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Frontalieri, propaganda e brodo — Intervista

Ancora una sfida, l’ultima, sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

L’Europa ormai da tempo è in crisi. Siamo al tramonto del sogno europeo?

Può essere. L’Unione europea, che dovrebbe far fronte a questa crisi, è più debole di quando vi era grande prosperità da diversi decenni. Se invece di allargarsi a dismisura avessero consolidato l’unità politica oggi avrebbero il margine di manovra necessario. Invece la sola unità economica ha reso l’Unione Europea un’organizzazione fallimentare.

Il movimento “Stop all’ignoranza di massa” ha definito l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” «illusoria, ipocrita, indegna, crudele, pericolosa, disumana, mistificante». Da zero a dieci, quanto condividi questo giudizio?

Non più di 3-4, poiché sono termini esagerati: credo che sia fondamentale avere sempre rispetto per tutti, anche e soprattutto per coloro che non la pensano come te. Il dialogo è una delle caratteristiche che ha reso forte la Svizzera nel corso degli anni… non limitiamoci ad attaccare e ad urlare più forte degli altri per avere ragione!

Si teme che l’economia elvetica possa subire delle ripercussioni a causa dell’iniziativa UDC. Sei d’accordo?

Sì, assolutamente. Con questa iniziativa molte imprese non avrebbero più a disposizione la forza lavoro di cui oggi possono disporre, e questo le spingerebbe a delocalizzare una parte dei loro posti di lavoro, con conseguenti minori entrate fiscali. A rimetterci sarebbe quindi, oltre alle aziende stesse che perderebbero competitività a livello internazionale, l’intera collettività. Non bisogna cercare di risolvere dei problemi creando altri problemi, e rischiando di peggiorare la situazione.

In Ticino ci sono troppi frontalieri?

Sicuramente sono tanti. Non so dire quanto sia diffuso il fenomeno della sostituzione, ma è presente. Tuttavia la maggior parte dei frontalieri che entrano ogni giorno in Ticino vanno a colmare una mancanza di manodopera. I frontalieri permettono anche a molte imprese di dar lavoro a residenti. Purtroppo vi è chi se ne approfitta per tornaconto personale.

L’iniziativa potrebbe servire per limitare il dumping dei salari e la disoccupazione nel nostro Cantone?

No, è utopico sperare che togliendo i frontalieri si creerebbe lavoro per i residenti. Anzi, solo per gli Svizzeri. Bisogna investire sui contratti collettivi di lavoro con minimi salariali settoriali. Denunciando l’accordo sui frontalieri togliamo i privilegi di cui godono nei confronti dei loro connazionali, disincentivando l’accettazione di paghe da fame o di contratti solo formalmente al 50%. Inoltre vanno aumentati esponenzialmente i controlli e in seconda fase anche le multe. Qualche passo nella giusta direzione è già stato fatto ma dobbiamo recuperare il ritardo accumulato. Il sistema dei contingenti in vigore negli anni Novanta non ha evitato picchi di disoccupazione del 10% in Ticino.

A proposito di dumping salariale, favorevole all’introduzione di un salario minimo di 4’000 franchi mensili?

No, sono contrario. Per via di un semplice fenomeno inflazionistico aumenterebbe il costo della vita e risulterebbero svantaggiati settori chiave dell’economia svizzera e ticinese quali il turismo e le esportazioni. 4’000 per tutto il territorio nazionale sono decisamente troppi. Sono invece favorevole all’iniziativa lanciata dai Verdi a favore dei contratti collettivi con minimi salariali, e che in assenza di questi prevede l’intervento del Consiglio di Stato per definirne uno.

Un sì a questa iniziativa significa che nell’opinione pubblica è definitivamente tramontato il sostegno al neoliberismo e al liberalismo economico?

Onestamente non penso. Dal mio punto di vista la popolazione ha delle priorità, e una di queste, almeno in Ticino, è risolvere il problema del frontalierato; se questa iniziativa dovesse venir approvata non sarà sicuramente a seguito di una riflessione sui massimi sistemi. Tanto più che al giorno d’oggi non c’è una definizione precisa del termine “neoliberismo”: questo termine è spesso usato in modo confuso e accusatorio.

Il PLR ha proposto, seguito da tutti gli altri partiti, di chiedere a Berna di disdire l’accordo con l’Italia sui frontalieri. Propaganda pre-elettorale?

Lo dicevano anche tutte le altre forze politiche al momento della presentazione. Eppure nell’arco di pochi giorni hanno seguito a ruota. È una richiesta che merita davvero e con le necessarie basi tecniche.

La Lega è insorta per un’intervista a Simonetta Sommaruga su Rete 1. La RSI è venuta meno alla sua imparzialità?

Non mi sembra proprio, i giornalisti hanno svolto il loro lavoro con professionalità per portare le risposte del Consiglio Federale ai nostri problemi. Evidentemente per la Lega tutto fa brodo. Probabilmente si sono però già dimenticati della trasmissione di Falò che ben evidenziava i problemi degli accordi bilaterali, ma questa volta in prima serata televisiva.

Intervista pubblicata su ticinolibero.ch.