a qualche anno fa a capo della divisione scuola.

Spero di non dover tornare in piazza in futuro, non perché non lo faccia con convinzione, ma perché spero davvero che dall’anno prossimo ci saranno persone più competenti a governarci, persone che conoscono la nostra Costituzione. Ma soprattutto, spero avremo dei consiglieri di Stato che conoscano il diritto all’istruzione e la portata di questo diritto.

Sono qui anche per dire che possiamo cambiare questo cantone. Ma vogliamo cambiare questo cantone? Vogliamo davvero cambiare questo cantone??

Io, e con me i Giovani Liberali Radicali Ticinesi, sono convinto che un Ticino diverso è possibile. Un Ticino diverso è lì, dietro l’angolo, nemmeno troppo lontano, ma dipende da tutti noi. Da noi qui riuniti oggi, che abbiamo un Ticino diverso dentro di noi.

Grazie per aver partecipato.

 

Guarda il servizio al Quotidiano RSI.