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La Lex Fogazzaro torna in aula

Il trsistemente noto caso Fogazzaro ha portato alla luce un diplomificio di dimensioni sorprendenti. Un mercato in cui ottenere una maturità liceale rappresenta una via comoda e facilmente accessibile anche alle nostre latitudini.

Per rimediare a una legislazione datata e non sufficiente è sui banchi della Commissione formazione e cultura da oltre un anno una modifica delle norme concernenti l’insegnamento privato. Durante la scorsa seduta, a fronte di un rapporto di maggioranza e ben due di minoranza, il Gran Consiglio ha votato un rinvio in commissione (invero in un momento in cui la presenza in aula non brillava per nulla).

Con le modifiche proposte si vuole evitare che determinate “scuole” continuino a operare sul nostro territorio. Infatti la miglior definizione del regime autorizzativo rappresenta la principale novità: si vuole che le scuole private non parificate, le quali preparano alla maturità con esame svolto all’estero, non siano più autorizzate dal Cantone, a meno che non facciano effettuare ai loro studenti gli esami di maturità in Svizzera.

Le scuole serie non devono invece temere nulla, e riceveranno dallo Stato l’autorizzazione a formare i nostri giovani. Sono altri gli attori che non vogliamo più sul nostro territorio, nell’interesse pubblico e della scuola ticinese, ma soprattutto nell’interesse di chi frequenta queste scuole, e pure nell’interesse stesso delle scuole private, le quali sono le prime a dover volere che le mele marcie non abbiano più a esistere.

L’allievo e la sua famiglia investono tempo, energie e risorse finanziarie in un percorso formativo pluriennale che dovrebbe condurre il giovane all’ottenimento di un titolo ambito, senza disporre tuttavia degli strumenti per poter verificare la validità di tale percorso. Lo stato interverrà quindi quale garante che l’offerta formativa sia effettivamente adeguata all’ottenimento del titolo di studio in questione.

I destinatari di questa modifica legislativa – non dobbiamo dimenticarcelo – sono anche i giovani che faticano sui banchi dei licei pubblici e privati: magari non si capisce il senso di alcuni esami, o si fatica a capire perché bisogna studiare alcune discipline che si immagina non avranno nulla a che vedere con il proprio futuro. Non è facile, ma sappiamo che le scappatoie non pagano. E anche se si trovano, non si potranno trovare sempre anche una volta fuori dal mondo scolastico.

La Commissione formazione e cultura si è subito rimessa al lavoro per non perdere un ulteriore anno scolastico in cui la credibilità di tutto il nostro sistema educativo sarebbe rimasta in discussione. Grazie a un ritrovato dialogo con il Dipartimento, oltre che con una delle minoranze, si è potuti tornare in aula già nella sessione del prossimo mese con una soluzione ancora più condivisa, a fronte di qualche piccola precisazione in più.

 

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Pensare la mobilità oltre il confine

Chiunque vada a Lussemburgo vede duecentomila frontalieri parcheggiare in periferia e utilizzare i mezzi pubblici. Nel nostro caso la periferia si trova già oltre confine. Un sistema viario efficiente e integrato richiede che i progetti di agglomerato delle regioni di frontiera guardino oltre i confini nazionali, affinché il maggior numero possibile di frontalieri entri sul nostro territorio già̀ a bordo di un mezzo di trasporto pubblico, oppure ottimizzando fra loro l’occupazione dei veicoli privati (car pooling), in modo da sgravare il traffico locale. Se nel nostro Cantone si è fatto molto per potenziare e migliorare l’offerta di trasporto pubblico, è peccato che oggi vi sia ancora il vuoto al di là dei confini nazionali, fatta eccezione per le linee TILO.

Sulla base di queste considerazioni ho depositato ormai due anni or sono la mozione “Liberi di muoversi 2.0”, la quale chiedeva anzitutto di promuovere uno studio strategico sulla mobilità transfrontaliera che analizzi nella loro globalità̀ i flussi di traffico, per intervenire nei punti più critici a corto termine e considerare maggiormente la componente transfrontaliera a medio termine. Per esempio ancora non vi sono linee di bus transfrontaliere, poiché (solo) con l’Italia manca un accordo bilaterale sul trasporto dei passeggeri (cabotaggio). Un’altra richiesta era quindi quella di adoperarsi nei confronti della Confederazione e degli attori Italiani in questo senso. Ciò permetterebbe ai bus che oggi si fermano al confine di effettuare ulteriori fermate in P+R appositamente costruiti, alcuni già̀ esistenti, ma poco utilizzati.

 

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“Tutti contro la Lega” – Dibattito ad A fuoco

“Tutti contro la Lega”. Sembra questo l’unico punto fermo nei travagliati rapporti tra i partiti di sinistra. E contro via Monte Boglia spesso e volentieri si sono scagliati anche gli altri partiti di Governo. È questo il tema principale della puntata di A Fuoco. Ospiti di Prisca Dindo e Claudia Rossi saranno il sindacalista Giangiorgio Gargantini, il deputato leghista Gian Maria Frapolli e quello del PLR Fabio Käppeli.

Testo tratto da teleticino.ch

Guarda la trasmissione.

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Basta dumping, ma per davvero

L’iniziativa „Basta con il dumping salariale in Ticino“ lanciata dal Movimento per il socialismo è eccessiva. Per il costo di ben 10 milioni annui destinati ad assumere un esercito di nuovi funzionari, ma non solo. Vi sono infatti, tra i vari elementi, anche oneri burocratici a non finire per le imprese e per lo Stato nonché una pericolosa delegittimazione del ruolo del partenariato sociale, un modello di successo apprezzato e invidiato all’esterno dei confini elvetici. Tutto questo senza tener minimamente conto di quanto negli anni sia già stato attuato per migliorare la sorveglianza del mercato del lavoro. In poche parole tanti milioni e spesi anche male.

Dall’altra parte vi è invece il controprogetto, elaborato condividendo le preoccupazioni dell’iniziativa ma al fine di contrastare le distorsioni in modo realmente efficace. L’obiettivo non è solo quello di aumentare la quantità dei controlli, ma anche e soprattuto la loro qualità, agendo miratamente dove un miglioramento è davvero necessario. Inoltre valorizza e professionalizza diversi attori preposti alla sorveglianza del mercato del lavoro quali le commissioni tripartite e paritetiche, senza creare doppioni inutili ma onerosi. È immediatamente applicabile sulla base delle competenze e esperienze già acquisite perché completa l’attuale sistema. Ed è pure sostenibile finanziariamente, poiché vi sono destinati 10 milioni sull’arco di quattro anni.

Ma com’è la situazione attuale? Naturalmente è nell’interesse degli iniziativisti inventarsi di tutto e di più per sostenere la necessità di stravolgere il sistema. Ma forse, anzi decisamente, il sistema attuale non proprio tutto da buttare. Non dimentichiamoci infatti che già oggi il Ticino è il Cantone con il maggior numero di controlli: il 24% dei datori viene controllato annualmente a fronte di una media Svizzera del 5%, ma siamo i primi anche in termini assoluti. Con il controprogetto si va pertanto ad affinare un sistema che in caso di abusi ha già introdotto 16 contratti normali di lavoro per porre dei minimi salariali.

Tuttavia si può sempre fare meglio. Spendere è però facile, è più difficile spendere bene e miratamente. Ma in un periodo non facile per le finanze cantonali ciò è anche d’obbligo. Sosteniamo quindi il controprogetto per combattere davvero il dumping.

 

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Atti parlamentari

Liberi di muoversi 2.0 — Mozione

Ticino. 2021. Finalmente liberi di muoversi, da e per ogni angolo del Cantone, grazie a un sistema viario efficiente, moderno e integrato. Un sogno? Noi vogliamo sperare che sia fattibile, ma per fare ciò occorre invertire la rotta in modo deciso e non aver paura di identificare soluzioni innovative e il più possibile condivise.

Gli esempi positivi non mancano. Chiunque vada a Lussemburgo, vede i duecentomila frontalieri parcheggiare in periferia e utilizzare i mezzi pubblici. Nel nostro caso, con tutti i necessari distinguo, la periferia si trova già oltre confine. A mente di chi scrive è quindi chiaro che le soluzioni vadano individuate anche in Italia, al fine di incentivare il maggior numero possibile di frontalieri ad entrare sul nostro territorio già a bordo di un mezzo di trasporto pubblico, oppure ottimizzando fra loro l’occupazione dei veicoli privati (car pooling), in modo da sgravare il traffico locale, in particolare nel Sottoceneri.

Nella sua risposta all’interrogazione 16 settembre 2015 n. 133.15 “Quale strategia per migliorare la viabilità e la vivibilità in Ticino?” il Consiglio di Stato ha ribadito il principio di territorialità per quanto concerne il finanziamento di eventuali investimenti. Bisogna dire che oltre confine i progetti non mancano, come non mancano nemmeno i fondi europei cui l’Italia può far campo per finanziarli. In futuro la vicina penisola avrà poi ancor più facilità a finanziare progetti simili, grazie alla volontà di costituire a partire dal 2018 un fondo per le infrastrutture e la mobilità. La volontà di “impegnarsi a potenziare – in stretta collaborazione con la Svizzera – i collegamenti e le infrastrutture di trasporto che servono le zone di confine” è stata manifestata anche al momento di parafare l’accordo sui frontalieri, all’interno della dichiarazione unilaterale sui trasporti del 22 dicembre 2015[1]. Questo fondo, nelle intenzioni di diverse mozioni già approvate a Roma, dovrà come minimo raggiungere la quota attuale dei ristorni (circa 60 milioni).

Al fine di favorire l’indispensabile coordinazione di tutti questi progetti insieme a quelli ticinesi, ma soprattutto di poterne trarre il massimo vantaggio anche come Canton Ticino, proponiamo di commissionare uno studio strategico sulla mobilità transfrontaliera che analizzi nella loro globalità i flussi di traffico e in particolar modo i punti critici e i vari “colli di bottiglia”, ai due lati del confine, andando a soddisfare pure le esigenze di raccolta dei dati grazie all’aggiunta della componente transfrontaliera (comprendendo ad esempio un’analisi origine-destinazione ma anche il rilevamento degli orari di lavoro). Lo scopo a corto termine è quello di intervenire proprio nei punti più critici, valutando delle possibili misure e proponendo una strategia d’intervento, mentre a medio e lungo termine potrà essere sfruttato dalle Commissioni regionali dei trasporti per la realizzazione dei futuri Programmi d’Agglomerato. Questi in futuro potrebbero beneficiare di finanziamenti ancora maggiori da parte della Confederazione se considereranno maggiormente la componente transfrontaliera. I costi di questo studio, tutto sommato contenuti e dai benefici importanti, si ritiene possano essere sostenuti con i fondi Interreg già a disposizione, i quali sono previsti anche a questo scopo.

Tra i principali problemi da affrontare lo stato della mobilità transfrontaliera, l’integrazione tra sistemi viari diversi e l’efficienza dei nodi di collegamento, l’eventuale necessità di strutture transfrontaliere e le opportunità date dello sviluppo tecnologico (basti pensare ai P+R che non sono ancora in rete fra loro, non dispongono di liste di attesa e non permettono di scoprire facilmente dove e quanti posti liberi si possono trovare).

Infatti se nel nostro Cantone si è fatto molto negli scorsi anni per potenziare e migliorare l’offerta di trasporto pubblico, è peccato che oggi vi sia ancora il vuoto al di là dei confini nazionali, fatta eccezione per la linea TILO Bellinzona – Milano e speriamo a breve anche per la tratta Mendrisio – Stabio – Arcisate. La stessa Confederazione giudicando il PAM2 (Progetto di Agglomerato del Mendrisiotto di seconda generazione) evidenza questa mancanza e sottolinea che i progetti di agglomerato delle regioni di frontiera devono guardare oltre i confini nazionali e impostare sinergie con le regioni confinanti.[2]

Alla luce di queste considerazioni i sottoscritti firmatari – convinti che parte dei problemi di traffico riscontrati nel Sottoceneri possano essere risolta con una gestione più efficace della mobilità transfrontaliera – chiedono al lodevole Consiglio di Stato di

  1. Promuovere uno studio sulla mobilità transfrontaliera, attingendo a fondi Interreg, che permetta a corto termine di identificare e intervenire nei punti più critici e a medio termine di considerare maggiormente la componente transfrontaliera nei vari programmi di agglomerato;
  2. Farsi promotore di un tavolo transfrontaliero per la mobilità, eventualmente anche nell’ambito della Regio Insubrica;
  3. Continuare ad adoperarsi nei confronti della Confederazione e degli attori Italiani per avere – così come ci sono con Austria, Germania e Francia – un accordo bilaterale sul trasporto dei passeggeri (cabotaggio) anche con l’Italia. Questo permetterebbe agli autopostali che oggi si fermano al confine con l’Italia di effettuare ulteriori fermate in piazzali P+R appositamente costruiti, alcuni già esistenti, ma poco utilizzati.

 

 

[1] http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2015/comunicato_0255.html, consultato il 2 maggio 2016.

[2] “Le misure a sostegno dei trasporti pubblici e del traffico lento dovrebbero tradursi, nella parte svizzera dell’agglomerato, in una variazione della ripartizione modale a favore di questi ultimi vettori. Malgrado le misure transfrontaliere del programma (TMP4/TP1.2), il programma non tratta l’insieme del territorio dell’agglomerato e non propone sufficienti misure vincolanti per il trasporto motorizzato privato. Le conseguenze sono che il potenziale di ripartizione modale per gli spostamenti transfrontalieri viene realizzato solo in maniera molto parziale e che la situazione sul territorio italiano dell’agglomerato non si evolve.” Cit. Programma d’agglomerato Mendrisiotto di 2a generazione, Rapporto d’esame della Confederazione, 26 febbraio 2014, p. 13.

 

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Interviste

«PLR: Quindici anni di radicali cambiamenti» — Intervista

Tre lustri separano l’ingresso in Parlamento di Franco Celio e Fabio Käppeli – Cambia il modo di pensar la politica. Fra i due è scontro sullo strumento del referendum – Divergente pure il genere d’ammirazione per Rocco Cattaneo.

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Perché gli over 50 giovano alla politica?

«Perché senza dubbio significa avere qualche anno d’esperienza alle spalle. E per un giovane come me ciò si traduce in punti di riferimento ai quali rubare pillole di saggezza. Inevitabilmente le prospettive sono differenti, ma da questo giusto mix la politica può solo trarre beneficio».

Quale contributo possono fornire invece le nuove leve?

«I volti nuovi possono portare una ventata d’aria fresca, nuove idee e, magari, permettere di superare futili litigiosità trascinatesi in Parlamento da tempo. Più in generale gli over 50 contribuiscono a una politica più riflessiva, mentre noi giovani siamo più audaci e frizzanti».

Quale consiglio politico vorrebbe dare al suo collega?

«Noto che Franco Celio ha avuto alcune rimostranze verso il ricorso al referendum anche in casa PLR, ritenendolo estraneo agli usi tradizionali del partito. Ecco, forse da parte sua non è stato colto a pieno il cambiamento generato dalla perdita della maggioranza relativa in Governo. Uno scenario, questo, che ha cambiato le carte in tavola e che rende più che legittima una raccolta firme. E non è vero che con il referendum sugli ecoincentivi s’è voluto screditare lo Stato mettendosi a servizio dell’UDC (vedi la risposta 3 di Celio, ndr). Proprio perché lo Stato ci sta a cuore vogliamo che spenda nel migliore dei modi e per misure realmente utili».

Che risultato otterrà il suo partito alle federali?

«Ottenere il terzo seggio al Nazionale è possibile, ma non facile viste anche le congiunzioni altrui. Credo comunque che il partito possa seguire la crescita registrata un po’ in tutta la Svizzera. Il liberalismo sta tornando in auge e chi lavora seriamente e a lungo termine viene premiato».

Descriva il presidente del suo partito.

«Rocco ha pedalato tanto. Dopo un normale periodo di apprendistato, ha ingranato e i risultati si sono visti: il partito è tornato a crescere. Con il suo pragmatismo e arrivando da “fuori” ha favorito il rinnovamento, puntando con coraggio sui giovani e vincendo la scommessa».

Se dico “frontalieri” a che cosa pensa?

«Al Bussenghi e al Bernasconi della serie “Frontaliers”, che non mi sembra piacciano molto al collega Celio che intravedeva nel lavoratore italiano il civilizzatore e nella guardia di confine ticinese il sottosviluppato. Scherzi a parte, il frontaliere è una risorsa necessaria per il cantone, ma diventa un problema se sfocia nei fenomeni della sostituzione e del dumping. Non ci sono ricette miracolose, ma si potrebbe iniziare intervenendo sulla fiscalità dei frontalieri, eliminando il relativo accordo del 1974 che vieta la doppia imposizione in Svizzera e in Italia».

Presenti due misure per ridurre il deficit cantonale: una alla voce entrate e una alla voce uscite.

«Prima di tutto il Governo deve cercare di contenere la spesa, dove il margine di manovra è ampio. E in tal senso fatico a capire perché, nonostante si sia indicato chiaramente dove spendere meglio, non ci sia la volontà d’agire. Mi riferisco, nell’ambito dei sussidi di cassa malati, al calcolo del premio medio di riferimento basato sul modello del medico di famiglia che permetterebbe allo Stato di risparmiare milioni senza chiedere sacrifici. Sul fronte delle entrate invece il mio aiuto non serve; il Governo ha già dimostrato di ricorrervi troppo facilmente, ma non è il momento di ridurre il potere d’acquisto dei cittadini».

Quale atto parlamentare mira a presentare in questa legislatura?

«Mi sta a cuore il mondo della scuola, in quanto studente e membro della speciale commissione. A livello parlamentare mi batterò dunque, pensando alla riforma “La scuola che verrà”, per un servizio forte e di qualità e non votato all’egualitarismo indistinto e ideologico che altri vorrebbero: come partito non vogliamo un livellamento verso il basso».

Sarebbe bello se Governo e Parlamento conducessero in porto…

«Sarebbe fantastico se si concretizzasse una mia proposta (ride, ndr). Tornando serio, prima che si trasformi in una leggenda metropolitana la revisione dei compiti dello Stato, al fine di garantire delle finanze sane».

Può privare il Gran Consiglio di un partito. Quale e perché?

«I partiti siedono di diritto in Gran Consiglio in quanto eletti democraticamente. Detto questo, dovendo scegliere escluderei i Verdi. Vista la loro linea, due terzi potrebbero confluire nella Lega e un terzo nel PS. Hanno perso per strada il loro credo ecologico».

Se invece potesse rubare un deputato a un altro partito chi sceglierebbe e perché?

«Sicuramente ruberei un giovane. E tra i neoeletti ce ne sono molti validi. Tuttavia preferisco che rimangano nei rispettivi partiti, così da avere dei punti di riferimento con cui lavorare e creare alleanze. Cosa non possibile avendoli tutti nel PLR».

Qual è il politico più brillante che abbia mai calcato la scena ticinese?

«In questi giorni mi sembra giusto ricordare Giuseppe Buffi, un autentico esponente del liberalismo venuto a mancare proprio alla fine di luglio di 15 anni fa. Grazie a lui il Ticino è diventato un Cantone universitario e aperto al mondo».

 

Corriere del Ticino, 24 luglio 2015.

 

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Elezioni, faccia a faccia a Teleticino

Nel telegiornale di Teleticino ho potuto confrontarmi con Edoardo Cappelletti su alcuni temi di attualità quali l’accordo con l’Italia, il referendum sugli ecoincentivi e il risanamento del Gottardo.

Guarda il faccia a faccia.

 

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Interviste

Ecoincentivi, il referendum è servito — Intervista

Sugli ecoincentivi sarà referendum. Lo avevano promesso ancor prima dell’approvazione da parte del Gran Consiglio della nuova misura e oggi i Giovani Liberali Radicali hanno ufficializzato il lancio della raccolta firme nella conferenza stampa indetta insieme ai Giovani UDC. Contattato da Liberatv prima dell’incontro coi media, il Presidente dei GLRT Fabio Käppeli spiega innanzitutto i motivi che li hanno spinti a lanciare un referendum che, specifica, “è contro la modifica di legge che prevede l’aumento dell’imposta di circolazione dall’1 al 5%”.

«Noi siamo contrari a qualsiasi aumento delle tasse, soprattutto se prima non si è provato a risparmiare dove possibile, e nei vari dipartimenti i margini di manovra per farlo ci sono. Invece qui, ancora una volta, si va a prendere direttamente i soldi dalle tasche dei cittadini senza aver fatto prima i compiti, e non ci va per niente bene. E questo per finanziare dei sussidi a innaffiatoio di cui potrebbero usufruire tutti indiscriminatamente, anche chi guadagna 20mila franchi al mese.»

Insomma, il tasto dolente è per voi nei metodi adottati dal Governo per finanziare la misura.

«Noi non attacchiamo il decreto, non siamo contrari ad auto efficienti e al credito per la mobilità, quello a cui ci opponiamo è il modo in cui si è deciso di finanziare queste misure: ossia con un ulteriore aumento della spesa per i cittadini, invece che con misure di risparmio. Ricordiamo poi che gli aumenti riguarderanno anche le tasse di collaudo per 700mila franchi. Inizialmente poi il Consiglio di Stato potrebbe usare quei 5milioni pagati in più dagli automobilisti, che già ci sono, valutando le sue priorità e dando la precedenza alla mobilità aziendale. E se poi la misura dimostrerà la sua efficacia e il Governo continuerà a crederci, potrà trovare i soldi necessari all’investimento da altre parti, senza aumentare le tasse. Ma sugli ecoincentivi rimarremo vigili e vedremo in breve che effetti avranno, perché noi rimaniamo scettici sulla validità di questi sussidi a pioggia.»

Ponete anche sul piatto un’alternativa? Quale dovrebbe essere secondo voi la ricetta per la mobilità aziendale e contro l’inquinamento?

«Secondo noi le priorità sono altre: cambiare il tipo di veicoli non diminuirà il traffico. Le soluzioni sono nel potenziamento del trasporto pubblico e nel miglioramento della mobilità aziendale, non nella sola sostituzione dei veicoli. Inoltre, dobbiamo ricordare che abbiamo già la tassa di circolazione più cara della Svizzera: cinque volte più alta rispetto al Vallese e il 30, 40% rispetto ai Grigioni. Anche questi sono cantoni di montagna, con una rete viaria estesa e un traffico di transito importante, eppure hanno tasse più basse. Le affinità con il Ticino ci sono e dimostrano che anche per noi sarebbe possibile fare diversamente. Sia chiaro, noi non siamo insensibili alla tematica ambientale, come giovani ci sta a cuore un futuro sostenibile. Ma non tutto quello che è verde è bello. È una demagogia che non ci piace: siamo per la concretezza e siamo certi che i soldi che ora si vogliono mettere sul piatto potrebbero essere investiti meglio. E vorrei toccare un altro punto.»

Prego.

«Questa tassa non va a toccare i frontalieri: sono stati clamorosamente dimenticati, quando anche loro contribuiscono in misura importante all’inquinamento e al traffico nel nostro cantone. Noi siamo quindi per un sistema di imposte di circolazione che vada a colpire tutti gli utenti della strada, ma senza nuovi aggravi per i ticinesi, soprattutto in questo momento di crisi economica dove si ha un aumento generale delle spese rispetto a salari che non crescono affatto.»

Veniamo alla polemica politica: di fronte alla vostra mobilitazione, la Lega ha accusato il PLR di metter davanti i suoi giovani, di usarli come ‘scudo’ perché teme di perdere questo referendum. Come presidente dei Giovani Liberali cosa risponde?

«Si sbaglia. Non mi sento per nulla ‘messo davanti’. Lo spunto è arrivato da noi: prima ancora del voto in Gran Consiglio, abbiamo pubblicato, per mano di Alessandro Spano (vicepresidente GLRT), un comunicato in cui ci dicevamo fermamente contrari a ulteriori aumenti di tasse e spesa pubblica, minacciando il referendum. Dopodiché siamo stati contattati dai Giovani UDC, che infatti sono con noi in questa raccolta firme, e abbiamo ricevuto diversi input dai nostri membri e dallo stesso PLR: è stata pe rnoi la dimostrazione che non siamo soli e che la nostra era la decisione giusta. E durante il comitato direttivo di ieri abbiamo preso la decisione definitiva. Era presente anche il Presidente Rocco Cattaneo, che ha garantito il sostegno del PLR. Non veniamo quindi lanciati in prima linea, ma siamo appoggiati in una proposta che viene da noi, e per noi è un attestato di fiducia importante da parte del partito.»

Käppeli, i tempi del referendum sono stretti: c’è tempo fino al 12 gennaio per raccogliere le 7mila firme necessarie. Quale è il suo appello ai ticinesi?

«Certo, i tempi sono stretti, ma noi confidiamo che i ticinesi siano d’accordo con noi nell’esser stufi dei continui aumenti e vogliano dire chiaramente che così non va bene. L’invito è perciò quello di firmare subito e sostenerci in questa richiesta al Consiglio di Stato, per far capire che bisogna risparmiare invece di continuare tassare.»

Intervista pubblicata su liberatv.ch.

 

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Frontalieri, propaganda e brodo — Intervista

Ancora una sfida, l’ultima, sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

L’Europa ormai da tempo è in crisi. Siamo al tramonto del sogno europeo?

Può essere. L’Unione europea, che dovrebbe far fronte a questa crisi, è più debole di quando vi era grande prosperità da diversi decenni. Se invece di allargarsi a dismisura avessero consolidato l’unità politica oggi avrebbero il margine di manovra necessario. Invece la sola unità economica ha reso l’Unione Europea un’organizzazione fallimentare.

Il movimento “Stop all’ignoranza di massa” ha definito l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” «illusoria, ipocrita, indegna, crudele, pericolosa, disumana, mistificante». Da zero a dieci, quanto condividi questo giudizio?

Non più di 3-4, poiché sono termini esagerati: credo che sia fondamentale avere sempre rispetto per tutti, anche e soprattutto per coloro che non la pensano come te. Il dialogo è una delle caratteristiche che ha reso forte la Svizzera nel corso degli anni… non limitiamoci ad attaccare e ad urlare più forte degli altri per avere ragione!

Si teme che l’economia elvetica possa subire delle ripercussioni a causa dell’iniziativa UDC. Sei d’accordo?

Sì, assolutamente. Con questa iniziativa molte imprese non avrebbero più a disposizione la forza lavoro di cui oggi possono disporre, e questo le spingerebbe a delocalizzare una parte dei loro posti di lavoro, con conseguenti minori entrate fiscali. A rimetterci sarebbe quindi, oltre alle aziende stesse che perderebbero competitività a livello internazionale, l’intera collettività. Non bisogna cercare di risolvere dei problemi creando altri problemi, e rischiando di peggiorare la situazione.

In Ticino ci sono troppi frontalieri?

Sicuramente sono tanti. Non so dire quanto sia diffuso il fenomeno della sostituzione, ma è presente. Tuttavia la maggior parte dei frontalieri che entrano ogni giorno in Ticino vanno a colmare una mancanza di manodopera. I frontalieri permettono anche a molte imprese di dar lavoro a residenti. Purtroppo vi è chi se ne approfitta per tornaconto personale.

L’iniziativa potrebbe servire per limitare il dumping dei salari e la disoccupazione nel nostro Cantone?

No, è utopico sperare che togliendo i frontalieri si creerebbe lavoro per i residenti. Anzi, solo per gli Svizzeri. Bisogna investire sui contratti collettivi di lavoro con minimi salariali settoriali. Denunciando l’accordo sui frontalieri togliamo i privilegi di cui godono nei confronti dei loro connazionali, disincentivando l’accettazione di paghe da fame o di contratti solo formalmente al 50%. Inoltre vanno aumentati esponenzialmente i controlli e in seconda fase anche le multe. Qualche passo nella giusta direzione è già stato fatto ma dobbiamo recuperare il ritardo accumulato. Il sistema dei contingenti in vigore negli anni Novanta non ha evitato picchi di disoccupazione del 10% in Ticino.

A proposito di dumping salariale, favorevole all’introduzione di un salario minimo di 4’000 franchi mensili?

No, sono contrario. Per via di un semplice fenomeno inflazionistico aumenterebbe il costo della vita e risulterebbero svantaggiati settori chiave dell’economia svizzera e ticinese quali il turismo e le esportazioni. 4’000 per tutto il territorio nazionale sono decisamente troppi. Sono invece favorevole all’iniziativa lanciata dai Verdi a favore dei contratti collettivi con minimi salariali, e che in assenza di questi prevede l’intervento del Consiglio di Stato per definirne uno.

Un sì a questa iniziativa significa che nell’opinione pubblica è definitivamente tramontato il sostegno al neoliberismo e al liberalismo economico?

Onestamente non penso. Dal mio punto di vista la popolazione ha delle priorità, e una di queste, almeno in Ticino, è risolvere il problema del frontalierato; se questa iniziativa dovesse venir approvata non sarà sicuramente a seguito di una riflessione sui massimi sistemi. Tanto più che al giorno d’oggi non c’è una definizione precisa del termine “neoliberismo”: questo termine è spesso usato in modo confuso e accusatorio.

Il PLR ha proposto, seguito da tutti gli altri partiti, di chiedere a Berna di disdire l’accordo con l’Italia sui frontalieri. Propaganda pre-elettorale?

Lo dicevano anche tutte le altre forze politiche al momento della presentazione. Eppure nell’arco di pochi giorni hanno seguito a ruota. È una richiesta che merita davvero e con le necessarie basi tecniche.

La Lega è insorta per un’intervista a Simonetta Sommaruga su Rete 1. La RSI è venuta meno alla sua imparzialità?

Non mi sembra proprio, i giornalisti hanno svolto il loro lavoro con professionalità per portare le risposte del Consiglio Federale ai nostri problemi. Evidentemente per la Lega tutto fa brodo. Probabilmente si sono però già dimenticati della trasmissione di Falò che ben evidenziava i problemi degli accordi bilaterali, ma questa volta in prima serata televisiva.

Intervista pubblicata su ticinolibero.ch.