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«Quadrilinguismo elvetico e inglese» — Dibattito a 60 minuti

Lingue, multilinguismo, grado di apprendimento delle lingue nazionali in Ticino e in Svizzera, intrusione dell’inglese e resistenza delle lingue minoritarie saranno tra i temi dell’edizione di 60 minuti estate. Quale politica linguistica e quale insegnamento per garantire la comprensione e dare le migliori possibilità ai giovani ticinesi e grigionesi?

Alessia Caldelari ne parlerà con gli ospiti in studio:

  • Brigitte Jörimann, consulente per le lingue cantone Ticino
  • Fabio Käppeli, granconsigliere PLRT
  • Martin Candinas, consigliere nazionale PPD Grigioni a Berna
  • Bruno Pedreira Coelho, studente ticinese all’Università di Zurigo

e in collegamento da Ginevra:

  • Paola Ceresetti, portavoce della missione permanente svizzera all’ONU

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Guarda la trasmissione.

 

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Prossima fermata “Bellinzona”

Studiando a Lucerna i chilometri che settimanalmente percorro in treno non sono pochi. E se già oggi sono, per forza di cose, un pendolare, sempre più ticinesi lo saranno da qui a pochi anni grazie ad AlpTransit. Al più tardi dal 2020, impieghi altamente qualificati e ben remunerati a Lucerna (verso la quale i tempi di percorrenza diminuiranno di 40 minuti a partire già da dicembre), Zugo e Zurigo saranno raggiungibili tanto velocemente dalla “Sonnenstube” che molti sceglieranno di attraversare quotidianamente le Alpi.

Sono 57, come i chilometri della galleria più lunga al mondo, i milioni complessivi (di cui 24 a carico del Cantone) che si andranno a investire entro il 2020 per la realizzazione delle opere infrastrutturali prioritarie contenute nel PAB di seconda generazione, già approvato dalla Confederazione.

Nel corso dell’estate il Consiglio di Stato ha infatti licenziato il messaggio che chiede lo stanziamento del credito necessario per la realizzazione del nodo intermodale della stazione di Bellinzona. In altre parole, 25,4 mio per costruire un nuovo terminal dei bus con annessi un P+R per auto, moto e bici. Lo scopo è quello di migliorare l’attrattività e l’accessibilità alla stazione, porta d’accesso di AlpTransit, e ottimizzare le sinergie tra tutti i vettori di trasporto in vista della messa in servizio della galleria di base del Monte Ceneri nel dicembre 2020. Un passo, questo, che costituirà̀ una vera e propria rivoluzione per la mobilità del Cantone Ticino, portando gli utenti giornalieri della stazione FFS di Bellinzona dagli attuali 8’000 a 16’000 entro il 2025. La realizzazione del nodo intermodale rappresenta dunque un tassello fondamentale nella concretizzazione della Città-Ticino.

Il totem presente in stazione ci ricorda che siamo ormai al giro di boa dei 100 giorni dall’appuntamento con la storia mentre il nuovo stabile FFS verrà inaugurato il prossimo mese di ottobre. E se fin qui pensiamo di aver già visto tanto, sono più difficili da immaginare gli sviluppi e i benefici che ancora potremo vedere in futuro. La nostra regione ha la fortuna, da questo punto di vista, di essere attraversata dalla ferrovia. Ciò permetterà il progressivo sviluppo di una metropolitana a cielo aperto. Una “S-Bahn” per cui in un altro messaggio è stato chiesto il credito per la progettazione definitiva della nuova fermata di Piazza Indipendenza e per lo spostamento della fermata di S. Antonino. Nuove fermate TILO sono però ipotizzabili anche nei quartieri di San Paolo e dei Saleggi, nonché a Camorino e Claro. Detto della ferrovia, fondamentale rimarrà la simbiosi con il trasporto pubblico su gomma, il quale negli ultimi anni è già stato oggetto di importanti interventi. La differenza con la situazione precedente è abissale, ma nulla di trascendentale per chi vive la realtà della Svizzera interna. I margini di miglioramento non mancano di certo, e come visto si sta già lavorando nella giusta direzione per un Bellinzonese all’altezza del XXI secolo.

 

Articolo apparso su LaRegione.

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Regaliamo un Bellinzonese unito

A metà del prossimo anno inaugureremo Alptransit. Una vera fortuna per chi come me fa il pendolare (o quasi) tra la Svizzera interna e il Ticino, ma più in generale un’opera avveniristica per cui dobbiamo ringraziare politici lungimiranti. Oggi politici altrettanto lungimiranti, tutt’altro che semplici “amministratori locali”, propongono un progetto di aggregazione fondamentale per il Bellinzonese. Un progetto partito dai comuni della cintura e costruito insieme, non la solita aggregazione. Lo stesso spirito aggregativo ha già favorito anche l’atteso potenziamento del trasporto pubblico nella nostra regione.

Opere come Alptransit racchiudono molte opportunità ma anche dei rischi, per questo necessitiamo un’entità comunale sufficientemente forte e credibile per trattare con il cantone e la confederazione.

Il nostro Paese evolve, le sfide si moltiplicano e nessuno ci aspetta: farsi valere, o perlomeno farsi ascoltare, sarà quindi sempre più difficile. In questo contesto stare fermi è sinonimo di regressione.

Un esempio fra tutti riguarda proprio AlpTransit e la circonvallazione del Bellinzonese così come prevista inizialmente: se saremo uniti avremo molte più possibilità di vederla realizzata.

Le fondamenta per un futuro più solido e razionale vanno poste anzitutto nell’interesse delle future generazioni. Oggi ogni Comune pianifica il proprio territorio, con la propria zona residenziale e quella industriale. Manca però una visione d’insieme per una regione in cui da anni non si riconoscono più nemmeno i confini. Lo spazio non è infinito e se vogliamo preservare le aree verdi questa aggregazione è meglio di 100 referendum.

Alcuni potrebbero pensare alla “calla neve” che ora libera le strade del loro comune in poche ore e temere che dopo passerà più tardi. Ma io sogno un nuovo comune che riesca a cogliere le opportunità che ci riserverà il futuro, riuscendo a esprimere tutto il potenziale della nostra regione. Infatti, non si può essere progettuali con 17 municipi e altrettanti legislativi da cui deve passare ogni decisione e ogni problema, sicuramente non diverso che negli altri comuni. Per non parlare delle 1’470 cariche pubbliche che rappresentano solo uno degli sperperi che possiamo evitare attraverso una razionalizzazione delle risorse. Bisogna inoltre analizzare l’aggregazione con un approccio olistico: i 17 comuni oggi possono permettersi investimenti netti per quasi 20 milioni, mentre per il nuovo comune sarebbero ben il 25% in più, e questo semplicemente unendoci in un’unica entità.

Sogno un nuovo comune che con responsabilità e dignità potrà anche invertire la preoccupante tendenza che vede i contributi di livellamento aumentare a vista d’occhio. Non è responsabile dipendere da questi contributi, i quali per i comuni che non si aggregano non sono nemmeno garantiti.

Finora la nostra regione è rimasta ferma al palo. Il 18 ottobre ognuno può continuare a guardare il proprio campanile, facendo finta di non sapere che tanto la Sagrada Familia si trova altrove, oppure possiamo garantirci un futuro condividendo finalmente fino in fondo sogni e preoccupazioni di un destino che è già comune. Non manchiamo questo appuntamento con la storia; possiamo limitarci ad avere 17 amministrazioni comunali oppure iniziare a progettare insieme la nostra Sagrada Familia. Ma non facciamolo per noi: è il nostro regalo alle future generazioni.

 

Articolo apparso su LaRegione.

 

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2016: apertura della galleria ferroviaria Alptransit. Il Ticino c’è!

I Giovani Liberali Radicali Ticinesi si felicitano per l’approvazione della mozione “2016: apertura della galleria ferroviaria Alptransit. Il Ticino c’è!”, presentata dai deputati GLRT in Gran Consiglio Paolo Pagnamenta, Samuele Cavadini, Giacomo Garzoli e Stefano Steiger del dicembre 2011 e accolta in Gran Consiglio nel corso della seduta odierna.

In particolare la mozione chiedeva di insistere maggiormente a livello scolastico e formativo lo studio delle lingue nazionali, di sensibilizzare circa l’importanza del loro apprendimento al fine di possedere un adeguato bagaglio di conoscenze linguistiche e culturali nel proprio settore professionale, nonché di promuovere, ad esempio, lo scambio di corsi di formazione professionale con altri cantoni, l’organizzazione di corsi di materie nelle lingue nazionali oppure sussidiando corsi intensivi all’estero durante le vacanze dello studente.

Nel chiedere questo non si dimenticava la lingua inglese, veicolo di relazioni divenuto ormai universale, ma, nel frattempo – e non può che dispiacerci – dobbiamo costatare che si è già andati nella direzione opposta, riducendo la dotazione oraria di questa materia di mezz’ora alla settimana nel terzo anno di scuola media, a favore del ripristino dell’intera ora di classe settimanale (precedentemente ridotta della metà).

Le conoscenze linguistiche rappresentano già oggi il miglior atout dei giovani ticinesi nel nostro paese. Tuttavia questa caratteristica è applicabile principalmente agli studenti che giocoforza, ma con tutti i vantaggi del caso, si trasferiscono Oltralpe per proseguire gli studi universitari. Quello che ci preme oggi è evidenziare come in realtà anche i giovani già attivi professionalmente necessiterebbero maggiori competenze linguistiche. Si può sempre e sicuramente fare di più per le lingue e, quel che si fa, farlo meglio.

Il cambiamento che Alptransit porterà con sé deve costituire un’opportunità anche per questi giovani. Sebbene già oggi conoscere il tedesco o alternativamente il francese (lingua a noi più affine e che presenta minori difficoltà di apprendimento), sia di fondamentale importanza per vivere e lavorare in Svizzera, è opportuno ricordare che ci troveremo a un’ora e mezza dalla principale piazza finanziaria elvetica.

Proprio recentemente anche la Sessione federale dei Giovani ha approvato con una maggioranza schiacciante una proposta a favore del plurilinguismo proveniente da un gruppo ticinese, la quale tra le altre cose chiedeva che: a) Le scuole post-obbligatorie dovrebbero fornire la possibilità di scegliere un curriculum di studio con maturità bilingue. b) Nella scuola dell’obbligo alcune materie, come ad esempio l’educazione fisica o le arti, saranno insegnate in un’altra lingua nazionale scelta dal Cantone. c) Nelle scuole post-obbligatorie, dovrebbe essere garantita e promossa la possibilità di svolgere una parte della formazione in una diversa regione linguistica svizzera.

Non capiamo come l’onorevole Crivelli Barella e i suoi colleghi Cavalli, Lepori e Malacrida, firmatari del rapporto di minoranza, abbiano potuto affermare che “è dalla conoscenza dell’italiano e da buone competenze nel saper leggere la realtà (…) e nel sapersi destreggiare in situazioni differenti dal nostro piccolo mondo che i giovani potranno cavarsela”, affermazione che sembra far a pugni con la realtà quotidiana della concorrenza frontaliera… Come si può immaginare che un giovane possa far fronte alle sfide della nostra società globalizzata con la sola conoscenza della lingua italiana?

Forse hanno ragione anche loro quando affermano che “bisognerebbe puntare su materie quali la storia e la civica”. Effettivamente la civica ora come ora è scarsamente considerata e GLRT si è sempre battuta per una sua rivalutazione, ma almeno avrebbero capito che il plurilinguismo è una delle ricchezze più grandi per la nostra nazione. Non sono parole che abbiamo buttato al vento, bensì il frutto dell’esperienza dell’anno presidenziale al Consiglio degli Stati di Filippo Lombardi.

Senza pretendere di rivoluzionare l’insegnamento nei differenti ordini di scuole, riteniamo si possano valutare, specialmente nell’ambito dell’insegnamento professionale, modalità di insegnamento più intensive così come l’insegnamento di alcune materie, già a partire dalla scuola dell’obbligo, in un’altra lingua nazionale.

Auspichiamo inoltre che siano incentivate quanto prima la pratica degli “stage” in altri Cantoni e gli altri tipi di scambi linguistici.

Invitiamo quindi il Consiglio di Stato a elaborare in tempi brevi un progetto in tal senso, nella speranza di vedere degli effettivi miglioramenti almeno per l’apertura della galleria di base del Ceneri.