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Un nuovo impulso all’estensione della rete 5G

Il consumo di dati nella quarta rivoluzione industriale è ormai oltre 120 volte quello di soli 10 anni fa. Ad esempio nel 2019 il volume di dati sulla rete mobile è salito a 141’000 Gbit al giorno, vale a dire il 29% in più rispetto all’anno precedente, mentre la capacità della rete stenta a tenere il passo e nello stesso anno è cresciuta solo del 5%.

Senza uno sviluppo più convinto della rete incombe la minaccia di una congestione del traffico di dati già nei prossimi anni, e per garantire un’elevata larghezza di banda in modo diffuso sul territorio il 5G risulta essere imprescindibile. Purtroppo quest’espansione è ancora bloccata, ed è soprattutto chiaro che il nostro Cantone non sarà in prima fila in questo sviluppo.

Tuttavia la scorsa settimana è arrivato un nuovo impulso all’estensione della rete 5G. L’Ufficio federale dell’ambiente ha infatti pubblicato un documento volto a chiarire come calcolare le radiazioni emesse dalle antenne destinate alla tecnologia 5G nel rispetto della protezione della popolazione. Si tratta da un lato di uno strumento necessario per rassicurare la popolazione, che dall’altro costituisce però anche una vera e propria pietra miliare nel processo di digitalizzazione.

Sappiamo che per sfruttare appieno la nuova tecnologia occorrono antenne di ultima generazione di tipo adattativo, un sistema che ottimizza la trasmissione convogliandola là dove effettivamente richiesta dai dispositivi mobili. Fino ad oggi mancava uno strumento per misurare la quantità di radiazioni emesse da questo tipo di antenne, che funzionando in modo differente da quelle utilizzate in precedenza richiede un adattamento del metodo di calcolo.

L’autorità federale ha dunque precisato le norme per tali misurazioni, fornendo uno strumento unico per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di nuovi impianti o al potenziamento di quelli esistenti. Grazie a condizioni finalmente chiare Cantone e Comuni potranno misurare con precisione il rispetto dei valori limite, che non cambiano, oltre a monitorarne il funzionamento una volta attive.

Ora si potranno quindi sbloccare le numerose procedure pendenti, le quali dovranno riprendere il loro corso a ritmo sostenuto verso la digitalizzazione del Paese, a beneficio di tutta l’economia e la popolazione.

 

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Atti parlamentari

L’arti e mestieri nel nuovo quartiere Officine a Bellinzona – Mozione

A Bellinzona le riflessioni sui futuri contenuti del comparto Officine sono in corso da tempo. Più di recente è arrivata la proposta di Matteo Mozzini, vicedirettore del Centro professionale tecnico (CPT) comprendente la Scuola d’arti e mestieri (SAM), la Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) e la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST), di spostare nel nuovo quartiere Officine l’istituto attualmente situato nel comparto di via Tatti.

Nel nuovo quartiere Officine è prevista la sede ticinese dello Swiss Innovation Park e del Tecnopolo Ticino, un luogo privilegiato in cui far collaborare tra loro aziende, ricerca privata e pubblica e formazione. Non sorprende quindi che la SUPSI abbia da tempo manifestato il proprio interesse per il progetto, vista la sua specificità formativa e di ricerca in ambito tecnologico, e considerata pure la carenza di spazi nel nuovo Campus di Viganello che impone la ricerca di nuovi luoghi in cui sviluppare la propria attività.

Una simile prospettiva offre l’opportunità di creare, accanto al parco dell’innovazione, un autentico polo formativo in ambito tecnologico, integrando nel progetto anche un caposaldo storico della formazione tecnica del nostro Cantone: la Scuola d’arti e mestieri di Bellinzona, il cui percorso formativo potrebbe essere così ulteriormente valorizzato. La vocazione di questa scuola è quella di fornire un’estesa e approfondita formazione tecnica, scientifica e umanistica ai propri studenti, garantendo al Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI e alla stessa SSST, con i quali condivide i settori d’attività della meccanica, dell’elettronica e della produzione industriale, un bacino privilegiato cui attingere gli ingegneri del futuro

Non occorre una particolare conoscenza o analisi dell’ambito formativo per comprendere gli innumerevoli vantaggi che scaturirebbero da una convergenza dei due istituti scolastici così profondamente legati e interdipendenti tra loro. Un avvicinamento fisico di queste due eccellenze formative permetterebbe una collaborazione più stretta ed efficace nell’ambito delle aree disciplinari di comune interesse, condividendo e sfruttando al meglio le risorse umane, logistiche e finanziarie a disposizione.

Così facendo gli studenti dell’arti e mestieri e della SUPSI potrebbero collaborare su progetti innovativi, realizzando nei laboratori della formazione di base ciò che viene immaginato e sviluppato nella formazione superiore o nelle aziende presenti sullo stesso sedime. Il transfer di conoscenze, così come l’aggiornamento tecnologico, sarebbero assicurati dalla condivisione del capitale umano, ovvero da quei tecnici e ingegneri che a seconda delle necessità vestirebbero i panni di ricercatore, docente di teoria o insegnante di attività pratica.

Interpellato sul tema, il direttore della SUPSI Franco Gervasoni ha anzitutto confermato la necessità di ulteriori spazi, ritenuto che il nuovo Campus è già tutto occupato tanto da aver dovuto prendere in affitto altri quattro piani in un vicino stabile. Ha pure dichiarato che è da salutare positivamente ogni collaborazione fra le scuole professionali e la SUPSI in tutti gli ambiti, precisando che questa deve avvenire indipendentemente dalla prossimità logistica, nell’interesse degli studenti e di tutto il sistema formativo: “la vicinanza logistica favorisce indubbiamente la collaborazione, perciò ben vengano proposte in tal senso. Tuttavia la collaborazione c’è e si rafforza se lo si vuole veramente”.

Riguardo il quartiere Officine Gervasoni ha confermato che la SUPSI ha trasmesso le proprie valutazioni al Cantone, aggiungendo che “vediamo la possibilità di sviluppare a Bellinzona alcune nostre attività, prospettando una sinergia con gli ambiti di attività del Parco svizzero dell’innovazione a noi più vicini, quello della ricerca in primis. Si potrebbero integrare i laboratori gestiti da nostri istituti e i centri di competenza interessati a insediarsi”.

Ma i vantaggi della proposta andrebbero oltre la logica puramente formativa, perché lo spostamento dell’arti e mestieri nel nuovo quartiere delle Officine libererebbe degli spazi molto interessanti per i servizi del cantone. In effetti, l’attuale sede della Scuola si trova inserita nel comparto Tatti che il semi-svincolo autostradale trasformerà nella Porta di Bellinzona.

Si potrebbero così creare due comparti ben definiti: quello Tatti, votato all’amministrazione cantonale e ai servizi di importanza regionale, razionalmente ubicato alle porte della capitale per essere facilmente e rapidamente raggiungibile dalla cittadinanza; quello Officine, incentrato sull’innovazione e la tecnologia, la cui valenza sovra-cantonale lo situa logicamente a ridosso della stazione ferroviaria, ottimamente collegata al resto della Svizzera. Inoltre, in questo modo si manterrebbe ancor di più la destinazione del comparto legata alla tecnica e all’innovazione, presente sin da quando le Ferrovie federali insediarono in quell’area le Officine.

Le autorità cantonali e comunali si sono sin qui dimostrate abili e lungimiranti nel portare a Bellinzona una sede del Parco dell’innovazione e saranno altrettanto capaci e avvedute nel garantire gli spazi necessari al suo sviluppo futuro e definire le attività pertinenti da affiancargli. In questo senso, e a ben guardare, occorre puntare su innovazione e tecnologia trasferendo nel quartiere Officine la scuola professionale attiva in questo ambito, piuttosto di inserirvi stabili amministrativi (siano cantonali o comunali) che potrebbero invece trovare spazio proprio nel sedime oggi occupato dal CPT, all’interno di un comparto a chiara vocazione amministrativa.

 

Alla luce di queste considerazioni, con la presente mozione si chiede al Consiglio di Stato di programmare il raggruppamento di attività formative a carattere tecnologico attorno allo Swiss Innovation Park e al Tecnopolo Ticino, pianificando nel nuovo Quartiere Officine:

  • il trasferimento del Centro professionale tecnico di Bellinzona,
  • l’espansione del Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI.

 

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Interviste

«Due chiacchiere con Fabio Käppeli» – Intervista a distanza

“La crisi del Covid-19 ha evidenziato l’importanza della digitalizzazione. Ne parliamo in queste “Due chiacchiere” con il granconsigliere PLRT Fabio Käppeli. Tra scuola, amministrazione pubblica e investimenti strutturali.”

 

 

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«A tutta scuola» – Faccia a faccia a La Domenica del Corriere

Ospiti in studio: Manuele Bertoli, direttore DECS e Fabio Käppeli, parlamentare PLR

 

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Atti parlamentari

Orari di apertura prolungati per studiare nelle Biblioteche cantonali – Mozione

  1. PREMESSA

La Carta delle biblioteche svizzere (2010) sostiene che “nella società dell’informazione le biblioteche svolgono un ruolo di primaria importanza, al fine di rendere accessibili alle differenti fasce di utenti le informazioni in tutte le loro forme di pubblicazione; provvedere, mediante la loro messa in rete, all’approvvigionamento bibliotecario di base dell’intera popolazione; mettere a disposizione in modo capillare le risorse elettroniche di informazione; contribuire a superare il ritardo nella fruizione del digitale; conservare nel tempo il sapere e il patrimonio culturale”.

Nelle strutture cantonali, oltre agli utenti che usufruiscono del servizio di prestiti offerto dal Sistema Bibliotecario Ticinese, spesso e volentieri vi si recano studenti liceali, della Scuola Cantonale di Commercio e una folta schiera di universitari ticinesi che frequentano gli atenei d’Oltralpe che si ritrovano per portarsi avanti con ricerche, tesi di vario tipo, per preparare gli esami o semplicemente ripassare. A mente dei firmatari le biblioteche sono da considerare come delle vere e proprie “case della cultura e dello studio”, per cui il nostro Cantone non fa eccezione.

 

  1. ISTORIATO

Con mozione del 12 marzo 2012 il deputato Paolo Pagnamenta e cofirmatari chiedevano al Consiglio di Stato di intraprendere delle misure concrete al fine di rendere gli orari d’apertura delle biblioteche cantonali più flessibili. Già sette anni fa si metteva in risalto come “gli orari di apertura delle biblioteche cantonali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio non soddisfano sufficientemente le esigenze degli utenti, in particolare degli studenti, per i quali questi istituti non rappresentano soltanto un luogo di consultazione e prestito di libri, ma anche un ritrovo dedicato allo studio ed alla riflessione”.[1]

Nella risposta del Consiglio di Stato, lo stesso Governo affermava che gli orari di apertura delle quattro biblioteche cantonali sono disomogenei e andranno armonizzati.[2]A distanza di sette anni abbiamo notato un’armonizzazione sull’arco dell’anno scolastico, ma soprattutto un incredibile miglioramento a Mendrisio grazie all’apertura de La Filanda, che ha aumentato la fruibilità di questa Biblioteca cantonale di ben 49 ore.

Nella tabella seguente vengono presi in considerazione gli orari d’apertura attuali delle quattro biblioteche cantonali.

 

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
Bellinzona (58 ore) 9-21 8.30-19 8.30-19 8.30-19 8.30-19 9-13 chiuso + 14 ore
Locarno (44 ore) chiuso 9-19 9-19 9-19 9-19 9-13 chiuso + 12 ore
Lugano (50.5 ore) 13-18.30 9-18.30 9-18.30 9-18.30 9-18.30 9-16 chiuso =
Mendrisio (84 ore) 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 + 49 ore

Riteniamo però che per quanto riguarda il fine settimana, giorni in cui la maggior parte di studenti universitari rientra in Ticino, si possa e si debba fare di più, nell’interesse dei giovani stessi ma anche – non meno importante – per permettere loro di rientrare in Ticino. Ciò contribuirebbe infatti a mantenere un legame forte con il proprio Cantone in vista di un futuro rientro, con lo scopo di ridurre la fuga dei cerveli che non tornano più del tutto.

 

  1. LIBERO ACCESSO NEL FINE SETTIMANA

La situazione di Mendrisio mostra una chiara volontà di andare incontro alle esigenze della popolazione, permettendo a studenti e utenti del sistema bibliotecario ticinese di accedere anche la domenica, e pure con una fascia di apertura adeguata. Sarebbe chiaramente auspicabile che simili condizioni vengano estese a tutto il Cantone.

Già nel 2012 per quanto riguarda il libero accesso alla domenica, l’esecutivo cantonale affermava che “è impensabile aprire una biblioteca senza la presenza di personale formato, capace di consigliare l’utenza, conoscitore di quanto la biblioteca può offrire, come è impensabile aprire una biblioteca escludendo il prestito”.[3]

In Svizzera interna oltre ad essere stato pensato già diversi decenni fa ciò non crea il minimo problema, e l’accesso domenicale è permesso con regole differenti: ad esempio lasciando accedere alle sale della biblioteca solo chi è in possesso della carta studenti (nel caso di alcuni atenei) senza fornire alcun servizio di prestito o informazioni specialistiche, assistenza alla ricerca o supporto in caso di problemi con le attrezzature (questo anche per quanto riguarda biblioteche non universitarie).

Ancora recentemente in un’intervista apparsa sul Corriere del Ticino di sabato 13 luglio 2019, il direttore delle Biblioteche cantonali Stefano Vassere evidenziava come la mancanza di personale incida pesantemente sulla disponibilità degli orari di apertura. Tuttavia, se il concetto di biblioteca fosse ampliato a “casa della cultura e dello studio” ci accorgeremmo che la maggior disponibilità di spazi delle biblioteche potrebbe esulare dalla presenza di personale altamente qualificato, soddisfando le esigenze di entrambe le parti coinvolte, studenti e impiegati, e contenendo pure notevolmente i costi.

 

  1. ORARI D’APERTURA DURANTE LE VACANZE SCOLASTICHE

Nel medesimo articolo venivano inoltre segnalate delle chiusure, anche prolungate, definite piuttosto frustranti per chi necessita di accedervi per fare ricerca, preparare dei lavori accademici oppure per semplice interesse personale.

La situazione della Biblioteca cantonale di Bellinzona necessita anche particolare attenzione; come riportato dal Corriere del Ticino “la biblioteca cade vittima di orari a volte scomodi e chiusure frustranti che contrastano questo principio [il libero accesso] fondante. Da sempre gli orari dipendono dal personale, che costituisce una lotta infinita, e questo in parte è la causa delle ore di lavoro particolari. Il prestito e l’apertura della sala consultazione e della piazza non coincidono; il primo apre alle 10 fino alle 19 dal martedì al venerdì e soltanto alle 17 il lunedì, che corrisponde anche con l’apertura delle sale al secondo e terzo piano, limitando enormemente gli spazi per lo studio.[4]

Riteniamo quindi che una riflessione in tal senso sia opportuna al fine di permettere una maggiore flessibilità degli orari di apertura e chiusura delle biblioteche cantonali.

 

Fatte queste considerazioni, i sottoscritti firmatari chiedono al Consiglio di Stato di:

  1. Estendere durante tutto l’anno scolastico gli orari di apertura nel fine settimana, con un’apertura ragionevole il sabato e la domenica, sull’esempio di Mendrisio;
  2. Estendere gli orari di apertura degli spazi di studio nelle biblioteche cantonali anche durante la settimana nel periodo di preparazione agli esami universitari (dicembre e gennaio rispettivamente maggio e giugno);
  3. Prevedere degli orari d’apertura più flessibili durante le vacanze scolastiche, in particolare quelle estive;
  4. Elaborare un programma di volontariato con lo scopo di garantire un libero accesso agli spazi di studio delle biblioteche cantonali.

 

[1] Mozione 887.

[2] Messaggio 6701, p. 3.

[3] Messaggio 6701, p. 4.

[4] Corriere del Ticino, 13 luglio 2019, p. 10.

 

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Atti parlamentari

Facciamo il… punto 5G! – Interrogazione

Molti Paesi hanno riconosciuto l’importanza della tecnologia 5G come motore di innovazione. L’introduzione è in pieno svolgimento all’estero. Sfortunatamente, la Svizzera è in ritardo. Un recente studio ha indicato come unicamente nel nostro Paese, fino al 2030, il 5G permetterà la creazione di 137 mila impieghi e un aumento del valore della produzione annua fino a 42,4 miliardi di franchi.

Molti paesi hanno riconosciuto l’importanza della tecnologia 5G come motore di innovazione. L’introduzione è in pieno svolgimento all’estero. Sfortunatamente, la Svizzera è in ritardo. Un recente studio ha indicato come unicamente nel nostro Paese, fino al 2030, il 5G permetterà la creazione di 137 mila impieghi e un aumento del valore della produzione annua fino a 42,4 miliardi di franchi. Secondo lo studio promosso dall’Associazione svizzera delle telecomunicazioni (asut) si attendono anche degli impulsi importanti nei settori della mobilità e dell’energia, ma non solo.

Grazie al 5G si aprono nuove opportunità. Per la società in cui viviamo. Per l’economia. Per tutta la Svizzera. Per il PLR è importante avere delle visioni a medio-lungo termine: il progresso è la linfa naturale che ha portato il nostro Paese ad essere i modello di successo che oggi conosciamo.

Il campo d’applicazione potenziale del 5G, la tecnologia di telefonia mobile ad alta velocità, è enorme e copre una vasta gamma di ambiti: mobilità, turismo, sanità, formazione o vendita al dettaglio, solo per citarne alcuni. I volumi di dati gestibili si moltiplicheranno, mentre i tempi di latenza diminuiranno drasticamente. Inoltre, una rete nazionale 5G crea possibilità completamente nuove per un approvvigionamento qualitativo nelle zone periferiche. Ad esempio, le operazioni di salvataggio sono un’applicazione importante: grazie al 5G, una diagnosi dettagliata può essere effettuata in loco o durante il trasporto di emergenza e le condizioni del paziente possono essere monitorate in tempo reale dall’ospedale. Questo può far risparmiare molto tempo, specialmente in caso di incidenti gravi, infarti o ictus nelle zone periferiche.

La Commissione federale delle comunicazioni ha quindi recentemente attribuito agli operatori Swisscom, Salt e Sunrise le nuove frequenze di telefonia mobile 5G. Le nuove frequenze costituiscono le basi per lo sviluppo del 5G e sono state attribuite per 15 anni, in modo da consentire lo sviluppo delle reti a lungo termine.

In alcuni cantoni si è tuttavia reagito con scetticismo: Vaud, Giura e Ginevra hanno deciso di congelare i dossier relativi alle antenne 5G. Prossimamente la questione sarà discussa anche dai parlamenti cantonali di Berna, San Gallo e Svitto. E anche in Ticino vi è stato un verso conservatore: a chiedere una moratoria per le antenne 5G in Ticino è una mozione del PPD. Da quanto ci risulta, le moratorie cantonali sono illecite: in base alla legge, in questo ambito la competenza legislativa globale è della Confederazione.

La digitalizzazione è impensabile senza un’efficiente infrastruttura di telefonia mobile. Per tenere il passo con lo sviluppo tecnologico e sfruttare il potenziale della digitalizzazione, l’introduzione della tecnologia 5G in Svizzera è quindi fondamentale.

Allo scopo di valutare e dare una risposta alle possibili preoccupazioni dei cittadini, con la presente sottoponiamo le seguenti domande al lodevole Consiglio di Stato:

  1. Condivide che la competenza legislativa globale è di responsabilità della Confederazione? Qual è quindi il margine di manovra del Canton Ticino?
  2. Come intende muoversi per rassicurare la popolazione su presunti e quantomeno irrazionali spauracchi promossi sia internazionalmente che sul nostro territorio?
  3. Come valuta il potenziale della tecnologia 5G, la tecnologia di telefonia mobile ad alta velocità? Dove si intravvedono potenziali campi d’applicazione della nuova tecnologia nel nostro Cantone?
  4. Ritiene che la tecnologia 5G sia complementare alla posa della fibra ottica? Quali sono le risultanze dei lavori relativi al Piano strategico per la banda ultralarga in Ticino?

Per il Gruppo PLR in Gran Consiglio

 

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«Sì o no alla tecnologia 5G?» – Faccia a faccia a Il Quotidiano

 

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Nel futuro che ci piace, il tecnopolo!

Tra gli obiettivi strategici del Cantone vi è la creazione di un polo tecnologico per istituti di ricerca di punta e l’industria privata, in cui realizzare prodotti e invenzioni all’avanguardia all’interno della rete del parco nazionale dell’innovazione.

La stretta collaborazione fra il mondo imprenditoriale e la ricerca non potrà che favorire lo sviluppo economico, poiché apertura e competività portano innovazione. L’economia del nostro Cantone è diversificata ed il mondo accademico consolidato: abbiamo quindi la possibilità di fare un salto di qualità importante, sviluppando direttamente l’innovazione.

Nell’ecosistema di un tecnopolo laboratori, centri di ricerca e uffici trovano spazio sotto lo stesso tetto: l’accesso ai vari servizi utili e alle opportunità di finanziamento ne risulta dunque agevolato. I settori principali saranno quelli delle tecnologie dell’informazione (intelligenza artificiale, sviluppo di software e di droni), delle scienze della vita (laboratori di ricerca sulla biomedicina e spazi per la prototipizzazione e la produzione) e della meccatronica ed elettronica (laboratori di caratterizzazione di materiali e di geologia, metrologia ed ingegneria).

Nel complesso si tratta di un passo che collegherà il Ticino a nuovi livelli e palcoscenici, proiettandolo in una nuova era esattamente come fece la Gotthardbahn verso la fine del 1800. Decisamente il futuro che ci piace!

 

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Con l’e-voting il Ticino guarda avanti

Presto vedremo il voto elettronico anche in Ticino? Forse non così presto come la recente decisione del Gran Consiglio potrebbe far pensare o sperare, ma il primo passo è stato fatto. Grazie all’emendamento del Gruppo PLR spinto dai Giovani Liberali Radicali Ticinesi – che da anni seguono questo tema – si è infatti approvata la base legale affinché possa aver luogo una sperimentazione.

Il Consiglio di Stato dovrà ora presentare un messaggio per implementare questa innovazione. Si tratta di una modalità di voto che da oltre 15 anni da buona prova e agevola il voto in oltre una decina cantoni, permettendo di esercitare i propri diritti politici in pochi “click”. Tra i principali vantaggi oltre alla facilità e alla sicurezza del conteggio (talvolta messo in discussione) si rende davvero possibile il voto di chi si trova all’estero. Non è infatti raro che diverse centinaia di buste arrivino ai Comuni solo a votazioni archiviate.

La digitalizzazione sta avanzando a ritmo sostenuto. Certo, il diritto di voto è qualcosa di grande valore e delicato, bisogna quindi procedere con le dovute garanzie, ma è importante rimanere un Cantone innovativo anche in questo ambito.

L’introduzione di una nuova possibilità di voto non cambia quelle già in uso, che chiaramente rimarranno a disposizione, ma che pure non sono esenti da rischi. È curioso osservare come gran parte delle critiche sentite durante il dibattito parlamentare siano le medesime già sentite al momento di introdurre il voto per corrispondenza, eppure questo strumento è oggi apprezzato dalla quasi totalità dei votanti.

 

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La sfida del “lifelong learning” di fronte alla 4a rivoluzione industriale

L’innovazione tecnologica richiede un aggiornamento delle competenze richieste nel mondo del lavoro al giorno d’oggi e sta trasformando radicalmente l’istruzione. L’elaborazione di un sistema d’educazione adeguato alle esigenze attuali e future richiede non solo dei programmi di studio adeguati al secolo in cui viviamo, affinché le competenze di base quali quelle linguistiche, la risoluzione di problemi complessi, il pensiero critico, la creatività, la collaborazione e l’alfabetizzazione digitale siano o continuino ad essere acquisite, ma soprattutto la costruzione di solide basi per una vita di adattamento in cui continuare a sviluppare nuove capacità.

Queste competenze sono sviluppate idealmente fin dall’inizio del percorso educativo e in tutta la scuola dell’obbligo, per essere poi affinate nelle scuole di livello secondario, nelle università e nelle scuole universitarie professionali, così come con l’apprendimento permanente lungo tutto l’arco della vita.

Il cosiddetto “lifelong learning” è un processo individuale che mira all’acquisizione di competenze e che comporta un cambiamento relativamente stabile nel tempo. Inizia ancor prima della scuola e si prolunga fin dopo il pensionamento con lo scopo di migliorare o sostituire un apprendimento non più adeguato rispetto ai nuovi bisogni sociali o lavorativi, in campo professionale o personale. Tornare alla concezione precedente per cui il percorso educativo terminava generalmente in una fase relativamente iniziale della vita non è più immaginabile poiché andrebbe a scapito della produttività dei lavoratori e di tutta l’economia.

Con la digitalizzazione vi è una crescente necessità di apprendimento permanente, a tutte le età, sia all’interno che all’esterno delle scuole. “Lifelong learning” significa quindi una sfida continua per l’individuo in primis, che le istituzioni e gli enti universitari devono continuare ad offrire e, soprattutto, mantenere attuale per consentire alle persone di essere abbastanza flessibili per adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro.