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«Il Municipale Fabio Käppeli eletto nel comitato della Conferenza dei direttori delle finanze delle città svizzere» — Comunicato stampa

L’Assemblea della Conferenza dei direttori delle finanze delle città svizzere (CDFC) che si è tenuta venerdì 12 maggio scorso a Berna, è stata l’occasione per un profondo rinnovamento del suo comitato. Oltre alla presidenza affidata alla direttrice delle finanze di Lucerna Franziska Bitzi, è stato eletto il capo del Dicastero finanze, economia e sport della città di Bellinzona Fabio Käppeli.

Il municipale di Bellinzona entra in comitato insieme ai suoi omologhi Maria Pappa, Sindaca di San Gallo, e Kaspar Bopp, Winterthur, mentre rimane nella funzione di Vice Presidente Daniel Leupi, direttore delle finanze della città di Zurigo, che ha assicurato la presidenza ad interim nell’ultimo periodo.

Fondata nell’agosto del 2014, la CDFC è una sezione dell’Unione delle città svizzera (UCS). Oggi essa conta 38 membri e si impegna a favore di una politica finanziaria e fiscale stabile e prevedibile nell’interesse delle città e dei comuni urbani, nella loro veste di locomotive economiche del Paese. Tenuto conto dell’importanza economica e sociale delle città, la CDFC si esprime sulle questioni importanti di politica finanziaria e fiscale a livello federale e dei cantoni.

 

www.bellinzona.ch

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Il partito delle tasse colpisce ancora

Il partito socialista? Macché, quello ormai ha un’influenza tutto sommato limitata. Il nuovo, ma nemmeno tanto nuovo partito delle tasse ha invece la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e un peso decisamente più importante. Potrebbe quindi certamente impegnarsi maggiormente per contenere la spesa in Governo, senza arrivare in Gran Consiglio a pretendere – senza dire dove – maggiori risparmi per 20 milioni di franchi. Una richiesta che non vale la carta su cui è scritta.

Negli scorsi giorni è stato presentato l’aumento dell’imposta di circolazione che arriva proprio – guarda caso – dal dipartimento che negli ultimi anni ha assunto più personale: sono state infatti oltre 120 le nuove unità assunte al Dipartimento delle istituzioni.

Si potrebbe dire „fino a qui nulla di nuovo“, visto che un’altra volta ancora è stata intrapresa la via più facile di aumentare le tasse, se non fosse che proprio in questo periodo, due anni fa soltanto, consegnavamo le firme contro l’aumento delle imposte di circolazione. Tutti eccetto forse solo il Dipartimento delle istituzioni ricordano che quell’aumento fu poi sonoramente bocciato – nella misura non proprio irrilevante di 2 a 1 –  dalle cittadine e dai cittadini ticinesi.

La misura politicamente molto discutibile oggi agli onori della cronaca è effettivamente già stata annunciata nell’aprile 2016 insieme alla manovra di risanamento, nonostante il suo apporto contenuto. Già annunciata quindi, anche se non nella sua realizzazione di cui abbiamo appreso solo negli scorsi giorni. Tutti i cittadini che hanno acquistato un’automobile da aprile dello scorso anno fino ad oggi consapevoli dei relativi vantaggi per l’ambiente e per il portafoglio possono legettimamente sentirsi presi per i fondelli. Il motivo è semplice e sicuramente non ecologico: servono soldi e anche il più possibile, ma di tagliare sulle uscite o anche solo rinunciare a nuove assunzioni la voglia non è troppa, anzi.

Non siamo di fronte a un semplice adeguamento dei coefficienti ai nuovi standard di efficienza per il calcolo dell’imposta e l’attribuzione di bonus e malus. Si tratta piuttosto di un segnale chiaro, di un sistema che sta manifestando tutti i suoi limiti e che proprio per questo è già in fase di revisione. A maggior ragione, quindi, mal si comprende questo ennesimo aumento delle imposte di circolazione che fra pochi mesi potrebbe già essere completamente rivoluzionato, ma soprattutto proveniente da un dipartimento che potrebbe e dovrebbe sicuramente far di più sul fronte delle uscite, ricordandosi di decisioni popolari molto recenti.

 

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Basta dumping, ma per davvero

L’iniziativa „Basta con il dumping salariale in Ticino“ lanciata dal Movimento per il socialismo è eccessiva. Per il costo di ben 10 milioni annui destinati ad assumere un esercito di nuovi funzionari, ma non solo. Vi sono infatti, tra i vari elementi, anche oneri burocratici a non finire per le imprese e per lo Stato nonché una pericolosa delegittimazione del ruolo del partenariato sociale, un modello di successo apprezzato e invidiato all’esterno dei confini elvetici. Tutto questo senza tener minimamente conto di quanto negli anni sia già stato attuato per migliorare la sorveglianza del mercato del lavoro. In poche parole tanti milioni e spesi anche male.

Dall’altra parte vi è invece il controprogetto, elaborato condividendo le preoccupazioni dell’iniziativa ma al fine di contrastare le distorsioni in modo realmente efficace. L’obiettivo non è solo quello di aumentare la quantità dei controlli, ma anche e soprattuto la loro qualità, agendo miratamente dove un miglioramento è davvero necessario. Inoltre valorizza e professionalizza diversi attori preposti alla sorveglianza del mercato del lavoro quali le commissioni tripartite e paritetiche, senza creare doppioni inutili ma onerosi. È immediatamente applicabile sulla base delle competenze e esperienze già acquisite perché completa l’attuale sistema. Ed è pure sostenibile finanziariamente, poiché vi sono destinati 10 milioni sull’arco di quattro anni.

Ma com’è la situazione attuale? Naturalmente è nell’interesse degli iniziativisti inventarsi di tutto e di più per sostenere la necessità di stravolgere il sistema. Ma forse, anzi decisamente, il sistema attuale non proprio tutto da buttare. Non dimentichiamoci infatti che già oggi il Ticino è il Cantone con il maggior numero di controlli: il 24% dei datori viene controllato annualmente a fronte di una media Svizzera del 5%, ma siamo i primi anche in termini assoluti. Con il controprogetto si va pertanto ad affinare un sistema che in caso di abusi ha già introdotto 16 contratti normali di lavoro per porre dei minimi salariali.

Tuttavia si può sempre fare meglio. Spendere è però facile, è più difficile spendere bene e miratamente. Ma in un periodo non facile per le finanze cantonali ciò è anche d’obbligo. Sosteniamo quindi il controprogetto per combattere davvero il dumping.

 

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«AVSPlus: pro e contro» — Dibattito a “I conti in tasca”

“AVSPlus: pro e contro” è il titolo de “I conti in tasca” che andrà in onda questa sera, mercoledì 21 settembre alle ore 20.45 su TeleTicino. Si tratta di un dibattito tra i fautori e i contrari all’iniziativa in votazione questa fine settimana. I sindacati e la sinistra propongono infatti un aumento del 10% delle rendite AVS, che verrebbe finanziato attraverso un aumento dei contributi di lavoratori e datori di lavoro. I contrari sostengono che l’eventuale approvazione dell’iniziativa comporterebbe un aggravio insostenibile per le casse dell’AVS già appesantite dall’invecchiamento della popolazione. L’esito di questa iniziativa è importante, poiché potrà condizionare il dibattito parlamentare sulla riforma del sistema previdenziale elvetico. Il compromesso elaborato dal Consiglio degli Stati, che prevede tra l’altro l’aumento mensile di 70 franchi delle rendite AVS per compensare la riduzione del tasso di conversione del secondo pilastro è stato infatti bocciato dalla maggioranza del Consiglio Nazionale. Di questi temi parleranno Marina Carobbio consigliera nazionale socialista e Leonardo Schmid sindacalista UNIA e membro del Comitato a favore dell’iniziativa AVSPlus, da una parte, Fabio Regazzi consigliere nazionale PPD e Fabio Käppeli deputato PLRT, che sono contrari all’iniziativa.

Testo tratto da Teleticino.ch

 

Guarda la trasmissione.

 

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Evitiamo il boomerang dell’AVSPlus

L’iniziativa AVSPlus chiede di innalzare le rendite AVS del 10% per tutti i pensionati indistintamente. Una richiesta chiara, che dice tanto ma non tutto. Ad esempio come si dovrebbe finanziare questo aumento. Da che mondo è mondo soldi crescere sugli alberi non se ne sono mai visti, e stiamo parlando del nostro primo pilastro che da alcuni anni a questa parte versa già più contributi di quanti ne entrino. Questo punto non è certamente secondario visto che AVSPlus porterebbe maggiori oneri per qualcosa come 5,5 miliardi di franchi annui. Una cifra tutt’altro che indifferente ma non l’unica a preoccupare. Ad esempio 13 sono i pochi (pochissimi!) anni che ci separano dall’azzeramento delle riserve accumulate negli anni, qualora non venga adottata alcuna misura. Alla luce di questi dati appare evidente come la priorità odierna sia il salvataggio dell’AVS, vale a dire la garanzia delle rendite anche per le generazioni più giovani, e non un aumento delle rendite indiscriminato, a vantaggio anche delle persone più facoltose. Quanto al primo punto è attualmente in discussione a Berna la riforma previdenzia vecchiaia 2020, la quale dovrà riuscire a trovare un difficile equilibrio.

Tornando invece all’aumento in votazione si prospetterebbe all’orizzonte l’ennesimo boomerang dovuto all’aumento dei contributi salariali, ma non solo. I promotori dell’iniziativa sostengono sia sufficiente un aumento dello 0,8%, sempre per metà a carico del datore di lavoro e per l’altra metà a carico del lavoratore, portando quindi i contributi totali al 9,2%. È evidente che sull’onda di un ormai collaudato populismo di sinistra si nascondano le conseguenze devastanti per l’economia, già oggi in difficoltà a causa della forza del franco. Un aumento del costo del lavoro porterebbe a diminuzioni dei margini e quindi ristrutturazioni e perdite di posti di lavoro. Oltre ad un aumento dei contributi, inevitabile sarà però anche un incremento delle imposte per imprese e lavoratori, visto che già oggi queste finanziano il 20% dell’AVS e che la rendita di un pensionato, originariamente sostenuta da 6,5 persone attive, fra vent’anni sarà a carico di 2 soli lavoratori.

Come se non bastasse AVSPlus è pure inefficace: aumentando le rendite AVS le prestazioni complementari (nota bene esentasse) verrebbero ridotte proporzionalmente. Un’operazione neutra per la maggioranza ma che costringerebbe quasi un beneficiario su dieci ad avere poi meno soldi in tasca alla fine del mese (e proprio tra coloro che più ne avrebbero bisogno!). Tutto questo mentre noi giovani ancora ci chiediamo se vedremo mai la nostra AVS. Un primo passo consiste proprio nel votare NO il prossimo 25 settembre al boomerang dell’iniziativa AVSPlus.

 

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«No al dumping. Ma come?» — Dibattito a Piazza del Corriere

Per il debutto della nuova stagione di Piazza del Corriere, contraddistinta dal rinnovo dello studio televisivo, si parlerà di “Basta con il dumping salariale in Ticino”. Questo è il titolo dell’iniziativa popolare promossa dal Movimento del socialismo sulla quale saremo chiamati ad esprimerci il in votazione il prossimo 25 settembre. La proposta d’intervento è però stata ritenuta dalla maggioranza del Parlamento eccessivamente invasiva (o finanziariamente onerosa) per il Cantone. Pertanto alle urne i cittadini saranno chiamati ad esprimersi anche su un controprogetto.

Il confronto è lanciato e si preannuncia aspro. Insomma, il quesito al quale dovremo rispondere è «No al dumping, ma come?». L’interrogativo è al centro del dibattito di Piazza del Corriere di martedì 6 settembre alle 20.45 su TeleTicino. Moderati da Gianni Righinetti, in studio si confronteranno i sostenitori della proposta originale, Giuseppe Sergi (coordinatore dell’MPS) e il presidente del PS Igor Righini. A favore dell’alternativa vi saranno il parlamentare del PPD Raffaele De Rosa e quello del PLR Fabio Käppeli.

L’iniziativa vuole un ispettore ogni 5.000 persone attive e la pubblicazione di una statistica annuale di tutti i contratti di lavoro e i salari. Il controprogetto la valorizzazione dell’Unità di coordinamento del mercato del lavoro e il potenziamento degli ispettori, ma in maniera minore. Da qui quella che è stata una vera e propria guerra delle cifre a partire dal nodo del finanziamento. Il Parlamento propone di concedere al massimo 2,5 milioni all’anno sull’arco di quattro anni (2016-2019), ma per gli iniziativisti questo è fumo negli occhi da parte di chi non vuole fare nulla.

Testo tratto da Cdt.ch

 

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Legge sui trasporti pubblici, NO alla tassa di collegamento

Sono state settimane di dibattito acceso sulla tassa di collegamento, come raramente avviene in occasione di votazioni cantonali. Sono state dette tante cose, alcune anche un po’ tirate per i capelli. Seguendo il dibattito penso si possano concludere tre cose importanti.

La tassa colpisce noi cittadini: sono i promotori della tassa stessi che lo auspicano (alcuni di loro da anni) e che sostengono che l’automobilista ticinese vada finalmente disincentivato dall’utilizzo della propria vettura. Il Governo stesso ha dichiarato che chiamerà alla cassa i dipendenti dello Stato e delle aziende parastatali: questo non sorprende anche perché se così non fosse e il Governo dovesse “autopagarsi” la tassa, gli introiti previsti non verrebbero racimolati. E ancora: il sindacato OCST (Organizzazione cristiano sociale ticinese) si è espresso contro la modifica della legge proprio poiché teme – o ha segnali concreti – che questa imposta si ripercuota direttamente sui lavoratori ticinesi, mentre anche la “libertà di voto” di UNIA indica chiaramente che al di là di tutto chi difende i lavoratori non può essere a favore di questo progetto.

Il secondo elemento riguarda la crassa ingiustizia e discriminazione che introduce questa nuova imposta: non segue nessuna logica, non tocca chi ha più disponibilità (anzi), e non tocca chi inquina maggiormente. Colpisce le famiglie, i lavoratori e i consumatori a macchia di leopardo. Se ad esempio un cittadino che abita a Bellinzona lavora a Mendrisio in un’azienda che ha 40 posteggi e utilizza la macchina per coprire i suoi 90 km (benché avesse l’opzione del trasporto pubblico) non pagherà la tassa, ma colui che abita in Val Verzasca e scende sul piano di Magadino (andata e ritorno circa 15 km) per lavorare in un’azienda con 50 posteggi pagherà fino a 1000 franchi all’anno. Ma con quale logica? Saranno toccati tutti (chi non paga la tassa al posto di lavoro la paga nel tempo libero) ma soprattutto i lavoratori, le classi sociali inferiori e il ceto medio.

Il terzo fattore è, per certi versi, il più grave: la nuova tassa non risolve il problema, ma ci sta illudendo. Il problema del traffico in alcune zone del Cantone è grave e penalizza cittadini ed economia. Sono necessarie, a breve, soluzioni urgenti, pragmatiche e concrete. Chi pensa che tassare 30’000 posteggi (in Ticino vi sono 315’000 automobili!) contribuisca a risolvere il problema del traffico è miope o in malafede. Sicuramente non aiuterà a risolvere davvero una situazione problematica sotto gli occhi di tutti, la cui soluzione verrà ritardata da questa misura che getta unicamente sabbia negli occhi della popolazione.

Da parte mia spero vivamente e con tutto il cuore che il popolo ticinese voti NO alla modifica della legge sui trasporti pubblici questo fine settimana, affinché si possa serenamente tornare a parlare di mobilità lasciando da parte tasse e imposte a beneficio di conti pubblici che vanno prima di tutto riassestati. Questo è il compito del Governo e di noi Granconsiglieri.

 

Articolo apparso su LaRegione.

 

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«Reddito di base incondizionato» — Dibattito a Democrazia diretta

Un reddito incondizionato di 2’500 franchi al mese che consenta a tutte le persone residenti in Svizzera di condurre un’esistenza dignitosa. È quanto propone l’iniziativa «Per un reddito di base incondizionato» che ha raccolto 126’408 firme valide.         

Il testo chiede che la Confederazione garantisca di un reddito minimo di base per tutti, lavoratori e no, allo scopo di consentire all’intera popolazione di condurre un’esistenza dignitosa e di partecipare alla vita pubblica. Inoltre anche i minori avrebbero diritto ad un assegno mensile di 625 franchi, per cui la stragrande maggioranza della popolazione diverrebbe finanziariamente autonoma.

Ospiti per il SI:

Sergio Rossi, prof. economia Università di Friborgo
Evaristo Roncelli, Partito socialista
Claudia Crivelli Barella, granconsigliera I Verdi

Ospiti per il NO:
Fabio Regazzi, consigliere nazionale PPD TI (da Berna)
Paolo Pamini, granconsigliere La Destra
Fabio Käppeli, granconsigliere PLR

Conducono Reto Ceschi Pietro Bernaschina.

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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«Chi si prenderà il DFE?» — Dibattito a Piazza elezioni

Il verdetto popolare del 19 aprile si avvicina: quel giorno i cittadini diranno chi andrà in Governo e chi in Parlamento e scopriremo quali saranno i rapporti di forza nella prossima legislatura. Tra molte incertezze, vincerà la Lega? Il PLR? O magari qualcun altro? C’è una questione che è nota ormai dallo scorso maggio: Laura Sadis non sarà più in Governo, quindi il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) cambierà conduzione. Siamo praticamente al toto-DFE, è tempo di capire quali sono i desiderati dei partiti, le loro ambizioni e le valutazioni sulla politica svolta da Sadis negli ultimi otto anni.

A Piazza elezioni, in diretta martedì 10 marzo dalle 20:45 su TeleTicino, moderati da Gianni Righinetti, si confrontano sei candidati al Gran Consiglio: Fabio Käppeli (PLR), Michele Guerra (Lega), Nadia Ghisolfi (PPD), Aramis Gianini (PS), Sergio Morisoli (La Destra) e Matteo Pronzini (MPS-PC).

Testo tratto da Cdt.ch.

 

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