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Pensare la mobilità oltre il confine

Chiunque vada a Lussemburgo vede duecentomila frontalieri parcheggiare in periferia e utilizzare i mezzi pubblici. Nel nostro caso la periferia si trova già oltre confine. Un sistema viario efficiente e integrato richiede che i progetti di agglomerato delle regioni di frontiera guardino oltre i confini nazionali, affinché il maggior numero possibile di frontalieri entri sul nostro territorio già̀ a bordo di un mezzo di trasporto pubblico, oppure ottimizzando fra loro l’occupazione dei veicoli privati (car pooling), in modo da sgravare il traffico locale. Se nel nostro Cantone si è fatto molto per potenziare e migliorare l’offerta di trasporto pubblico, è peccato che oggi vi sia ancora il vuoto al di là dei confini nazionali, fatta eccezione per le linee TILO.

Sulla base di queste considerazioni ho depositato ormai due anni or sono la mozione “Liberi di muoversi 2.0”, la quale chiedeva anzitutto di promuovere uno studio strategico sulla mobilità transfrontaliera che analizzi nella loro globalità̀ i flussi di traffico, per intervenire nei punti più critici a corto termine e considerare maggiormente la componente transfrontaliera a medio termine. Per esempio ancora non vi sono linee di bus transfrontaliere, poiché (solo) con l’Italia manca un accordo bilaterale sul trasporto dei passeggeri (cabotaggio). Un’altra richiesta era quindi quella di adoperarsi nei confronti della Confederazione e degli attori Italiani in questo senso. Ciò permetterebbe ai bus che oggi si fermano al confine di effettuare ulteriori fermate in P+R appositamente costruiti, alcuni già̀ esistenti, ma poco utilizzati.