Categorie
Atti parlamentari

L’arti e mestieri nel nuovo quartiere Officine a Bellinzona – Mozione

A Bellinzona le riflessioni sui futuri contenuti del comparto Officine sono in corso da tempo. Più di recente è arrivata la proposta di Matteo Mozzini, vicedirettore del Centro professionale tecnico (CPT) comprendente la Scuola d’arti e mestieri (SAM), la Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) e la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST), di spostare nel nuovo quartiere Officine l’istituto attualmente situato nel comparto di via Tatti.

Nel nuovo quartiere Officine è prevista la sede ticinese dello Swiss Innovation Park e del Tecnopolo Ticino, un luogo privilegiato in cui far collaborare tra loro aziende, ricerca privata e pubblica e formazione. Non sorprende quindi che la SUPSI abbia da tempo manifestato il proprio interesse per il progetto, vista la sua specificità formativa e di ricerca in ambito tecnologico, e considerata pure la carenza di spazi nel nuovo Campus di Viganello che impone la ricerca di nuovi luoghi in cui sviluppare la propria attività.

Una simile prospettiva offre l’opportunità di creare, accanto al parco dell’innovazione, un autentico polo formativo in ambito tecnologico, integrando nel progetto anche un caposaldo storico della formazione tecnica del nostro Cantone: la Scuola d’arti e mestieri di Bellinzona, il cui percorso formativo potrebbe essere così ulteriormente valorizzato. La vocazione di questa scuola è quella di fornire un’estesa e approfondita formazione tecnica, scientifica e umanistica ai propri studenti, garantendo al Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI e alla stessa SSST, con i quali condivide i settori d’attività della meccanica, dell’elettronica e della produzione industriale, un bacino privilegiato cui attingere gli ingegneri del futuro

Non occorre una particolare conoscenza o analisi dell’ambito formativo per comprendere gli innumerevoli vantaggi che scaturirebbero da una convergenza dei due istituti scolastici così profondamente legati e interdipendenti tra loro. Un avvicinamento fisico di queste due eccellenze formative permetterebbe una collaborazione più stretta ed efficace nell’ambito delle aree disciplinari di comune interesse, condividendo e sfruttando al meglio le risorse umane, logistiche e finanziarie a disposizione.

Così facendo gli studenti dell’arti e mestieri e della SUPSI potrebbero collaborare su progetti innovativi, realizzando nei laboratori della formazione di base ciò che viene immaginato e sviluppato nella formazione superiore o nelle aziende presenti sullo stesso sedime. Il transfer di conoscenze, così come l’aggiornamento tecnologico, sarebbero assicurati dalla condivisione del capitale umano, ovvero da quei tecnici e ingegneri che a seconda delle necessità vestirebbero i panni di ricercatore, docente di teoria o insegnante di attività pratica.

Interpellato sul tema, il direttore della SUPSI Franco Gervasoni ha anzitutto confermato la necessità di ulteriori spazi, ritenuto che il nuovo Campus è già tutto occupato tanto da aver dovuto prendere in affitto altri quattro piani in un vicino stabile. Ha pure dichiarato che è da salutare positivamente ogni collaborazione fra le scuole professionali e la SUPSI in tutti gli ambiti, precisando che questa deve avvenire indipendentemente dalla prossimità logistica, nell’interesse degli studenti e di tutto il sistema formativo: “la vicinanza logistica favorisce indubbiamente la collaborazione, perciò ben vengano proposte in tal senso. Tuttavia la collaborazione c’è e si rafforza se lo si vuole veramente”.

Riguardo il quartiere Officine Gervasoni ha confermato che la SUPSI ha trasmesso le proprie valutazioni al Cantone, aggiungendo che “vediamo la possibilità di sviluppare a Bellinzona alcune nostre attività, prospettando una sinergia con gli ambiti di attività del Parco svizzero dell’innovazione a noi più vicini, quello della ricerca in primis. Si potrebbero integrare i laboratori gestiti da nostri istituti e i centri di competenza interessati a insediarsi”.

Ma i vantaggi della proposta andrebbero oltre la logica puramente formativa, perché lo spostamento dell’arti e mestieri nel nuovo quartiere delle Officine libererebbe degli spazi molto interessanti per i servizi del cantone. In effetti, l’attuale sede della Scuola si trova inserita nel comparto Tatti che il semi-svincolo autostradale trasformerà nella Porta di Bellinzona.

Si potrebbero così creare due comparti ben definiti: quello Tatti, votato all’amministrazione cantonale e ai servizi di importanza regionale, razionalmente ubicato alle porte della capitale per essere facilmente e rapidamente raggiungibile dalla cittadinanza; quello Officine, incentrato sull’innovazione e la tecnologia, la cui valenza sovra-cantonale lo situa logicamente a ridosso della stazione ferroviaria, ottimamente collegata al resto della Svizzera. Inoltre, in questo modo si manterrebbe ancor di più la destinazione del comparto legata alla tecnica e all’innovazione, presente sin da quando le Ferrovie federali insediarono in quell’area le Officine.

Le autorità cantonali e comunali si sono sin qui dimostrate abili e lungimiranti nel portare a Bellinzona una sede del Parco dell’innovazione e saranno altrettanto capaci e avvedute nel garantire gli spazi necessari al suo sviluppo futuro e definire le attività pertinenti da affiancargli. In questo senso, e a ben guardare, occorre puntare su innovazione e tecnologia trasferendo nel quartiere Officine la scuola professionale attiva in questo ambito, piuttosto di inserirvi stabili amministrativi (siano cantonali o comunali) che potrebbero invece trovare spazio proprio nel sedime oggi occupato dal CPT, all’interno di un comparto a chiara vocazione amministrativa.

 

Alla luce di queste considerazioni, con la presente mozione si chiede al Consiglio di Stato di programmare il raggruppamento di attività formative a carattere tecnologico attorno allo Swiss Innovation Park e al Tecnopolo Ticino, pianificando nel nuovo Quartiere Officine:

  • il trasferimento del Centro professionale tecnico di Bellinzona,
  • l’espansione del Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI.

 

Categorie
News

«Tedesco: cercansi insegnanti» — Dibattito a Modem

Die, der oder das…? Su la mano chi non è si è mai dovuto confrontare con questo angosciante rompicapo. Eh sì, il tedesco è una lingua ostica e al sud delle Alpi nei prossimi anni rischia di diventarlo ancor di più, visto che mancano docenti formati e che questa carenza, a detta delle stesse autorità scolastiche, potrebbe portare ad un calo della qualità dell’insegnamento. Il problema non è nuovo ma sta attraversando una delle sue stagioni più complesse. Le cifre parlano chiaro: per i prossimi anni ci sarà bisogno di circa 50 nuovi insegnanti di tedesco, ripartiti tra le scuole medie e le scuole superiori.

Iniziata ormai da tempo, una specifica campagna di reclutamento non ha finora dato i risultati sperati e ora si cerca di correre ai ripari proponendo una specifica formazione a docenti che oggi insegnano alle scuole elementari. Il futuro prossimo appare dunque a tinte fosche per questo ambito formativo fondamentale, il tedesco è la lingua maggioritaria nel nostro Paese e ad essa è legata a filo doppio la possibilità di trovare buoni posti di lavoro, al di qua e al di là delle Alpi.

Cosa si sta facendo e si pensa di fare nel prossimo futuro per risolvere questo problema? Come mai il ragazzo o la ragazza ticinese fatica ad appassionarsi per questa lingua, insegnata a partire dalla seconda media? E perché è difficile se non impossibile convincere docenti svizzero tedeschi formati ad accettare un posto di lavoro in una delle sedi scolastiche ticinesi?

Queste alcune delle domande che poniamo ai nostri ospiti:

Manuele Bertoli, responsabile del Dipartimento Educazione, cultura e sport;

Fabio Käppeli, gran consigliere PLR, primo co-firmatario di un’iniziativa; parlamentare che chiede di anticipare l’insegnamento del tedesco già alle scuole elementari;

Alberto Piatti, direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI;

Marisa Rossi, docente di tedesco al Liceo Lugano 2

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Ascolta la trasmissione.

 

Categorie
Interviste

«Due chiacchiere con Fabio Käppeli» – Intervista a distanza

“La crisi del Covid-19 ha evidenziato l’importanza della digitalizzazione. Ne parliamo in queste “Due chiacchiere” con il granconsigliere PLRT Fabio Käppeli. Tra scuola, amministrazione pubblica e investimenti strutturali.”

 

 

Categorie
Articoli

La Lex Fogazzaro torna in aula

Il trsistemente noto caso Fogazzaro ha portato alla luce un diplomificio di dimensioni sorprendenti. Un mercato in cui ottenere una maturità liceale rappresenta una via comoda e facilmente accessibile anche alle nostre latitudini.

Per rimediare a una legislazione datata e non sufficiente è sui banchi della Commissione formazione e cultura da oltre un anno una modifica delle norme concernenti l’insegnamento privato. Durante la scorsa seduta, a fronte di un rapporto di maggioranza e ben due di minoranza, il Gran Consiglio ha votato un rinvio in commissione (invero in un momento in cui la presenza in aula non brillava per nulla).

Con le modifiche proposte si vuole evitare che determinate “scuole” continuino a operare sul nostro territorio. Infatti la miglior definizione del regime autorizzativo rappresenta la principale novità: si vuole che le scuole private non parificate, le quali preparano alla maturità con esame svolto all’estero, non siano più autorizzate dal Cantone, a meno che non facciano effettuare ai loro studenti gli esami di maturità in Svizzera.

Le scuole serie non devono invece temere nulla, e riceveranno dallo Stato l’autorizzazione a formare i nostri giovani. Sono altri gli attori che non vogliamo più sul nostro territorio, nell’interesse pubblico e della scuola ticinese, ma soprattutto nell’interesse di chi frequenta queste scuole, e pure nell’interesse stesso delle scuole private, le quali sono le prime a dover volere che le mele marcie non abbiano più a esistere.

L’allievo e la sua famiglia investono tempo, energie e risorse finanziarie in un percorso formativo pluriennale che dovrebbe condurre il giovane all’ottenimento di un titolo ambito, senza disporre tuttavia degli strumenti per poter verificare la validità di tale percorso. Lo stato interverrà quindi quale garante che l’offerta formativa sia effettivamente adeguata all’ottenimento del titolo di studio in questione.

I destinatari di questa modifica legislativa – non dobbiamo dimenticarcelo – sono anche i giovani che faticano sui banchi dei licei pubblici e privati: magari non si capisce il senso di alcuni esami, o si fatica a capire perché bisogna studiare alcune discipline che si immagina non avranno nulla a che vedere con il proprio futuro. Non è facile, ma sappiamo che le scappatoie non pagano. E anche se si trovano, non si potranno trovare sempre anche una volta fuori dal mondo scolastico.

La Commissione formazione e cultura si è subito rimessa al lavoro per non perdere un ulteriore anno scolastico in cui la credibilità di tutto il nostro sistema educativo sarebbe rimasta in discussione. Grazie a un ritrovato dialogo con il Dipartimento, oltre che con una delle minoranze, si è potuti tornare in aula già nella sessione del prossimo mese con una soluzione ancora più condivisa, a fronte di qualche piccola precisazione in più.

 

Categorie
News

«A tutta scuola» – Faccia a faccia a La Domenica del Corriere

Ospiti in studio: Manuele Bertoli, direttore DECS e Fabio Käppeli, parlamentare PLR

 

Guarda la trasmissione.


CDT-Domenica-Teleticino-scuola

 

Categorie
Atti parlamentari

Orari di apertura prolungati per studiare nelle Biblioteche cantonali – Mozione

  1. PREMESSA

La Carta delle biblioteche svizzere (2010) sostiene che “nella società dell’informazione le biblioteche svolgono un ruolo di primaria importanza, al fine di rendere accessibili alle differenti fasce di utenti le informazioni in tutte le loro forme di pubblicazione; provvedere, mediante la loro messa in rete, all’approvvigionamento bibliotecario di base dell’intera popolazione; mettere a disposizione in modo capillare le risorse elettroniche di informazione; contribuire a superare il ritardo nella fruizione del digitale; conservare nel tempo il sapere e il patrimonio culturale”.

Nelle strutture cantonali, oltre agli utenti che usufruiscono del servizio di prestiti offerto dal Sistema Bibliotecario Ticinese, spesso e volentieri vi si recano studenti liceali, della Scuola Cantonale di Commercio e una folta schiera di universitari ticinesi che frequentano gli atenei d’Oltralpe che si ritrovano per portarsi avanti con ricerche, tesi di vario tipo, per preparare gli esami o semplicemente ripassare. A mente dei firmatari le biblioteche sono da considerare come delle vere e proprie “case della cultura e dello studio”, per cui il nostro Cantone non fa eccezione.

 

  1. ISTORIATO

Con mozione del 12 marzo 2012 il deputato Paolo Pagnamenta e cofirmatari chiedevano al Consiglio di Stato di intraprendere delle misure concrete al fine di rendere gli orari d’apertura delle biblioteche cantonali più flessibili. Già sette anni fa si metteva in risalto come “gli orari di apertura delle biblioteche cantonali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio non soddisfano sufficientemente le esigenze degli utenti, in particolare degli studenti, per i quali questi istituti non rappresentano soltanto un luogo di consultazione e prestito di libri, ma anche un ritrovo dedicato allo studio ed alla riflessione”.[1]

Nella risposta del Consiglio di Stato, lo stesso Governo affermava che gli orari di apertura delle quattro biblioteche cantonali sono disomogenei e andranno armonizzati.[2]A distanza di sette anni abbiamo notato un’armonizzazione sull’arco dell’anno scolastico, ma soprattutto un incredibile miglioramento a Mendrisio grazie all’apertura de La Filanda, che ha aumentato la fruibilità di questa Biblioteca cantonale di ben 49 ore.

Nella tabella seguente vengono presi in considerazione gli orari d’apertura attuali delle quattro biblioteche cantonali.

 

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
Bellinzona (58 ore) 9-21 8.30-19 8.30-19 8.30-19 8.30-19 9-13 chiuso + 14 ore
Locarno (44 ore) chiuso 9-19 9-19 9-19 9-19 9-13 chiuso + 12 ore
Lugano (50.5 ore) 13-18.30 9-18.30 9-18.30 9-18.30 9-18.30 9-16 chiuso =
Mendrisio (84 ore) 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 + 49 ore

Riteniamo però che per quanto riguarda il fine settimana, giorni in cui la maggior parte di studenti universitari rientra in Ticino, si possa e si debba fare di più, nell’interesse dei giovani stessi ma anche – non meno importante – per permettere loro di rientrare in Ticino. Ciò contribuirebbe infatti a mantenere un legame forte con il proprio Cantone in vista di un futuro rientro, con lo scopo di ridurre la fuga dei cerveli che non tornano più del tutto.

 

  1. LIBERO ACCESSO NEL FINE SETTIMANA

La situazione di Mendrisio mostra una chiara volontà di andare incontro alle esigenze della popolazione, permettendo a studenti e utenti del sistema bibliotecario ticinese di accedere anche la domenica, e pure con una fascia di apertura adeguata. Sarebbe chiaramente auspicabile che simili condizioni vengano estese a tutto il Cantone.

Già nel 2012 per quanto riguarda il libero accesso alla domenica, l’esecutivo cantonale affermava che “è impensabile aprire una biblioteca senza la presenza di personale formato, capace di consigliare l’utenza, conoscitore di quanto la biblioteca può offrire, come è impensabile aprire una biblioteca escludendo il prestito”.[3]

In Svizzera interna oltre ad essere stato pensato già diversi decenni fa ciò non crea il minimo problema, e l’accesso domenicale è permesso con regole differenti: ad esempio lasciando accedere alle sale della biblioteca solo chi è in possesso della carta studenti (nel caso di alcuni atenei) senza fornire alcun servizio di prestito o informazioni specialistiche, assistenza alla ricerca o supporto in caso di problemi con le attrezzature (questo anche per quanto riguarda biblioteche non universitarie).

Ancora recentemente in un’intervista apparsa sul Corriere del Ticino di sabato 13 luglio 2019, il direttore delle Biblioteche cantonali Stefano Vassere evidenziava come la mancanza di personale incida pesantemente sulla disponibilità degli orari di apertura. Tuttavia, se il concetto di biblioteca fosse ampliato a “casa della cultura e dello studio” ci accorgeremmo che la maggior disponibilità di spazi delle biblioteche potrebbe esulare dalla presenza di personale altamente qualificato, soddisfando le esigenze di entrambe le parti coinvolte, studenti e impiegati, e contenendo pure notevolmente i costi.

 

  1. ORARI D’APERTURA DURANTE LE VACANZE SCOLASTICHE

Nel medesimo articolo venivano inoltre segnalate delle chiusure, anche prolungate, definite piuttosto frustranti per chi necessita di accedervi per fare ricerca, preparare dei lavori accademici oppure per semplice interesse personale.

La situazione della Biblioteca cantonale di Bellinzona necessita anche particolare attenzione; come riportato dal Corriere del Ticino “la biblioteca cade vittima di orari a volte scomodi e chiusure frustranti che contrastano questo principio [il libero accesso] fondante. Da sempre gli orari dipendono dal personale, che costituisce una lotta infinita, e questo in parte è la causa delle ore di lavoro particolari. Il prestito e l’apertura della sala consultazione e della piazza non coincidono; il primo apre alle 10 fino alle 19 dal martedì al venerdì e soltanto alle 17 il lunedì, che corrisponde anche con l’apertura delle sale al secondo e terzo piano, limitando enormemente gli spazi per lo studio.[4]

Riteniamo quindi che una riflessione in tal senso sia opportuna al fine di permettere una maggiore flessibilità degli orari di apertura e chiusura delle biblioteche cantonali.

 

Fatte queste considerazioni, i sottoscritti firmatari chiedono al Consiglio di Stato di:

  1. Estendere durante tutto l’anno scolastico gli orari di apertura nel fine settimana, con un’apertura ragionevole il sabato e la domenica, sull’esempio di Mendrisio;
  2. Estendere gli orari di apertura degli spazi di studio nelle biblioteche cantonali anche durante la settimana nel periodo di preparazione agli esami universitari (dicembre e gennaio rispettivamente maggio e giugno);
  3. Prevedere degli orari d’apertura più flessibili durante le vacanze scolastiche, in particolare quelle estive;
  4. Elaborare un programma di volontariato con lo scopo di garantire un libero accesso agli spazi di studio delle biblioteche cantonali.

 

[1] Mozione 887.

[2] Messaggio 6701, p. 3.

[3] Messaggio 6701, p. 4.

[4] Corriere del Ticino, 13 luglio 2019, p. 10.

 

Categorie
News

«Forza 4» – La Domenica del Corriere in 30 minuti

Temi seconda parte: Educazione sessuale e sicurezza

Ospiti: Maurizio Agustoni (PPD), Michele Guerra (Lega), Fabio Käppeli (PLR), Siro Petruzzella (MPS).

Testo tratto da Teleticino.ch.

 

Guarda la trasmissione.

 

Categorie
Articoli

Sperimentiamo ora per migliorare la scuola di domani

È naturale che la scuola dell’obbligo faccia discutere e, soprattutto, che non faccia l’unanimità. Probabilmente non ha eguali nel rivestire così tanta importanza: accoglie i nostri giovani in tenera età, con i loro sogni e le loro paure, e li accompagna fino all’adolescenza e oltre, preparandoli al “mondo degli adulti”. Si tratta di fasi cruciali anzitutto per la crescita formativa e personale dei cittadini di domani, ma di riflesso per l’intera società.

Su una cosa sono però tutti concordi: la scuola ticinese necessità una riforma per fare dei passi in avanti. Rimane una buona scuola, ma dopo 40 anni senza cambiamenti importanti deve recuperare il passo.

Ogni ragazzo è diverso, e ogni ragazzo ha la sua intelligenza, la sua attitudine, le sue doti e pure i propri ritmi. Il bravo docente deve capire e aiutare ogni allievo a sviluppare le proprie potenzialità, cercando di portarle all’eccellenza. Le donne e gli uomini di scuola consultati ci hanno quindi indicato la necessità di gruppi più omogenei all’interno dei laboratori in terza e quarta media, divisi per competenze affinché l’incontro tra docente e allievo – dove la scuola avviene realmente ogni giorno – possa dare risultati ancora migliori. Questo modello per volontà del Gran Consiglio è quindi divenuto parte integrante della doppia sperimentazione in votazione, per cui dopo tre anni torneremo in Gran Consiglio a discutere sulla base di una valutazione esterna e indipendente, la quale confronterà i due sistemi oltre al sistema attuale.

In attesa della votazione e della conseguente scelta di chi svolgerà l’analisi i criteri non possono già essere definiti, tuttavia non è difficile immaginare che tra quelli centrali vi saranno lecompetenze acquisite, le settimane progetto, il carico di lavoro per i docenti oppure ancora l’alternanza fra laboratori, atelier e ore con la classe intera. Sarebbe certamente utile se alla definizione dei criteri fossero coinvolti anche persone competenti che ora sono contrarie alla sperimentazione. Senza i necessari adattemi legislativi non vi potrà comunque essere alcun automatismo nell’estensione di un progetto di riforma di cui oggi ci limitiamo a votare la fase pilota.

Ad ogni modo quello posto in votazione è un progetto profondamente rivisto rispetto alla prima versione: l’approfondimento in ogni fase della consultazione ha infatti permesso che diversi correttivi fossero già integrati e altre proposte tralasciate. Eppure la quasi totalità delle critiche sono rimaste proprio lì, ad esempio per quanto concerne il passaggio al medio superiore, mentre altre sono proprio inventate, come l’abolizione delle note di cui ancora leggevo nei giorni scorsi su queste pagine.

Per migliorare la nostra scuola bisogna provare oggi le innovazioni necessarie, votiamo SÌ per il futuro del nostro Cantone!

 

Opinione pubblicata sul Corriere del Ticino

 

Categorie
News

«La scuola che verrà» — Dibattito a Democrazia diretta

Dibattito sulla votazione cantonale del 23 settembre 2018.

Ospiti in studio per il SI:

  • Manuele Bertoli, consigliere di stato
  • Anna De Benedetti Conti, pres. Conferenza cantonale dei genitori
  • Fabio Käppeli, granconsigliere PLR
Ospiti in studio per il NO:
  • Piero Marchesi, presidente UDC
  • Sergio Morisoli, granconsigliere LA DESTRA
  • Andrea Giudici, granconsigliere PLR

Conducono Reto Ceschi e Massimiliano Herber.

Testo tratto da Rsi.ch.

Guarda la trasmissione.

 

Categorie
News

«Quadrilinguismo elvetico e inglese» — Dibattito a 60 minuti

Lingue, multilinguismo, grado di apprendimento delle lingue nazionali in Ticino e in Svizzera, intrusione dell’inglese e resistenza delle lingue minoritarie saranno tra i temi dell’edizione di 60 minuti estate. Quale politica linguistica e quale insegnamento per garantire la comprensione e dare le migliori possibilità ai giovani ticinesi e grigionesi?

Alessia Caldelari ne parlerà con gli ospiti in studio:

  • Brigitte Jörimann, consulente per le lingue cantone Ticino
  • Fabio Käppeli, granconsigliere PLRT
  • Martin Candinas, consigliere nazionale PPD Grigioni a Berna
  • Bruno Pedreira Coelho, studente ticinese all’Università di Zurigo

e in collegamento da Ginevra:

  • Paola Ceresetti, portavoce della missione permanente svizzera all’ONU

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Guarda la trasmissione.