«Sano confronto sui temi» – Intervista

Il giovane deputato Fabio Käppeli ci parla di come si mantiene l’ordine nelle discussioni in Parlamento

Universo-Käppeli-15_01_2020

Come organizzi il tempo tra lo studio e la carriera politica?

Attualmente sto terminando gli studi in diritto all’università di Lucerna e sono deputato al Gran Consiglio; inoltre ricopro il ruolo di capogruppo del mio partito, il PLR, nel Consiglio comunale della città di Bellinzona. Trovare il giusto equilibrio per conciliare al meglio studi e vita politica non è affatto semplice, poiché sono due attività irregolari e studiare richiede determinazione e costanza. Mantenere la concentrazione non è sempre evidente quando svolgi più attività e hai tanti pensieri per la testa. Durante il semestre mi dedico un po’ di più alla politica in Ticino e sono quindi meno presente a Lucerna, cercando di non perdere troppe lezioni; trascorro invece più tempo oltre Gottardo con l’avvicinarsi della sessione di esami. Sono stato eletto in Gran Consiglio lo stesso anno che ho iniziato l’Università e ora sto terminando il master. Posso quindi dire che fino ad ora sono riuscito a organizzarmi, senza perdere di vista i miei obiettivi.

All’interno del Gran Consiglio esistono delle regole da rispettare per esprimere le proprie opinioni?

In aula le discussioni avvengono in modo strutturato: i deputati possono esporre gli argomenti a favore delle loro tesi soltanto quando il Presidente dà loro la parola. Ovviamente si auspica un atteggiamento corretto da parte di ogni membro, anche quando i dibattiti si animano divenendo molto accesi.

Ti è mai capitato di assistere a discussioni che oltrepassino i limiti del rispetto?

Ogni tanto accade, fortunatamente non troppo spesso. Alcuni deputati sono più spontanei e può succedere che si facciano trasportare dal discorso, lanciando qualche frecciatina. Comunque, terminate le discussioni nei corridoi si torna alla cordialità. È importante che il confronto rimanga sui temi, senza attaccare le persone. Mi infastidiscono molto gli attacchi nei confronti di persone che non siedono in Parlamento e che quindi non possono intervenire per difendersi. Non mi sembra corretto. A loro favore potrebbe replicare qualcuno dei presenti, ma non è scontato.

In questi casi chi interviene per placare gli animi e in che modo?

Se la discussione in aula dovesse degenerare, la legge prevede alcune possibilità di intervento: il richiamo all’ordine spetta al Presidente del Gran Consiglio, che ha pure la facoltà di allontanare coloro che perseverano nel disturbare l’ordine delle sedute o assumono un comportamento sgarbato. Esiste anche l’immunità parlamentare – cioè è escluso il perseguimento penale – limitatamente all’esercizio della funzione e per quanto riguarda la diffamazione. In questi limiti, a mio modo di vedere, essa rappresenta un aspetto positivo, al fine di potersi esprimere più liberamente ed evitare il rischio di inibire il dibattito su certi temi. L’immunità non è infatti assoluta e potrebbe anche essere tolta su decisione dello stesso Gran Consiglio. Tuttavia non ricordo che essa sia mai stata utilizzata.

 

Di Giona Segàt – L’Universo, 15 gennaio 2020