I deflussi minimi e la svolta ambientalista del PLR

Nelle cronache parlamentari concernenti la decisione di aumentare i deflussi minimi degli impianti idroelettrici nei fiumi ticinesi – decisione su cui la maggioranza del Gruppo PLR si è astenuta -, è stato ampiamente ripreso un intervento del PS del seguente tenore: “Mentre la presidente del PLR nazionale Petra Gössi annuncia la svolta ambientalista del partito, il PLR cantonale prende la decisione meno ambientalista degli ultimi anni”. Nessuno mette in dubbio che un aumento dei deflussi minimi possa portare benefici agli ecosistemi dei nostri fiumi, che negli ultimi anni stanno subendo sempre di più gli effetti dei cambiamenti climatici. Analizzare e, se del caso, rivedere puntualmente le attuali dotazioni sono provvedimenti legittimi a tutela dei nostri corsi d’acqua. Ci mancherebbe! L’entità di questi deflussi è però ingente: non mancano gli studi che dimostrano come quantitavi minori permettano di raggiungere i medesimi benefici rispettando la Legge federale. Occorre quindi un approccio più pragmatico e responsabile, con un aumento graduale dei deflussi accompagnato da puntuali verifiche.

Invece qui senza pensarci troppo andiamo a privarci a più del 4% della nostra produzione di energia elettrica, rinnovabile oltre che autoctona, la quale garantisce importanti posti di lavoro nelle nostre valli. Un settore, quello idroelettrico ticinese, che quando discuteremo i conti di AET porterà tutti a sciacquarsi la bocca sostenendo di volerlo rafforzare e valorizzare. Dov’è la coerenza?

Tra le criticità di questa decisione poco approfondita, vi è ad esempio quella palese che non sarà facile compensare questa quota di energia rinnovabile (specie in inverno), corrispondente alla produzione della nuova centrale del Ritom dal costo di 250 milioni. La rinuncia a oltre il 4% di energia nostrana, generata da una fonte rinnovabile che non produce CO2 (il vero problema, anche per l’acqua dei fiumi), comporta la necessità di acuistarla sul mercato elettrico per ottenere lo stesso quantitativo. Tuttavia proverrà da fonti non rinnovabili, e a causa di questa scelta non potremo abbandonare fonti inquinanti così come pianificato per contrastare i cambiamenti climatici. È bene ricordare che per produrre la stessa energia con una centrale a carbone di nuova generazione (!) si producono 120’000 t di CO2 all’anno, vale a dire l’inquinamento di 90’000 auto in un anno.

La posizione del PLR non è dunque contraria all’aumento dei deflussi minimi, ma proprio coerentemente con la nuova strategia ambientale del PLR svizzero, in cui questa decisione si inserisce, ritiene che le misure a tutela dell’ambiente debbano essere ragionate e sostenibili.