Il partito delle tasse colpisce ancora

Il partito socialista? Macché, quello ormai ha un’influenza tutto sommato limitata. Il nuovo, ma nemmeno tanto nuovo partito delle tasse ha invece la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e un peso decisamente più importante. Potrebbe quindi certamente impegnarsi maggiormente per contenere la spesa in Governo, senza arrivare in Gran Consiglio a pretendere – senza dire dove – maggiori risparmi per 20 milioni di franchi. Una richiesta che non vale la carta su cui è scritta.

Negli scorsi giorni è stato presentato l’aumento dell’imposta di circolazione che arriva proprio – guarda caso – dal dipartimento che negli ultimi anni ha assunto più personale: sono state infatti oltre 120 le nuove unità assunte al Dipartimento delle istituzioni.

Si potrebbe dire „fino a qui nulla di nuovo“, visto che un’altra volta ancora è stata intrapresa la via più facile di aumentare le tasse, se non fosse che proprio in questo periodo, due anni fa soltanto, consegnavamo le firme contro l’aumento delle imposte di circolazione. Tutti eccetto forse solo il Dipartimento delle istituzioni ricordano che quell’aumento fu poi sonoramente bocciato – nella misura non proprio irrilevante di 2 a 1 –  dalle cittadine e dai cittadini ticinesi.

La misura politicamente molto discutibile oggi agli onori della cronaca è effettivamente già stata annunciata nell’aprile 2016 insieme alla manovra di risanamento, nonostante il suo apporto contenuto. Già annunciata quindi, anche se non nella sua realizzazione di cui abbiamo appreso solo negli scorsi giorni. Tutti i cittadini che hanno acquistato un’automobile da aprile dello scorso anno fino ad oggi consapevoli dei relativi vantaggi per l’ambiente e per il portafoglio possono legettimamente sentirsi presi per i fondelli. Il motivo è semplice e sicuramente non ecologico: servono soldi e anche il più possibile, ma di tagliare sulle uscite o anche solo rinunciare a nuove assunzioni la voglia non è troppa, anzi.

Non siamo di fronte a un semplice adeguamento dei coefficienti ai nuovi standard di efficienza per il calcolo dell’imposta e l’attribuzione di bonus e malus. Si tratta piuttosto di un segnale chiaro, di un sistema che sta manifestando tutti i suoi limiti e che proprio per questo è già in fase di revisione. A maggior ragione, quindi, mal si comprende questo ennesimo aumento delle imposte di circolazione che fra pochi mesi potrebbe già essere completamente rivoluzionato, ma soprattutto proveniente da un dipartimento che potrebbe e dovrebbe sicuramente far di più sul fronte delle uscite, ricordandosi di decisioni popolari molto recenti.