Quei famosi 7 franchi

L’argomentazione principale dei fautori dell’aumento delle imposte di circolazione è che la qualità del nostro ambiente migliorerà sensibilmente grazie a un contributo minimo, pari mediamente a „7 franchi“ per automobilista. È già stato dimostrato che gli ecoincentivi sono una misura poco efficace; non ci resta, dunque, che confutare la cifra in sé, quei „7 franchi“, che tanto sono stati indicati dai membri di comitato di Infovel come un piccolo sacrificio a favore di un ambiente più pulito.

Punto primo. Il dato fornito tra gli argomenti a sostegno del sì, è il seguente: „il nuovo supplemento ammonterebbe a circa l’1,5%“, e quindi, l’aumento medio sarebbe di „7 franchi“. Tuttavia, usando la logica, se fosse stato necessario solamente l’1,5% dovremmo leggere questa cifra nella modifica di legge. Perché dunque il 5%? Il rischio è che vada a finire come con le altre tasse e licenze emesse da Camorino, in cui i costi sono coperti al 108%. Vuol dire che queste entrate (indirette) extra servono unicamente ad abbellire i conti dello Stato. La stessa fine potrebbe fare questo aumento, in un periodo in cui ogni possibile entrata fa comodo. Infatti, il testo della modifica legislativa è chiaro e quel „possono essere destinate“ non vincola in alcun modo il Governo. I lettori che avessero voglia di verificare personalmente noteranno che manca anche la temporaneità, visto che a differenza dello yogurt questa modifica non ha scadenza. A parole, ovviamente, è però facile definirli „temporanei“.

L’aumento medio sarebbe quindi ben maggiore. E ancora solo di una media si tratta. Ma non è tutto: il sistema attuale prevede già degli ecoincentivi nelle stesse tasse di circolazione, tramite un sistema di bonus/malus. In questo modo, l’aumento massimo arriverebbe a diverse centinaia di franchi. Insomma, cifre non irrisorie, come invece sostenuto da molti, e che andrebbero a gravare sulle finanze di quelle persone che possiedono un’auto non recente e non dispongono del capitale di base per acquistare una nuova vettura, seppur sussidiata. Da notare, infine, che la maggior parte di chi cambia auto la prende comunque d’occasione.

Punto secondo. L’aumento dell’imposta di circolazione non deve essere decontestualizzato: occorre ricordare che il Ticino presenta una delle imposte di circolazione più elevate della Svizzera. L’aumento percentuale acquisisce quindi ancora più rilevanza, e il divario con gli altri cantoni rischia di diventare enorme.
Ciò è evidenziato dal fatto che, grazie alla già citata imposta, nelle casse del Cantone si sono accumulati oltre 5 milioni di franchi. E allora una domanda sorge spontanea: perché non usare questi fondi per sostenere degli efficaci programmi di mobilità aziendale, volti a ridurre il traffico (la vera priorità), senza chiamare ancora una volta alla cassa tutti i cittadini?
Terzo e ultimo punto. I numeri citati precedentemente hanno un’importanza tutto sommato relativa: noi ci opponiamo direi soprattutto per principio. Diversi principî. Dal mio punto di vista, un prodotto si afferma grazie alla propria capacità di attrarre compratori: è il mercato che deve giudicare il successo di un’innovazione tecnologica e selezionare le migliori, non lo stato. Quest’ultimo non deve fare il commerciante d’auto tramite, per altro, associazioni di dubbia utilità. L’aumento di questa imposta non farà altro che andare a premiare una fascia di benestanti a spese di tutti gli automobilisti, con benefici nulli per l’ambiente. Se il Governo ritiene comunque importante ciò, può trovare i soldi rivedendo la spesa pubblica. Invece di ricorrere al „tassa e spendi“ potrebbe almeno provarci, visto che basterebbe risparmiare lo 0,1%.

Alcune persone ci hanno accusato, senza cognizione di causa, di fare demagogia. Ebbene, si sbagliano: noi ci battiamo, in linea con i nostri valori, per una società liberale e per una tassazione equa. La demagogia è piuttosto quella di chi, senza tener conto del fallimento degli ecoincentivi in passato, che è li da vedere, cerca di far passare come „vantaggioso per l’ambiente“ questo aumento di imposta. E i favorevoli non mi hanno ancora spiegato perché noi tutti dovremmo finanziare a pochi la seconda auto ultraefficiente. Pochi che se ne possono già permettere non una, ma addirittura due. Io dico NO, grazie.