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«Il Municipale Fabio Käppeli eletto nel comitato della Conferenza dei direttori delle finanze delle città svizzere» — Comunicato stampa

L’Assemblea della Conferenza dei direttori delle finanze delle città svizzere (CDFC) che si è tenuta venerdì 12 maggio scorso a Berna, è stata l’occasione per un profondo rinnovamento del suo comitato. Oltre alla presidenza affidata alla direttrice delle finanze di Lucerna Franziska Bitzi, è stato eletto il capo del Dicastero finanze, economia e sport della città di Bellinzona Fabio Käppeli.

Il municipale di Bellinzona entra in comitato insieme ai suoi omologhi Maria Pappa, Sindaca di San Gallo, e Kaspar Bopp, Winterthur, mentre rimane nella funzione di Vice Presidente Daniel Leupi, direttore delle finanze della città di Zurigo, che ha assicurato la presidenza ad interim nell’ultimo periodo.

Fondata nell’agosto del 2014, la CDFC è una sezione dell’Unione delle città svizzera (UCS). Oggi essa conta 38 membri e si impegna a favore di una politica finanziaria e fiscale stabile e prevedibile nell’interesse delle città e dei comuni urbani, nella loro veste di locomotive economiche del Paese. Tenuto conto dell’importanza economica e sociale delle città, la CDFC si esprime sulle questioni importanti di politica finanziaria e fiscale a livello federale e dei cantoni.

 

www.bellinzona.ch

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«I giovani in politica hanno molto da dare» — Intervista

Bellinzona: Fabio Käppeli a ruota libera sulla decisione di non ricandidarsi al Gran Consiglio, sulla volontà di far bene per la “mia città”, sulle finanze che non consentono “miracoli” e sulla capitale che verrà.

Con i suoi 27 anni Fabio Käppeli è il municipale più giovane delle città ticinesi. La sua carriera politica è stata un crescendo, a livello sia cantonale sia comunale. Il prossimo aprile non difenderà il seggio in Gran Consiglio. Una decisione motivata con il fatto, come ci spiega nell’intervista, di volersi concentrare appieno sullo sviluppo di Bellinzona di cui è capodicastero Finanze, economia e sport dall’aprile 2021.

Testo tratto da Cdt.ch.

 

CorrieredelTicino_20221025_15

 

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Sanità, premiamo (comunque) sull’acceleratore!

È difficile non ritenere prioritario a livello politico un intervento deciso in materia di politica sanitaria: nonostante la (temporanea!) stabilizzazione dei premi appena annunciata per il 2022, i costi in questo settore continuano a crescere ininterrottamente da 20 anni e in futuro tornerà ad essere lo stesso, poiché finora a grandi discussioni, proclami e analisi su un sistema a detta di tutti insostenibile sono seguiti pochi fatti. Vero è che i costi della sanità nel 1990 non ammontavano nemmeno a 27 miliardi, oggi siamo abbondantemente sopra gli 80 (!). La spesa per la sanità rispetto al PIL, si attesta oggi oltre l’11%. 30 anni fa era invece inferiore all’8%. A ciò si aggiunge che nel nostro cantone la spesa sanitaria è particolarmente alta rispetto alla media Svizzera.

Non ci si può assolutamente dire soddisfatti o, peggio, accontentarsi e rimanere con le mani in mano: le possibilità per intervenire con riforme sono molte. Difficilmente una sola proposta potrà rispondere a tutte le sfide legate all’aumento dei costi sanitari. La politica deve affrontare pragmaticamente la situazione approvando riforme significative, tali da permettere di frenare gradualmente l’aumento dei costi. Tra i progetti sul tavolo – alcuni da molto, troppo tempo – vi è quello di finanziare le prestazioni ambulatoriali e quelle stazionarie allo stesso modo, sia con premi degli assicuratori sia con i contributi dei cantoni. Oggi questa suddivisione vale solo per le prestazioni stazionarie, mentre quelle ambulatoriali sono finanziate esclusivamente con i premi che paghiamo alle casse malati. Il paradosso dello spostamento, grazie ai progressi della medicina, di sempre più prestazioni verso l’ambulatoriale – dove costano meno – è che ciò porta a un aumento dei premi. Infatti i premi coprono il 100% delle prestazioni ambulatoriali, a fronte del (solo) 45% per le prestazioni erogate in regime stazionario, che per la maggior parte sono dunque coperte dai cantoni (tramite le imposte). Si tratta di una tendenza che non può essere nell’interesse degli assicurati e che va risolta di concerto con i cantoni.

Un altro tema sul tavolo da tempo è un nuovo tariffario medico. Oggi non più al passo con i tempi, la necessità di riformarlo è incontestata. L’attuale Tarmed non considera infatti tutta una serie di innovazioni ed è limitante nei confronti di prestazioni mediche moderne e innovative. Dopo anni di contrattazioni, i partner tariffali – tra cui figurano una maggioranza sia dei medici che degli assicuratori malattia! – hanno concluso e concordato una proposta che rispondesse all’urgente necessità di adattamento. Nel corso dell’estate, invece di approvarla, il Consiglio federale ha rimandato la proposta al mittente indicando che andava rielaborata la struttura tariffale, pur trattandosi di un progetto frutto di un complesso ed equilibrato accordo tra i partner in campo.

Ma come? Come è possibile questa lentezza e immobilismo di fronte alla galoppante corsa al rialzo che ha caratterizzato i premi per decenni? La politica deve seriamente interrogarsi su come intende portare a casa riforme suscettibili di aver un impatto sui costi, e dunque sui premi, senza lasciarsi illudere dalle notizie giunte nel frattempo – comunque positive – relative all’anno prossimo. Cercare il modello perfetto, soluzioni ineccepibili nei dettagli, non è per nulla indicato in questo momento. È tempo di agire. Nel mentre, l’assurda decisione del Governo imporrà ai medici di fatturare anche in futuro 12 miliardi di franchi ogni anno con un tariffario da loro stessi definito non più appropriato. E noi a pagare fatture più elevate di quello che dovremmo.

 

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Più voce e iniziativa ai quartieri

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Ospite a “Fuori in 5 minuti” – Intervista

Il mio intervento alla trasmissione “Fuori in 5 minuti” andata in onda su TeleTicino.

Elezioni comunali 2021: parola ai candidati per il Municipio di Bellinzona. 18 candidati che hanno avuto a disposizione 5 minuti di tempo per presentarsi.

 

 

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Un nuovo impulso all’estensione della rete 5G

Il consumo di dati nella quarta rivoluzione industriale è ormai oltre 120 volte quello di soli 10 anni fa. Ad esempio nel 2019 il volume di dati sulla rete mobile è salito a 141’000 Gbit al giorno, vale a dire il 29% in più rispetto all’anno precedente, mentre la capacità della rete stenta a tenere il passo e nello stesso anno è cresciuta solo del 5%.

Senza uno sviluppo più convinto della rete incombe la minaccia di una congestione del traffico di dati già nei prossimi anni, e per garantire un’elevata larghezza di banda in modo diffuso sul territorio il 5G risulta essere imprescindibile. Purtroppo quest’espansione è ancora bloccata, ed è soprattutto chiaro che il nostro Cantone non sarà in prima fila in questo sviluppo.

Tuttavia la scorsa settimana è arrivato un nuovo impulso all’estensione della rete 5G. L’Ufficio federale dell’ambiente ha infatti pubblicato un documento volto a chiarire come calcolare le radiazioni emesse dalle antenne destinate alla tecnologia 5G nel rispetto della protezione della popolazione. Si tratta da un lato di uno strumento necessario per rassicurare la popolazione, che dall’altro costituisce però anche una vera e propria pietra miliare nel processo di digitalizzazione.

Sappiamo che per sfruttare appieno la nuova tecnologia occorrono antenne di ultima generazione di tipo adattativo, un sistema che ottimizza la trasmissione convogliandola là dove effettivamente richiesta dai dispositivi mobili. Fino ad oggi mancava uno strumento per misurare la quantità di radiazioni emesse da questo tipo di antenne, che funzionando in modo differente da quelle utilizzate in precedenza richiede un adattamento del metodo di calcolo.

L’autorità federale ha dunque precisato le norme per tali misurazioni, fornendo uno strumento unico per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di nuovi impianti o al potenziamento di quelli esistenti. Grazie a condizioni finalmente chiare Cantone e Comuni potranno misurare con precisione il rispetto dei valori limite, che non cambiano, oltre a monitorarne il funzionamento una volta attive.

Ora si potranno quindi sbloccare le numerose procedure pendenti, le quali dovranno riprendere il loro corso a ritmo sostenuto verso la digitalizzazione del Paese, a beneficio di tutta l’economia e la popolazione.

 

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Interviste

«Per giovani, anziani e famiglie si può fare ancora di più» — Intervista

Primo confronto, in vista dell’appuntamento con le urne del 18 aprile, tra i candidati in corsa per il Municipio della Città. Politica giovanile, conciliabilità lavoro-famiglia e gestione delle case per anziani comunali. Sono questi tre dei temi affrontati nel primo dibattito elettorale tra i candidati in corsa per un seggio in seno al Municipio di Bellinzona: sollecitati dalle domande del CdT, concordano che molto si è fatto in questi ultimi anni per rispondere alle necessità dei nuclei familiari nei quali entrambi i genitori sono impegnati professionalmente.

 

1. Quali strumenti dovrà avere a disposizione il futuro operatore di prossimità per combattere il crescente disagio giovanile?

L’educatore di strada è previsto per tutta la popolazione, non solo per i giovani, ma ciò che è più importante è che sia flessibile e presente sul territorio, senza avere orari fissi come gli altri funzionari. Ritengo poi che chi assumerà questo incarico, o meglio i due operatori al 50%, come prima cosa debbano andare a “rubare il mestiere” per qualche settimana a Ginevra o Losanna, città con realtà consolidate in questo ambito.

2. Ciò che manca in città e un centro giovanile o una politica chiara in questo ambito?

A Bellinzona manca soprattutto un’attenzione ai giovani e alle loro necessità. Fatta eccezione per il periodo attuale, dispiace che nell’ultimo decennio siano stati praticamente azzerati il divertimento e le possibilità di aggregazione, che rimangono importanti per la qualità di vita, il turismo e l’economia, e non solo per i giovani. Ben inteso, non deve fare tutto la Città, che spesso nemmeno saprebbe rispondere a queste esigenze, ma basterebbe sostenga o anche solo permetta qualche iniziativa proveniente dai privati o dai quartieri. Lasciamo vivere questa Città! La questione degli spazi è solo un elemento, da valutare bene. Se per i più giovani potrebbe essere interessante un centro giovanile, ai più grandi potrebbe invece andare stretto. Ciò non toglie che tutte le categorie necessitano di spazi in cui incontrarsi spontaneamente e che sentano propri. Questi possono anche mutare rapidamente nel tempo: un anno fa ad esempio era piazza Collegiata, che già dimostra lacune evidenti.

3. Quanto attuato negli ultimi anni per la conciliabilità lavoro-famiglia è sufficiente?

Si sta procedendo bene, ma il margine di miglioramento rimane ampio. Penso ai centri extra-scolastici che andrebbero distribuiti meglio sul territorio, generalizzando in tutti i quartieri la possibilità di far capo a mense e servizi pre e dopo scuola.

4. Un unico direttore per le quattro strutture comunali per anziani è sufficiente alla luce di quanto si è verificato in particolare a Sementina?

Pur non essendo direttamente coinvolto, per motivi professionali legati all’inchiesta in corso non ritengo opportuno rispondere a questa domanda.

 

Pagina intervista CdT comunali 2021

 

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Atti parlamentari

L’arti e mestieri nel nuovo quartiere Officine a Bellinzona – Mozione

A Bellinzona le riflessioni sui futuri contenuti del comparto Officine sono in corso da tempo. Più di recente è arrivata la proposta di Matteo Mozzini, vicedirettore del Centro professionale tecnico (CPT) comprendente la Scuola d’arti e mestieri (SAM), la Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) e la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST), di spostare nel nuovo quartiere Officine l’istituto attualmente situato nel comparto di via Tatti.

Nel nuovo quartiere Officine è prevista la sede ticinese dello Swiss Innovation Park e del Tecnopolo Ticino, un luogo privilegiato in cui far collaborare tra loro aziende, ricerca privata e pubblica e formazione. Non sorprende quindi che la SUPSI abbia da tempo manifestato il proprio interesse per il progetto, vista la sua specificità formativa e di ricerca in ambito tecnologico, e considerata pure la carenza di spazi nel nuovo Campus di Viganello che impone la ricerca di nuovi luoghi in cui sviluppare la propria attività.

Una simile prospettiva offre l’opportunità di creare, accanto al parco dell’innovazione, un autentico polo formativo in ambito tecnologico, integrando nel progetto anche un caposaldo storico della formazione tecnica del nostro Cantone: la Scuola d’arti e mestieri di Bellinzona, il cui percorso formativo potrebbe essere così ulteriormente valorizzato. La vocazione di questa scuola è quella di fornire un’estesa e approfondita formazione tecnica, scientifica e umanistica ai propri studenti, garantendo al Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI e alla stessa SSST, con i quali condivide i settori d’attività della meccanica, dell’elettronica e della produzione industriale, un bacino privilegiato cui attingere gli ingegneri del futuro

Non occorre una particolare conoscenza o analisi dell’ambito formativo per comprendere gli innumerevoli vantaggi che scaturirebbero da una convergenza dei due istituti scolastici così profondamente legati e interdipendenti tra loro. Un avvicinamento fisico di queste due eccellenze formative permetterebbe una collaborazione più stretta ed efficace nell’ambito delle aree disciplinari di comune interesse, condividendo e sfruttando al meglio le risorse umane, logistiche e finanziarie a disposizione.

Così facendo gli studenti dell’arti e mestieri e della SUPSI potrebbero collaborare su progetti innovativi, realizzando nei laboratori della formazione di base ciò che viene immaginato e sviluppato nella formazione superiore o nelle aziende presenti sullo stesso sedime. Il transfer di conoscenze, così come l’aggiornamento tecnologico, sarebbero assicurati dalla condivisione del capitale umano, ovvero da quei tecnici e ingegneri che a seconda delle necessità vestirebbero i panni di ricercatore, docente di teoria o insegnante di attività pratica.

Interpellato sul tema, il direttore della SUPSI Franco Gervasoni ha anzitutto confermato la necessità di ulteriori spazi, ritenuto che il nuovo Campus è già tutto occupato tanto da aver dovuto prendere in affitto altri quattro piani in un vicino stabile. Ha pure dichiarato che è da salutare positivamente ogni collaborazione fra le scuole professionali e la SUPSI in tutti gli ambiti, precisando che questa deve avvenire indipendentemente dalla prossimità logistica, nell’interesse degli studenti e di tutto il sistema formativo: “la vicinanza logistica favorisce indubbiamente la collaborazione, perciò ben vengano proposte in tal senso. Tuttavia la collaborazione c’è e si rafforza se lo si vuole veramente”.

Riguardo il quartiere Officine Gervasoni ha confermato che la SUPSI ha trasmesso le proprie valutazioni al Cantone, aggiungendo che “vediamo la possibilità di sviluppare a Bellinzona alcune nostre attività, prospettando una sinergia con gli ambiti di attività del Parco svizzero dell’innovazione a noi più vicini, quello della ricerca in primis. Si potrebbero integrare i laboratori gestiti da nostri istituti e i centri di competenza interessati a insediarsi”.

Ma i vantaggi della proposta andrebbero oltre la logica puramente formativa, perché lo spostamento dell’arti e mestieri nel nuovo quartiere delle Officine libererebbe degli spazi molto interessanti per i servizi del cantone. In effetti, l’attuale sede della Scuola si trova inserita nel comparto Tatti che il semi-svincolo autostradale trasformerà nella Porta di Bellinzona.

Si potrebbero così creare due comparti ben definiti: quello Tatti, votato all’amministrazione cantonale e ai servizi di importanza regionale, razionalmente ubicato alle porte della capitale per essere facilmente e rapidamente raggiungibile dalla cittadinanza; quello Officine, incentrato sull’innovazione e la tecnologia, la cui valenza sovra-cantonale lo situa logicamente a ridosso della stazione ferroviaria, ottimamente collegata al resto della Svizzera. Inoltre, in questo modo si manterrebbe ancor di più la destinazione del comparto legata alla tecnica e all’innovazione, presente sin da quando le Ferrovie federali insediarono in quell’area le Officine.

Le autorità cantonali e comunali si sono sin qui dimostrate abili e lungimiranti nel portare a Bellinzona una sede del Parco dell’innovazione e saranno altrettanto capaci e avvedute nel garantire gli spazi necessari al suo sviluppo futuro e definire le attività pertinenti da affiancargli. In questo senso, e a ben guardare, occorre puntare su innovazione e tecnologia trasferendo nel quartiere Officine la scuola professionale attiva in questo ambito, piuttosto di inserirvi stabili amministrativi (siano cantonali o comunali) che potrebbero invece trovare spazio proprio nel sedime oggi occupato dal CPT, all’interno di un comparto a chiara vocazione amministrativa.

 

Alla luce di queste considerazioni, con la presente mozione si chiede al Consiglio di Stato di programmare il raggruppamento di attività formative a carattere tecnologico attorno allo Swiss Innovation Park e al Tecnopolo Ticino, pianificando nel nuovo Quartiere Officine:

  • il trasferimento del Centro professionale tecnico di Bellinzona,
  • l’espansione del Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI.

 

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«Tedesco: cercansi insegnanti» — Dibattito a Modem

Die, der oder das…? Su la mano chi non è si è mai dovuto confrontare con questo angosciante rompicapo. Eh sì, il tedesco è una lingua ostica e al sud delle Alpi nei prossimi anni rischia di diventarlo ancor di più, visto che mancano docenti formati e che questa carenza, a detta delle stesse autorità scolastiche, potrebbe portare ad un calo della qualità dell’insegnamento. Il problema non è nuovo ma sta attraversando una delle sue stagioni più complesse. Le cifre parlano chiaro: per i prossimi anni ci sarà bisogno di circa 50 nuovi insegnanti di tedesco, ripartiti tra le scuole medie e le scuole superiori.

Iniziata ormai da tempo, una specifica campagna di reclutamento non ha finora dato i risultati sperati e ora si cerca di correre ai ripari proponendo una specifica formazione a docenti che oggi insegnano alle scuole elementari. Il futuro prossimo appare dunque a tinte fosche per questo ambito formativo fondamentale, il tedesco è la lingua maggioritaria nel nostro Paese e ad essa è legata a filo doppio la possibilità di trovare buoni posti di lavoro, al di qua e al di là delle Alpi.

Cosa si sta facendo e si pensa di fare nel prossimo futuro per risolvere questo problema? Come mai il ragazzo o la ragazza ticinese fatica ad appassionarsi per questa lingua, insegnata a partire dalla seconda media? E perché è difficile se non impossibile convincere docenti svizzero tedeschi formati ad accettare un posto di lavoro in una delle sedi scolastiche ticinesi?

Queste alcune delle domande che poniamo ai nostri ospiti:

Manuele Bertoli, responsabile del Dipartimento Educazione, cultura e sport;

Fabio Käppeli, gran consigliere PLR, primo co-firmatario di un’iniziativa; parlamentare che chiede di anticipare l’insegnamento del tedesco già alle scuole elementari;

Alberto Piatti, direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI;

Marisa Rossi, docente di tedesco al Liceo Lugano 2

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Ascolta la trasmissione.

 

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«Aperitivo elettorale» — Dibattito a La domenica del Corriere

Le misure per contenere il coronavirus impediscono assembramenti, ma pure incontri, e con i bar chiusi, addio aperitivi per tentare di ingolosire e strappare la promessa di un prezioso voto. E allora, alla vigilia del termine per presentare le liste in vista delle comunali del prossimo 18 aprile, l’aperitivo (idealmente) lo serve il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti a La domenica del Corriere alle 19 su Teleticino.

Una chiacchierata in ordine sparso con chi si candida, chi è interessato per questioni di partito e chi osserva la (sempre particolare) situazione ticinese. In studio Lorenzo Quadri, municipale di Lugano e Fabrizio Sirica, co-presidente PS. In collegamento Giorgio Fonio, vicepresidente PPD, Fabio Käppeli, parlamentare PLR e Andrea Pilotti, politologo dell’Università di Losanna.

Testo tratto da Cdt.ch

 

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