Di più, sempre di più: quando il troppo storpia

Chi negli ultimi mesi ha seguito l’attualità nell’ambito della sanità avrà forse notato due notizie che, se poste una accanto all’altra, permettono alcune riflessioni interessanti. La prima riguarda la pubblicazione di uno studio del politecnico di Zurigo che prevede un’ennesima crescita dei costi, che supereranno nel 2018 i 10’000 franchi a testa all’anno. Con questo aumento le spese per la sanità si attesteranno al 13% del prodotto interno lordo, una quota preoccupante se paragonata al 7% del 1980. Gli autori affermano che ciò può essere in parte spiegato con l’aumento della speranza di vita. Tuttavia sono altri i fattori centrali, tra cui il progresso tecnico che, diversamente da altri settori economici, porta a maggiori costi invece che a una riduzione degli stessi. Tra gli argomenti citati vi sono poi tutti quei falsi incentivi che inducono a sprechi, con le relative conseguenze sui costi.

Sempre negli scorsi mesi i media svizzeri hanno riportato della nascita dell’associazione “Smarter medicine – Choosing Wisely Switzerland”, che mette in guardia dagli effetti di un’eccessiva assistenza sanitaria. Infatti, si stima che circa un terzo dei trattamenti effettuati siano inutili quando non addirittura dannosi! Sono della partita, oltre ad organizzazioni del settore medico, anche associazioni per la protezione dei pazienti e dei consumatori, tra cui l’ACSI. Il messaggio della nuova associazione è semplice: spesso le prestazioni oltre che onerose sono eccessive, al punto tale da creare più danni che benefici per il paziente.

Si tratta dunque di capire se e dove vi siano degli sprechi, sovradiagnosi e sovraconsumi, o se invece quei 10’000 (e oltre) franchi all’anno e per persona siano il giusto prezzo da pagare per una sanità di qualità. Osservando alcuni dati sorgono grossi interrogativi. Ad esempio, la Svizzera detiene il primato tra i Paesi OCSE per le operazioni a ginocchia, anca e schiena (le più lucrative), le quali tra il 2003 e il 2014 sono aumentate addirittura del 145%! Proprio recentemente, l’Accademia svizzera delle scienze mediche ha denunciato gli incentivi che portano medici e ospedali ad effettuare interventi alle ginocchia, anche quando questi non si giustificano per ragioni mediche. Le cifre presentate mostrano chiaramente che si tende ad operare molto di più se il paziente dispone di un’assicurazione complementare, e invece tendenzialmente di meno se il paziente ha una franchigia molto alta nell’assicurazione di base.

La ragione di queste tendenze a troppa medicina, la cui prima conseguenza è un aumento dei costi a carico del cittadino, risiede nei falsi incentivi che inducono a un sovraconsumo ingiustificato. Tanto a pagare sarà sempre comunque qualcun altro. Occorre intervenire prima che sia troppo tardi, prima che il castello crolli e con esso anche le buone prestazioni che il sistema oggi garantisce.

A questo fine è anche necessario essere aperti al cambiamento, senza tapparsi subito le orecchie di fronte a proposte quali l’aumento delle franchigie, misura volta a sensibilizzare e responsabilizzare il paziente in merito al consumo di prestazioni. Contenere l’aumento dei costi si può. La domanda è se pazienti, medici e politica siano pronti a farlo.