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«Forza 4» – La Domenica del Corriere in 30 minuti

Temi seconda parte: Educazione sessuale e sicurezza

Ospiti: Maurizio Agustoni (PPD), Michele Guerra (Lega), Fabio Käppeli (PLR), Siro Petruzzella (MPS).

Testo tratto da Teleticino.ch.

 

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«Votazioni» — Ospite a Linea Rossa

Fra due settimane siamo chiamati alle urne, è quindi l’occasione giusta per parlare del rapporto dei giovani con la politica. Infatti solo un terzo dei giovani svizzeri esercita il proprio diritto di voto.

Ma la colpa è unicamente dei giovani? Quali le cause di questo disinteresse? Cosa sì può fare per avvicinare le nuove generazioni al voto?

Per rispondere a queste domande Mikel ha incontrato Lara Tarantolo, portavoce di easyvote, che dal 2007 si impegna ad aumentare la partecipazione giovanile al voto.

Ospite in studio Fabio Käppeli, giovanissimo politico, membro del Gran Consiglio.

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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“Giovani volti per una nuova Bellinzona” — Intervista

Come ti chiami? Quanti anni hai? E cosa fai nella vita?

Mi chiamo Fabio Käppeli e ho 22 anni. La mia vita si divide fra Bellinzona e Lucerna, dove studio diritto, visti i numerosi impegni legati all’attività in Gran Consiglio.

Com’è nata la tua passione per la politica? Cosa ti ha spinto a candidarti? Ti ha affascinato il progetto della nuova Bellinzona?

Lewis Carroll ha detto che “uno dei più grandi segreti della vita è che quello che vale veramente la pena di fare è quello che facciamo per gli altri”. La passione per la “cosa pubblica” è nata tra i banchi di scuola, dove oltre a rappresentare e organizzare attività per tutti gli studenti ho cominciato a difendere la mia opinione e i miei ideali. La mia prima raccolta firme è avvenuta in quarta media quando con il Consiglio degli allievi sono stato primo firmatario di una petizione che con oltre 600 sottoscrizioni chiedeva uno studio di fattibilità per valutare l’installazione di pannelli solari sul tetto della scuola.

Ora noi Bellinzonesi ci stiamo affacciando sulla nascita di un nuovo Comune: una sfida stimolante che sono pronto a cogliere con coraggio e motivazione. Alla Nuova Bellinzona saranno richieste visioni, concretezza e voglia di collaborare. Tre elementi che uniscono la passione che custodisco per il nostro Cantone e il nostro nuovo Comune. Eccomi pronto a mettermi di nuovo in gioco. Per ogni Bellinzonese!

Come pensi di comunicare con i tuoi potenziali elettori in un territorio che ora è più vasto?

La digitalizzazione e i social sono certamente d’aiuto, come pure gli articoli sui giornali. Però, ed è la cosa più bella in una campagna elettorale, il contatto umano rimane fondamentale e bisogna quindi consumare la suola delle scarpe.

Giovani nuovi politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Dalla mia esperienza in Gran Consiglio dico che la collaborazione è ottima, dipende dalle persone e non dall’età. La prospettiva con cui si vedono le cose è inevitabilmente diversa, averne molte è una ricchezza, motivo per cui ci vuole il giusto mix. Come giovani abbiamo poi molto da imparare ed è positivo poter avere dei punti di riferimento cui “rubare” pillole di esperienza.

Come conciliare la tua attività scolastica o lavorativa con il tuo possibile incarico politico?

Sono già spesso a Bellinzona e partecipare quindi non sarà un problema o tornerei comunque volentieri anche per adempiere il ruolo di Consigliere Comunale, e AlpTransit mi sarà anche in questo caso di grande aiuto! Tuttavia non sottovaluto di certo l’impegno: dovrei valutare, ma eventualmente posso ridurre le commissioni in cui sono attivo in seno al legislativo cantonale.

Qual è il problema più grande della Nuova Bellinzona secondo te? Quali sono le sfide che la attendono?

C’è una nuova realtà da costruire e all’inizio certamente non sarà facile. Bisogna rispettare e valorizzare le specificità locali e mirare al bene comune: è questa la missione della politica comunale.

Cito sei sfide a mio avviso molto importanti:

  • Prossimità: attenzione ai bisogni dei cittadini di ogni quartiere;
  • Dinamismo: un’amministrazione comunale efficiente da subito;
  • Sviluppo: una città con progetti concreti e che promuova e attiri posti di lavoro;
  • Sicurezza: una polizia comunale presente e vicina;
  • Ricerca: una formazione di qualità e un polo di ricerca d’avanguardia;
  • Mobilità: trasporti efficienti per un territorio armonioso.

Quali rassicurazioni offri a chi ha votato «no» all’aggregazione?

Naturalmente se eletto vorrò e mi impegnerò per rappresentare le cittadine e i cittadini di tutta la Nuova Bellinzona, indipendente dal quartiere di residenza. Come detto all’inizio non sarà facile, ma l’unica certezza è che il futuro della Nuova Bellinzona lo costruiamo insieme, anzitutto partecipando all’importante appuntamento elettorale del 2 aprile prossimo! E i benefici più grandi saranno per le future generazioni.

Intervista pubblicata su tink.ch.

 

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Un’agenda digitale per la Nuova Bellinzona

Vivere nella Nuova Bellinzona significa vivere in una città vivibile e aperta, dotata di spazi verdi e ricreativi facilmente accessibili e di una qualità di vita invidiabile. La sua attrattiva residenziale è indubbia. Tuttavia, negli anni, la regione si è un po’ addormentata, complice anche una frammentazione territoriale e l’assenza di una visione d’insieme.

L’arrivo di AlpTransit ci spinge a ragionare su cosa vogliamo essere “da grandi” con un pizzico di orgoglio turrito, e allora guardiamo a quanto sta accadendo in Svizzera e nel mondo, dove la digitalizzazione sta prendendo sempre più piede nei servizi, nella mobilità, nell’industria e nell’amministrazione pubblica.

A Bellinzona abbiamo la fortuna di avere scuole di primissimo ordine, diversi centri di ricerca di livello universitario, le aziende municipalizzate, l’ospedale, e, con il centro di servizio di Swisscom, una delle aziende private più attive in Svizzera sul questo tema.

Partendo da questi presupposti, riteniamo che la nuova Città debba dotarsi di un’agenda digitale che la aiuti a realizzare la visione di una città aperta alle nuove tecnologie, a cominciare da un’infrastruttura telematica all’avanguardia, fondamentale in ogni aspetto della trasformazione digitale.

Grazie alla lungimiranza delle AMB la Nuova Bellinzona gode già oggi di un vantaggio competitivo, con ben 18’000 case già allacciate alle autostrade dei dati e altri in corso di allacciamento. Nei prossimi anni si dovrà estendere la fibra ottica a nord e fino in valle Morobbia, zone che meritano di non rimanere isolate. In questo modo la Città potrà rendere interessante per gli investitori e incoraggiare i privati a realizzare in tutto il suo territorio uffici, locali tecnici e spazi condivisi di lavoro per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali innovative.

La Città dovrebbe altresì dare il buon esempio facendosi promotrice di un programma di telelavoro per i suoi dipendenti, aiutandoli a conciliare al meglio lavoro e famiglia, e cominciando finalmente a permettere la gestione di alcuni servizi da casa. Con lo stesso scopo immaginiamo un’applicazione dedicata ai servizi della Città, in cui potrebbe essere integrata anche la progettanda “Bellidea” destinata alla mobilità.

La digitalizazzione può quindi avvicinare il cittadino all’amministrazione e viceversa, e al contempo aiutare il turista a orientarsi nella vasta offerta del nostro bel territorio. A questo proposito si può estendere ad altri punti nevralgici la rete wifi pubblica già presente nel centro storico.

Il tutto dovrebbe cominciare già nei primi anni di scuola, con un’educazione digitale che renda i nostri ragazzi consapevoli delle opportunità e attenti ai rischi che le nuove tecnologie comportano, sviluppando un approcio critico.

Siamo stati abituati a curare ognuno il proprio orticello. È ora di alzare la testa e di guardarsi attorno. La digitalizzazione sarà centrale nei prossimi anni indipendentemente dalla nostra volontà. Non può essere pilotata dalla politica, ma occorre affrontarla oggi per evitare di subirla domani.

 

Giuliano Guerra, Fabio Käppeli

 

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Nuova Bellinzona: la periferia al centro

La campagna elettorale è entrata nel vivo e tra le preoccupazioni delle cittadine e dei cittadini della cintura, nonché di tutti i candidati in corsa, vi è una giusta considerazione per ogni Comune e futuro quartiere della Nuova Bellinzona.

Se il timore è una perdita di vicinanza con l’ente pubblico, la politica può anzitutto sfruttare la digitalizzazione per avvicinare il cittadino all’amministrazione e viceversa. È però garantendo un rapido accesso ad internet su tutto il territorio comunale, grazie alla fibra ottica, che si pongono tutti sullo stesso livello. Grazie alla lungimiranza delle nostre aziende municipalizzate la Nuova Bellinzona gode già oggi di un vantaggio competitivo, e si può ora pensare a completare questo importante tassello estendendo gli allacciamenti alle autostrade dei dati.

Quello di periferia è però un concetto estremamente relativo. È giunta il mese scorso la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione – primo firmatario Giorgio Galusero – inerente la pianificazione del comparto di via Tatti a Bellinzona. Si ricorderà che questa modifica pianificatoria a fine 2015 è stata clamorosamente bocciata dal Governo a seguito di un iter durato più di dieci anni, per cui adesso si attende una risposta dal Tribunale amministrativo.

La sua importanza strategica per il nuovo Comune è elevata, con un istituto di credito svizzero di primo piano interessato a investire in un progetto costoso che avrebbe portato a Bellinzona oltre un centinaio di posti di lavoro qualificati dalla Svizzera interna.

Eppure, nonostante quel comparto si trovi accanto a uno dei principali assi stradali e a 200 metri dalla sede del Dipartimento del territorio non è stato ritenuto uno spazio “già largamente edificato”, bensì in posizione periferica (e chi l’avrebbe mai detto!) rispetto alle zone edificabili costruite.

La revisione della legge sulla pianificazione del territorio (la quale avrebbe cambiato le carte in tavola all’ultimo momento) mirava, attraverso uno sviluppo centripeto degli insediamenti, a contenere l’espansione disordinata e a tutelare il paesaggio non costruito nelle zone esterne, e quindi, ad uno sviluppo sostenibile del nostro spazio di vita.

L’intenzione era quella di creare le basi per uno sviluppo economico e degli insediamenti in spazi adatti, non di certo quella di tarpare le ali al rilancio economico e alla creazione di posti di lavoro in una zona centrale già densamente popolata ed edificata, vanificando oltretutto anni di lavoro.

La Nuova Bellinzona, forte dell’insieme del suo territorio può ora guardare lontano, ma dovrà superare ancora i tentativi di chi vuole metterle i bastoni tra le ruote. Il PLR c’è, attento allo sviluppo economico, alla progettualità e alla qualità di vita, ponendo le zone “periferiche” al centro sì, ma delle sue attenzioni.

 

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Una Lokremise a Giubiasco?

L’evoluzione tecnologica, con la robotizzazione e digitalizzazione, e la globalizzazione stanno mutando profondamente il lavoro e l’economia. Secondo gli economisti in futuro i pilastri della crescita economica saranno il turismo, l’intrattenimento, la ricerca scientifica, l’insegnamento, le attività di cura, e l’agroalimentare e la meccatronica (interazione di meccanica, elettronica e informatica).

Le vecchie attività industriali sono in crisi, questo comporta diversi rischi ma anche alcune opportunità. È chiaro che vederle partire dispiacerebbe e la politica deve continuare a impegnarsi per garantire le condizioni quadro affinché ciò non accada. Tuttavia non ci si può limitare a difendere l’acquisito, ma è necessario identificare nuove fonti di reddito. Con l’aggregazione la Città di Bellinzona avrà gli strumenti politici per adattarsi ai cambiamenti in corso e crearsi un proprio spazio all’interno dell’economia globale.

Nel vasto territorio della nuova Città di Bellinzona vi sono diversi spazi ancora liberi o che potrebbero liberarsi. Ad esempio se le Ferriere Cattaneo continuassero il processo di delocalizzazione si libererebbe un terreno pregiato, simile a quello della Lokremise di San Gallo. Un luogo in cui poter inserire spazi adibiti ad attività culturali, congressuali, ma pure legate all’innovazione, alla ricerca e al progresso tecnologico.

Con la giusta ristrutturazione e beneficiando pure di contributi cantonali, come da recenti intenzioni del Gran Consiglio che ha accettato due atti parlamentari di Nicola Pini, si potrebbe insediare un centro congressuale, un polo di ricerca tecnica e un centro per start-up, il tutto in una zona adiacente al trasporto pubblico. Tutti elementi che combaciano con i futuri pilastri economici e che getterebbero le basi per un nuovo sviluppo economico.

Riteniamo lo sviluppo degli insediamenti un tema centrale del quale dovrà occuparsi attivamente l’esecutivo del nuovo Comune. L’investimento sarebbe certamente oneroso, ma in un periodo di tassi negativi sarebbe facilmente finanziabile. Ma soprattutto, sarebbe una priorità per la nostra regione. Il ruolo dell’ente pubblico è infatti quello di sviluppare delle dinamiche di crescita facendo da catalizzatore per lo sviluppo economico privato. Con questo investimento il comparto industriale di Giubiasco – ma lo stesso discorso vale per altre zone – potrebbe essere riconvertito e rivitalizzato, con la possibilità di dare una nuova connotazione, più dinamica e vitale, anche al quartiere residenziale circostante.

A questo scopo sarebbe importante che la nuova Città ottenga un diritto di prelazione su questo e altri sedimi simili, per evitare che terreni di alto valore e di interesse regionale finiscano in altre mani, bloccando importanti opportunità per il futuro sviluppo economico della nuova Bellinzona. Ciò detto, lo sviluppo di spazi destinati all’attività congressuale e l’insediamento di realtà economiche ad alto valore aggiunto e con posti di lavoro qualificati devono rimanere una priorità per il nuovo comune. Indipendentemente quindi dagli spazi che si libereranno o già disponibili, ma in ogni caso preferendo un miglior sfruttamento dei comparti già edificati o edificabili nella zona urbana centrale così da salvaguardare il territorio e il verde pubblico in altre aree.

 

Evaristo Roncelli, Fabio Käppeli

 

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1 anno di Gran Consiglio

PER VOI. GRAZIE A VOI.

Tempus fugit! È proprio vero. Sembrava ieri, quando con le palpitazioni a 1000 dichiaravo fedeltà alla Costituzione e alle Leggi, pronto a cogliere la nuova sfida di cui mi avete onorato.

Ho cercato di dare il massimo per ringraziarvi della fiducia ricevuta e per apprendere al più presto il funzionamento di una „macchina“ che era già in funzione. A facilitare ciò l’aiuto e l’accoglienza dai colleghi di Gruppo più navigati, che insieme alla motivazione dei neo entrati, hanno contribuito a creare un ottimo ambiente e fatto in modo che si potesse collaborare e lavorare bene nell’interesse di tutti.

Ho cercato di essere sempre presente e – soprattutto – preparato alle sedute di commissione scolastica, energia e, da quest’anno, anche della neo costituita revisione della legge sul Gran Consiglio, come pure a quelle del plenum e di Gruppo. Ho trovato i temi trattati molto stimolanti e andare alle riunioni e redigere i primi rapporti è stato un piacere. Il piacere di rendersi utili e di far qualcosa per la collettività.

Studiando a Lucerna i chilometri percorsi in treno non sono stati pochi (ho rinunciato subito a tenerne il conto…), ma ho trovato attimi in cui poter approfondire i dossier e lavorare (quasi sempre…) e non pochi importanti momenti di riflessione, anche grazie ai nostri meravigliosi paesaggi. E la presenza, come potete vedere seguendo i link qui sotto, mi sembra di poter dire sia sempre stata garantita. In quest’anno ho anche depositato 5 atti parlamentari (quattro interrogazioni e una mozione) e altri sono ancora delle bozze, o semplicemente delle idee nella mia testa che verranno presentate prossimamente, insieme ad altri rapporti che sto portando avanti nelle commissioni.

Ho cercato anche di ascoltare tutti quelli che avevano qualcosa da dirmi, votando poi secondo coscienza. Posso garantire che non mi sono mai dimenticato di chi mi ha votato e di quale fosse il compito per cui sono stato eletto. L’interesse dei miei concittadini e del Cantone che amo, e che grazie alla politica ho potuto scoprire ancor di più.

Vorrei però anche ricordare quando i Giovani Liberali Radicali Ticinesi insieme ai Giovani UDC sono riusciti a evitare l’aumento delle tasse di circolazione, forti del sostegno di ben 2 cittadini ticinesi su 3!

Un anno vissuto intensamente quindi, ed è solo l’inizio. L’unica cosa che posso fare è pero dire a tutti GRAZIE… grazie davvero.

 

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Collegamenti (cliccare per accedere):

Atti parlamentari depositati (fabiokaeppeli.ch)

Dettaglio Deputati, scheda personale (ti.ch)

Presenze dei membri del Gran Consiglio alle sedute della legislatura (ti.ch)

Presenze dei Deputati ai lavori delle Commissioni speciali della legislatura (ti.ch) (Commissioni scolastica e dell’energia)

 

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Interviste

«GLRT graffia: i numeri parlano chiaro, il miglior movimento giovanile cantonale siamo noi» — Intervista

BELLINZONA – Malgrado gli ottimi risultati ottenuti ad aprile alle elezioni cantonali dai propri esponenti, i Giovani liberali radicali (GLRT) a differenza di altri movimenti giovanili legati ai partiti non hanno presentato nessuna lista “in proprio” per le elezioni federali. Al presidente Fabio Käppeli abbiamo chiesto di fare una valutazione delle federali, ma non appena lo contattiamo se la prende con Umberto Gatti, co-presidente di Generazione Giovani. «Loro sarebbero il miglior movimento giovanile?», e sorride. «Un po’di modestia non fa mai male. I numeri parlano a nostro favore, visti i successi con il referendum (sulle tasse di circolazione, ndr.) da record che ha raccolto quasi il doppio delle 7’000 firme necessarie e la successiva votazione, sostenuti da ben 2 cittadini su 3! Ma abbiamo fatto anche diverse raccolte firme in passato che stanno portando i loro frutti, poi ci sono le recenti cantonali, oltre alle comunali… ma lascio giudicare ai lettori».

Però voi alle federali non c’eravate… .

«Noi non avevamo una lista, per scelta. Siamo soddisfatti di quanto ottenuto dai giovani alle cantonali, con sei rappresentanti in Gran Consiglio, e con quattro giovani in lista per il Consiglio di Stato. Il nostro partito crede nei giovani e nel rinnovamento, ed è stata una strategia vincente. Il rinnovamento è stato portato avanti anche alle federali, con meno ringiovanimento ma con volti nuovi, dove molti erano già attivi a livello comunale ma nuovi sulla scena cantonale».

Diceva che non avete schierato una lista per scelta, come mai?

«Abbiamo fatto le nostre riflessioni e abbiamo ritenuto che un candidato su una lista giovanile non avrebbe avuto chance, dunque preferivamo proseguire sulla linea dei giovani competenti e di qualità, pronti per assumere la carica di consigliere nazionale, sulla lista PLR. Mettere dei giovani solo per portare voti al partito può essere rischioso e strumentale, ci vuole un grande impegno in campagna e si rischia di avere risultati non eccellenti. Spingiamo dove c’è possibilità di entrare. Se per gli altri l’operazione è riuscita, buon per loro, ma i nostri hanno ottenuto risultato migliori. E faccio notare a Gatti come il PLR è di centro, non spostato a destra, e porta soluzioni concrete!».

Bühler e Gatti hanno sottolineato come i giovani che hanno votato per loro magari diversamente non sarebbero andati alle urne, concorda?

«Non ne sono convinto, alla fine a contare sono i temi che si affrontano. Anche qualcuno non così giovane può affrontare quelli che stanno a cuore ai giovani. Il PPD con tutte le sue liste ha tenuto i risultati di quattro anni fa, il PLR ce l’ha fatta correndo da solo. Tra le varie liste chi ha avuto la possibilità di farsi vedere, ovvero la GISO, ha chiesto e ottenuto diversi spazi in radio e tv per non fare solo le comparse ma avere un ruolo attivo, diversamente da Generazione Giovani. Il PS ha fatto uno sforzo in questo senso, e la loro lista giovane ha fatto la campagna più attiva».

Col senno di poi e visti i risultati degli altri, siete pentiti della vostra decisione?

«Non ci pentiamo, ci vogliono tempo e impegno per far bene ed è stato un anno impegnativo tra raccolte firme e elezioni cantonali su cui ci siamo focalizzati bene, avendo concrete possibilità. In Gran Consiglio abbiamo più deputati della Destra e gli stessi dei Verdi… . Il nostro partito crede nei giovani e lo ha dimostrato a più riprese: qualche anno fa si è sfiorata la presidenza con Nicola Pini, ora vicepresidente, e come capogruppo è stato scelto Alex Farinelli. Un giovane che si mette a disposizione avrebbe quindi avuto chiaramente più chance di farcela sulla lista del PLR, dunque giusto candidarsi lì».

Qual’è in generale la sua impressione su quanto scaturito dalle urne?

«Per il PLR è stato positivo aver aumentato il numero di schede. Meno invece il gande numero di panachage che in termini di voti ci ha fatto perdere qualcosa, bisogna capire come mai. La scheda secca è stata usata solo da 4 PLR su 10, a fronte di un UDC su 2 e quasi 6 leghisti su 10. Dobbiamo riflettere, ma ritengo sia proprio una differenza di elettorato. Personalmente mi aspettavo che vi fosse uno spostamento dei voti dei Verdi verso il PS, invece la parte pro Savoia ha votato Lega e UDC».

Intervista pubblicata su ticinolibero.ch.

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Fuori l’orgoglio liberale radicale!

È l’ora della verità. Il voto del prossimo 18 ottobre ha un valore importante: ci dirà se questo Paese vuole prendere in mano le redini del suo futuro, grazie ai progetti promossi con senso di responsabilità dal Partito liberale radicale, oppure farsi paralizzare dalla pericolosa contrapposizione degli estremi a sinistra e a destra.

Oggi più che mai crediamo nei valori di sempre: libertà, giustizia, responsabilità e solidarietà, ma consapevoli e critici verso le tendenze negative da invertire. Amiamo la Svizzera e vogliamo migliorare concretamente la nostra Nazione. Sogniamo una Svizzera progettuale, coraggiosa e competente per affrontare un contesto diverso da tutto quello che abbiamo conosciuto fino ad ora.

Per questo motivo sosteniamo e crediamo nelle donne e negli uomini del PLR, persone che con impegno, costanza e sacrificio sono disposte a mettere il cuore per il loro Paese.

L’invito a tutti i liberali radicali è perciò quello di non cedere, perché delusi, stanchi, pigri, alla tentazione dell’astensionismo o del voto punitivo. Non lasciamo campo libero alle altre forze politiche. Votare PLR significa riconfermare un modo di far politica che ha portato progresso, benessere, qualità di vita, e giustizia nei nostri Comuni, nel nostro Cantone e nella Confederazione. Difendiamo con orgoglio queste conquiste, coscienti che i nostri valori e progetti meritino di essere sostenuti per il bene del Ticino e della Svizzera.

Fabio Abate agli Stati e un terzo seggio liberale radicale al Nazionale: ce la possiamo fare! Ancora 2’500 schede. Se ognuno di noi riuscisse a trovare 10 persone che per un motivo o per l’altro non andrebbero a votare, insieme, possiamo raggiungere un grande risultato. Le future generazioni ci ringrazieranno.

 

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«Usciamo dal pantano degli ultimi anni» — Intervista

Nato nel 1995, è il più giovane granconsigliere della legislatura 2015-19. Ha aderito ai Giovani Liberali Radicali a 16 anni, e ha avuto la prima carica a 18, alla faccia di chi dice che la politica non è cosa per giovani, o ancora che ai giovani la cosa pubblica non interessa.

Lui è Fabio Käppeli, studente di diritto a Lucerna, che oggi parteciperà, con una certa emozione, alla sua prima cerimonia di insediamento. “Abbigliamento? Beh, giacca e cravatta, il vestito dei giorni migliori! In fondo, se non oggi, quando?”

A fargli battere il cuore, la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione. “Non so come si svolgerà di preciso, non ho fantasticato molto su questo momento. Ci saranno amici e parenti sulle tribune, li ringrazio perché senza il loro appoggio non sarei qui”.

Prima dell’appuntamento del pomeriggio, abbiamo cercato di scoprire il più giovane eletto in Gran Consiglio, e con lui il mondo dei giovani che discutono di politica, sovente davanti ad una birra o dietro la tastiera del pc.

Cosa significa per te essere il più giovane, a soli 20 anni?

“È un grande onore. Rappresentare i miei concittadini in Parlamento è un grande onore, cercherò di dare il meglio per i prossimi quattro anni. I temi che ho più a cuore, essendo giovane, sono la scuola, il lavoro e la qualità di vita, intesa come qualcosa di legato al territorio. Vorrei impegnarmi nella Commissione scolastica.”

Come è nato il tuo interesse per la politica?

“Se lo intendiamo come interesse per la cosa pubblica, già ai tempi delle medie mi piaceva rappresentare gli allievi e organizzare attività studentesche. Non ho una tradizione politica in famiglia, salvo un nonno Municipale di Giubiasco, però sin da piccolino i miei mi hanno sempre fatto seguire i telegiornali sia locali che mondiali, il che porta a farsi e fare domande. E così mi sono accorto di avere un pensiero vicino a quello liberale, motivo per cui ho scelto questo partito.”

In cosa in particolare ti riconosci nella mentalità dei liberali? Ci sono temi particolari?

“Al momento esempi concreti non me ne vengono in mente. Più che altro, mi riconosco nel modo di lavorare serio, in cui si approfondiscono i temi. È un modus operandi equilibrato, che tiene conto dell’interesse pubblico e delle libertà personali. Dopo qualche anno all’interno del PLR, sono sempre convinto della mia scelta.”

Pensi di essere visto come una possibile “promessa” per il futuro? Che rapporti hai con i deputati più anziani e a chi ti ispiri?

“Quello non lo so, non bisogna chiederlo a me. Il lavoro comincia ora, il mio interesse va all’impegno per il paese e non alla carica, poi ovviamente non escludo nulla. Dai più esperti ho solo da imparare, sono un punto di riferimento a cui devo rubare qualche trucco, ascoltando prima di parlare. Mi ispiro ai vecchi politici liberali, e per non citare il solito Stefano Franscini, come modello potrei dire Giuseppe Buffi, a cui tra l’altro dobbiamo l’Università della Svizzera Italiana.”

I giovani politici solitamente sono più aperti al dialogo interpartitico, sei d’accordo?

“Sono sempre aperto al dialogo, e ho molti contatti con rappresentanti di tutti i partiti. A livello giovanile la discussione è piacevole, spesso informale, nata davanti ad una birra. Si ama confrontarsi senza magari averlo previsto prima. Parlare senza litigare fra partiti diversi è auspicabile, gli eletti devono farlo per il bene del paese, per uscire dal pantano in cui si era finiti negli ultimi anni, dobbiamo trovare alleanze utili per portare avanti delle proposte.”

Parli di pantano, di chi è la colpa?

“Non do la responsabilità a nessuno, è una colpa condivisa da tutti. Ora con 35 nuovi eletti bisogna superare la litigiosità.”

Si dice che ai giovani non interessi la politica: tu sei un’eccezione oppure ce ne sono più di quanti si pensa?

“Non penso che siano meno interessati di altri, l’ho constatato andando in giro: si parla, si è coinvolti, si è parte della società. E si discute molto, non solo di poltica, sui social network. Manca, quello è vero, forse un po’ l’impegno concreto. Non è facile d’altronde mettersi a disposizione, non c’è tempo con le molte cose da fare e non ci sono in effetti molti spazi a mio avviso. Ad un giovane che ha l’interesse dico di buttarsi. Per me la politica è qualcosa che sento dentro, voglio sempre dire la mia e dunque impegnarmi è stata una conseguenza logica”.

Intervista pubblicata su ticinonews.ch.