Costi della salute

Il buco nero non esiste: nemmeno nella sanità

Chi fa regolarmente il bucato lo sa bene: manca sempre un calzino e non si capisce dove sia finito, quasi ci fosse un buco nero che inghiottisce i panni. La stessa percezione la si potrebbe avere con i costi della sanità, che sembrano inghiottire i budget pubblici e privati. In crescita costante da decenni, i premi delle assicurazioni malattia pesano sulle spalle degli assicurati, che troppo raramente si chiedono quali siano i veri motivi dell’aumento dei costi. Come ovviamente non è il caso per la lavatrice, nemmeno il sistema sanitario ha un “buco nero” e tutti i premi versati vanno a coprire i costi delle prestazioni mediche.

Tra queste, un fattore di costo importante è costituito dai farmaci. I costi per i medicinali ammontano in Svizzera a circa sette miliardi di franchi all’anno; come per le altre voci, la tendenza è in crescita. I prezzi dei medicinali in Svizzera sono inoltre nettamente più elevati che all’estero. L’ambizione politica di contenere l’aumento dei costi della sanità passa dunque anche dalle misure in questo ambito. A tal fine vi sono almeno quattro approcci possibili, alcuni dei quali già lanciati a livello federale.

Primo, nella consultazione conclusasi a metà dicembre, il Consiglio federale ha proposto, nell’ambito di un pacchetto di misure volte a contenere i costi del sistema sanitario, un sistema di “prezzi massimi di riferimento” per i medicamenti a brevetto scaduto. Solo questo importo sarebbe poi riconosciuto dall’assicurazione malattia. Ciò porrebbe le case farmaceutiche un po’ sotto pressione al momento di fissare i prezzi. Secondo, è in discussione a Berna un’iniziativa parlamentare per la quale il diritto di ricorso contro il prezzo dei medicamenti fissato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) debba essere esteso anche alle associazioni dei consumatori e dei pazienti e alle assicurazioni malattia. Questo diritto oggi è, assurdamente, concesso solo alle ditte farmaceutiche, ciò che inevitabilmente spinge i prezzi verso l’alto. Terzo, è necessario da parte dell’UFSP un riesame dei prezzi annuale e non solo ogni tre anni come è il caso attualmente. E non da ultimo, quale quarto punto, è necessario che le assicurazioni malattia abbiano il diritto – oggi non concesso dalla legge – di rimborsare anche i medicinali acquistati all’estero. Ciò non per favorire il turismo degli acquisti oltre frontiera, bensì per aumentare la pressione sugli attori che fissano i prezzi dei medicinali in Svizzera, che oggi possono risultare davvero assurdi se confrontati ai prezzi nel resto dell’Europa.

L’esempio dei medicinali è emblematico e mostra la sola via che la politica può seguire per contenere le spese della sanità: da una parte occorre concentrarsi sulle cause dell’aumento dei costi e non perdersi in futili dibattiti ideologici; dall’altra è evidente che non c’è un’unica soluzione per risolvere una volta per tutte il problema dell’aumento dei costi. Questo passa invece da una serie di misure che vanno affrontate una alla volta: solo così sarà possibile mettere una pezza al buco nero che, analogamente all’esempio dei calzini, in verità non esiste.