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Senza coraggio non c’è futuro

A 100 anni dalla nascita dei Giovani Liberali Radicali Ticinesi non posso non ricordare con un po’ di nostalgia gli anni intensi e di scoperta trascorsi all’interno di un movimento che rappresenta molto di più di una palestra politica.

L’adesione a GLRT a 16 anni è stata la logica decisione quando ho voluto portare anche in politica il mio impegno a favore della collettività, ritrovandomi pienamente negli ideali e nel modo di fare politica del PLR.

In molti dicono che i giovani in politica devono avere il coraggio di osare. Quando tra il 2014 e il 2015 ho avuto l’onore e l’onere di presiedere GLRT abbiamo dimostrato di averne parecchio con il lancio del referendum contro l’aumento delle imposte di circolazione, che dopo una raccolta firme incredibile è poi stato sostenuto in votazione popolare dal 67% dei cittadini che hanno condiviso le nostre ragioni. Solo in questo modo, e con la giusta dose di impegno e determinazione, anche i sogni e le sfide più grandi e apparentemente impossibili diventano invece possibili.

A tutti i livelli i GLR rappresentano i giovani che non si limitano a piangersi addosso, ma che sentono forte la responsabilità di impegnarsi in prima persona per il proprio futuro. Avanti così, con fiducia nei giovani!

 

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Atti parlamentari

Orari di apertura prolungati per studiare nelle Biblioteche cantonali – Mozione

  1. PREMESSA

La Carta delle biblioteche svizzere (2010) sostiene che “nella società dell’informazione le biblioteche svolgono un ruolo di primaria importanza, al fine di rendere accessibili alle differenti fasce di utenti le informazioni in tutte le loro forme di pubblicazione; provvedere, mediante la loro messa in rete, all’approvvigionamento bibliotecario di base dell’intera popolazione; mettere a disposizione in modo capillare le risorse elettroniche di informazione; contribuire a superare il ritardo nella fruizione del digitale; conservare nel tempo il sapere e il patrimonio culturale”.

Nelle strutture cantonali, oltre agli utenti che usufruiscono del servizio di prestiti offerto dal Sistema Bibliotecario Ticinese, spesso e volentieri vi si recano studenti liceali, della Scuola Cantonale di Commercio e una folta schiera di universitari ticinesi che frequentano gli atenei d’Oltralpe che si ritrovano per portarsi avanti con ricerche, tesi di vario tipo, per preparare gli esami o semplicemente ripassare. A mente dei firmatari le biblioteche sono da considerare come delle vere e proprie “case della cultura e dello studio”, per cui il nostro Cantone non fa eccezione.

 

  1. ISTORIATO

Con mozione del 12 marzo 2012 il deputato Paolo Pagnamenta e cofirmatari chiedevano al Consiglio di Stato di intraprendere delle misure concrete al fine di rendere gli orari d’apertura delle biblioteche cantonali più flessibili. Già sette anni fa si metteva in risalto come “gli orari di apertura delle biblioteche cantonali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio non soddisfano sufficientemente le esigenze degli utenti, in particolare degli studenti, per i quali questi istituti non rappresentano soltanto un luogo di consultazione e prestito di libri, ma anche un ritrovo dedicato allo studio ed alla riflessione”.[1]

Nella risposta del Consiglio di Stato, lo stesso Governo affermava che gli orari di apertura delle quattro biblioteche cantonali sono disomogenei e andranno armonizzati.[2]A distanza di sette anni abbiamo notato un’armonizzazione sull’arco dell’anno scolastico, ma soprattutto un incredibile miglioramento a Mendrisio grazie all’apertura de La Filanda, che ha aumentato la fruibilità di questa Biblioteca cantonale di ben 49 ore.

Nella tabella seguente vengono presi in considerazione gli orari d’apertura attuali delle quattro biblioteche cantonali.

 

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
Bellinzona (58 ore) 9-21 8.30-19 8.30-19 8.30-19 8.30-19 9-13 chiuso + 14 ore
Locarno (44 ore) chiuso 9-19 9-19 9-19 9-19 9-13 chiuso + 12 ore
Lugano (50.5 ore) 13-18.30 9-18.30 9-18.30 9-18.30 9-18.30 9-16 chiuso =
Mendrisio (84 ore) 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 9-21 + 49 ore

Riteniamo però che per quanto riguarda il fine settimana, giorni in cui la maggior parte di studenti universitari rientra in Ticino, si possa e si debba fare di più, nell’interesse dei giovani stessi ma anche – non meno importante – per permettere loro di rientrare in Ticino. Ciò contribuirebbe infatti a mantenere un legame forte con il proprio Cantone in vista di un futuro rientro, con lo scopo di ridurre la fuga dei cerveli che non tornano più del tutto.

 

  1. LIBERO ACCESSO NEL FINE SETTIMANA

La situazione di Mendrisio mostra una chiara volontà di andare incontro alle esigenze della popolazione, permettendo a studenti e utenti del sistema bibliotecario ticinese di accedere anche la domenica, e pure con una fascia di apertura adeguata. Sarebbe chiaramente auspicabile che simili condizioni vengano estese a tutto il Cantone.

Già nel 2012 per quanto riguarda il libero accesso alla domenica, l’esecutivo cantonale affermava che “è impensabile aprire una biblioteca senza la presenza di personale formato, capace di consigliare l’utenza, conoscitore di quanto la biblioteca può offrire, come è impensabile aprire una biblioteca escludendo il prestito”.[3]

In Svizzera interna oltre ad essere stato pensato già diversi decenni fa ciò non crea il minimo problema, e l’accesso domenicale è permesso con regole differenti: ad esempio lasciando accedere alle sale della biblioteca solo chi è in possesso della carta studenti (nel caso di alcuni atenei) senza fornire alcun servizio di prestito o informazioni specialistiche, assistenza alla ricerca o supporto in caso di problemi con le attrezzature (questo anche per quanto riguarda biblioteche non universitarie).

Ancora recentemente in un’intervista apparsa sul Corriere del Ticino di sabato 13 luglio 2019, il direttore delle Biblioteche cantonali Stefano Vassere evidenziava come la mancanza di personale incida pesantemente sulla disponibilità degli orari di apertura. Tuttavia, se il concetto di biblioteca fosse ampliato a “casa della cultura e dello studio” ci accorgeremmo che la maggior disponibilità di spazi delle biblioteche potrebbe esulare dalla presenza di personale altamente qualificato, soddisfando le esigenze di entrambe le parti coinvolte, studenti e impiegati, e contenendo pure notevolmente i costi.

 

  1. ORARI D’APERTURA DURANTE LE VACANZE SCOLASTICHE

Nel medesimo articolo venivano inoltre segnalate delle chiusure, anche prolungate, definite piuttosto frustranti per chi necessita di accedervi per fare ricerca, preparare dei lavori accademici oppure per semplice interesse personale.

La situazione della Biblioteca cantonale di Bellinzona necessita anche particolare attenzione; come riportato dal Corriere del Ticino “la biblioteca cade vittima di orari a volte scomodi e chiusure frustranti che contrastano questo principio [il libero accesso] fondante. Da sempre gli orari dipendono dal personale, che costituisce una lotta infinita, e questo in parte è la causa delle ore di lavoro particolari. Il prestito e l’apertura della sala consultazione e della piazza non coincidono; il primo apre alle 10 fino alle 19 dal martedì al venerdì e soltanto alle 17 il lunedì, che corrisponde anche con l’apertura delle sale al secondo e terzo piano, limitando enormemente gli spazi per lo studio.[4]

Riteniamo quindi che una riflessione in tal senso sia opportuna al fine di permettere una maggiore flessibilità degli orari di apertura e chiusura delle biblioteche cantonali.

 

Fatte queste considerazioni, i sottoscritti firmatari chiedono al Consiglio di Stato di:

  1. Estendere durante tutto l’anno scolastico gli orari di apertura nel fine settimana, con un’apertura ragionevole il sabato e la domenica, sull’esempio di Mendrisio;
  2. Estendere gli orari di apertura degli spazi di studio nelle biblioteche cantonali anche durante la settimana nel periodo di preparazione agli esami universitari (dicembre e gennaio rispettivamente maggio e giugno);
  3. Prevedere degli orari d’apertura più flessibili durante le vacanze scolastiche, in particolare quelle estive;
  4. Elaborare un programma di volontariato con lo scopo di garantire un libero accesso agli spazi di studio delle biblioteche cantonali.

 

[1] Mozione 887.

[2] Messaggio 6701, p. 3.

[3] Messaggio 6701, p. 4.

[4] Corriere del Ticino, 13 luglio 2019, p. 10.

 

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Con l’e-voting il Ticino guarda avanti

Presto vedremo il voto elettronico anche in Ticino? Forse non così presto come la recente decisione del Gran Consiglio potrebbe far pensare o sperare, ma il primo passo è stato fatto. Grazie all’emendamento del Gruppo PLR spinto dai Giovani Liberali Radicali Ticinesi – che da anni seguono questo tema – si è infatti approvata la base legale affinché possa aver luogo una sperimentazione.

Il Consiglio di Stato dovrà ora presentare un messaggio per implementare questa innovazione. Si tratta di una modalità di voto che da oltre 15 anni da buona prova e agevola il voto in oltre una decina cantoni, permettendo di esercitare i propri diritti politici in pochi “click”. Tra i principali vantaggi oltre alla facilità e alla sicurezza del conteggio (talvolta messo in discussione) si rende davvero possibile il voto di chi si trova all’estero. Non è infatti raro che diverse centinaia di buste arrivino ai Comuni solo a votazioni archiviate.

La digitalizzazione sta avanzando a ritmo sostenuto. Certo, il diritto di voto è qualcosa di grande valore e delicato, bisogna quindi procedere con le dovute garanzie, ma è importante rimanere un Cantone innovativo anche in questo ambito.

L’introduzione di una nuova possibilità di voto non cambia quelle già in uso, che chiaramente rimarranno a disposizione, ma che pure non sono esenti da rischi. È curioso osservare come gran parte delle critiche sentite durante il dibattito parlamentare siano le medesime già sentite al momento di introdurre il voto per corrispondenza, eppure questo strumento è oggi apprezzato dalla quasi totalità dei votanti.

 

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«Quadrilinguismo elvetico e inglese» — Dibattito a 60 minuti

Lingue, multilinguismo, grado di apprendimento delle lingue nazionali in Ticino e in Svizzera, intrusione dell’inglese e resistenza delle lingue minoritarie saranno tra i temi dell’edizione di 60 minuti estate. Quale politica linguistica e quale insegnamento per garantire la comprensione e dare le migliori possibilità ai giovani ticinesi e grigionesi?

Alessia Caldelari ne parlerà con gli ospiti in studio:

  • Brigitte Jörimann, consulente per le lingue cantone Ticino
  • Fabio Käppeli, granconsigliere PLRT
  • Martin Candinas, consigliere nazionale PPD Grigioni a Berna
  • Bruno Pedreira Coelho, studente ticinese all’Università di Zurigo

e in collegamento da Ginevra:

  • Paola Ceresetti, portavoce della missione permanente svizzera all’ONU

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Guarda la trasmissione.

 

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SÌ alla civica, perché ne abbiamo bisogno

Il prossimo 24 settembre votiamo sulla civica e sul testo di Legge preparato dalla Commissione speciale Scolastica del Gran Consiglio. Quando nel 2013 fu lanciata l’iniziativa a monte del testo elaborato dalla Commissione ho avuto modo di scrivere che „uno studente liceale può prendere la maturità conoscendo perfettamente il calcolo infinitesimale e la geometria euclidea, ma senza sapere chi sia e “che cosa faccia nella vita” chi poi firma il suo diploma“. Mi basavo sul vissuto quotidiano da studente liceale, mentre con le opportune evidenze scientifiche aveva già suonato il campanello d’allarme il rapporto SUPSI „Cittadini a scuola per esserlo nella società“ del 2012.

In un sistema partecipativo come il nostro è fondamentale che chi è chiamato a votare ed eleggere sia nella condizione di poter adempiere questo compito. Alla luce del rapporto SUPSI e di alcuni servizi giornalistici che ancora recentemente hanno provato a sondare il terreno, non possiamo più dare per scontato che queste conoscenze vi siano o – peggio ancora – far finta di poter andare avanti come fatto finora senza porre dei correttivi.

La proposta votata dal parlamento ticinese a larghissima maggioranza (70 deputati provenienti da tutte le forze politiche) intende istituire la materia separata civica ed educazione alla cittadinanza, con un suo voto e una dotazione oraria minima di due ore mensili, ricavandone il tempo necessario dalla storia. Ecco spiegato il gran fervore con cui alcuni docenti di storia si oppongono alla modifica di Legge in votazione. Tuttavia se già oggi la civica viene insegnata correttamente, e fortunatamente sono in molti a farlo, la storia non si vedrà privata delle sue ore visto che il quantitativo previsto è paragonabile all’attuale.

Per chiarire un aspetto troppo facilmente strumentalizzato, „una dotazione oraria minima di due ore mensili“ non significa che la Commissione scolastica voglia creare una lezione con due sole ore al mese e poi arrivederci al mese prossimo. Come Commissione abbiamo infatti lasciato la libertà organizzativa al DECS, che potrà quindi anche condensare le ore di civica in un unico semestre o anno scolastico.

Ma la civica non è storia. La civica e il diritto tutto è un prodotto della società e quindi frutto di determinati processi storici, che però vive e fonda la sua ragion d’essere nell’attualità quotidiana e che quindi merita di essere studiata come tale. Ciò non toglie che se alcune evoluzioni sono indispensabili potranno comunque essere sempre riprese dai docenti, cui rimane la libertà didattica, allo stesso modo in cui avviene nelle facoltà di diritto.

La necessità odierna è però quella di capire come funzionano le istituzioni, con quale iter una nuova legge viene emanata. Si fa un gran parlare di lobby e gruppi di interesse e spesso si leggono lamentele di scarsa trasparenza. A chi fa politica risulta evidente come le istituzioni siano mosse (in modo anche visibile) da interessi contrastanti che a volte si ritengono preponderanti e altre volte meno. Se una proposta arriva da un determinato attore politico, in un determinato momento e in una determinata forma non è frutto del caso ma di precise logiche e interessi di parte, identificabili in ogni votazione.

Se saper distinguere un Parlamento da un Governo e conoscerne i relativi ruoli è nozionismo, allora si voti pure contro. Non la pensano così i giovani, cui possiamo dare ascolto e che tramite il Consiglio cantonale hanno più e più volte trattato il tema e ribadito la volontà di un potenziamento e miglioramento della civica nelle scuole (precisamente negli anni 2001, 2004, 2008, 2013, 2014 e 2017). Ecco quindi che nell’urna imbucherò un SÌ chiaro e convinto alla civica.

 

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Atti parlamentari

Anticipiamo l’insegnamento del tedesco – Mozione

L’importanza del tedesco per la coesione nazionale

La Svizzera può vantare una peculiarità assoluta, considerata anche una delle grandi ricchezze che il nostro Paese possiede: il plurilinguismo. Previsto anche dalla nostra Costituzione federale, all’art. 70 cpv. 3 è ancorata la promozione della comprensione e degli scambi tra le comunità linguistiche.

Come precisato nell’interpellanza 15.3293 del Consigliere nazionale Giovanni Merlini “la promozione del plurilinguismo in una nazione multiculturale e federalista assolve una funzione essenziale ai fini della coesione nazionale” ; lo stesso Consiglio federale, nella risposta all’interpellanza sopracitata considera “infatti il plurilinguismo quale collante che unisce tutti i tasselli del mosaico politico e culturale che formano il nostro Paese; riconosce anche il plurilinguismo come fattore economico chiave, atto a facilitare le nostre relazioni commerciali e culturali, offrire prospettive professionali e aumentare le opportunità sul mercato del lavoro”.

La lingua ed il suo significato fattuale hanno una valenza per il singolo in quanto rappresentano l’identità del cittadino. La lingua va dunque considerata importante in quanto descrive l’appartenenza ad un gruppo culturale, garantendo così coesione nazionale, permettendo al singolo di integrarsi maggiormente e far capo a delle esperienze personali, professionali e non.

La lingua tedesca, prima lingua in Svizzera, è di fondamentale importanza per il mantenimento del plurilinguismo. Con l’insegnamento della lingua tedesca e della lingua francese nelle nostre scuole si contribuisce a dar valore alla coesione nazionale. Senza plurilinguismo non saremmo più la Svizzera. La coesione nazionale va inoltre intesa come volontà di comprensione e di collaborazione reciproca dell’intera popolazione svizzera.

 

L’importanza del tedesco per il mondo del lavoro ticinese

Anticipare lo studio del tedesco permette ai ragazzi di crescere con una “mente bilingue”. Ciò presenta numerosi vantaggi e in primis sul mercato del lavoro: infatti sono sempre di più le aziende che intrattengono rapporti con le aziende della Svizzera interna e la Germania, dove il tedesco, in questi casi, è fondamentale. Ma anche dal punto di vista sociale i vantaggi sono molti, facilitando le relazioni con i concittadini d’oltre Gottardo. Decine di studi, inoltre, sostengono che l’apprendimento di due lingue nella prima infanzia migliori una serie di abilità cognitive.

Studi del World Economic Forum, in Svizzera, Gran Bretagna, Canada e India dimostrano che esistono anche benefici finanziari dovuti al bilinguismo o al multilinguismo, che possono quindi certamente rendere le economie più floride favorendo un vantaggio competitivo. Uno studio elvetico, ad esempio, stima che il multilinguismo contribuisca al 10% del PIL nazionale, dimostrando che le competenze linguistiche dei lavoratori aprono più mercati alle imprese svizzere, con grande vantaggio per tutta l’economia.

E oltre alle competenze puramente cognitive, i guadagni sociali possono essere altrettanto importanti. Uno studio recente dimostra, ad esempio, che i bambini bilingui (ma anche i bambini semplicemente esposti a una seconda lingua) sono in grado di interpretare meglio le intenzioni di un’altra persona, grazie alla capacità di vedere le cose dalla loro prospettiva.

È dunque necessario impegnarsi a promuovere maggiormente la lingua tedesca in Ticino, in modo tale che possa essere considerata un valore aggiunto soprattutto per due motivi principali. Anzitutto porterebbe grandi vantaggi in vari settori quali economia, relazioni internazionali e turismo; in secondo luogo poiché offrirebbe molte opportunità, direttamente a favore dei ticinesi e della manodopera locale. Il tedesco è dunque un atout fondamentale per il mondo del lavoro, ossia un vantaggio competitivo notevole e, di conseguenza, il suo insegnamento va potenziato. La scuola ha quindi il compito di fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per poter avere degli sbocchi professionali, in questo caso promuovendo e anticipando l’insegnamento del tedesco.

Iniziando prima lo studio del tedesco, i giovani che vorrebbero partire per gli studi oltre Gottardo avrebbero molte meno difficoltà nell’inizio degli stessi e i ticinesi sarebbero più competitivi in tutti gli ambiti professionali del mercato del lavoro locale. Questo perché l’economia ticinese intrattiene parecchie e importanti relazioni con la Svizzera interna: basti pensare ad un cameriere ad Ascona oppure a un giovane avvocato, che senza la conoscenza del tedesco avrebbero difficoltà nel trovare impiego. Non dimentichiamo poi che con Alptransit le relazioni con il mercato del lavoro della Svizzera interna aumentano e aumenteranno sempre di più: conoscere quindi la lingua tedesca è e sarà fondamentale.

A dimostrazione che il tedesco è fondamentale per il mercato del lavoro elvetico, basta ricordare che in Svizzera tra le 4 e le 4.5 milioni di persone parlano svizzero tedesco o tedesco sul posto di lavoro (circa il 63% sul totale dei posti di lavoro), il 18.5% parla francese, l’11.5% inglese e solo il 5.5% parla italiano. Mentre in Ticino sono 34’461 le persone che parlano tedesco o svizzero tedesco sul posto di lavoro su un totale di 157’683 persone occupate (circa 21.8%).

 

Atti parlamentari

Il tema non è nuovo, tanto che già nel 2009 una mozione di Duca Widmer a nome della Commissione speciale scolastica – tuttora inevasa – sollevava il problema delle lingue e in particolare del tedesco nelle scuole ticinesi chiedendo al DECS di «dare avvio a un progetto di riforma globale dell’insegnamento delle lingue nei livelli SI/SE/SME/SMS/SP».

Nel 2010, invece, il deputato Stojanovic interrogava il Consiglio di Stato per avviare un progetto pilota per offrire corsi facoltativi e gratuiti di svizzero tedesco. Interrogativi a cui il Governo ha risposto in parte negativamente, in parte delegando ai corsi per adulti che sarebbero partiti di lì a poco.

Nel 2011 è stata una mozione di Pagnamenta e cofirmatari a riportare il tema del tedesco in Parlamento. La mozione in oggetto – approvata dal Gran Consiglio nel 2013 e ancora in attesa di concretizzazione da parte del DECS – chiedeva al Governo di potenziare lo studio delle lingue nazionali e in particolare del tedesco, sensibilizzando i giovani a partire oltralpe per le prime esperienze lavorative e a promuovere scambi di corsi di formazione professionale.

 

Fatte dunque queste considerazioni, i sottoscritti deputati chiedono al Consiglio di Stato di elaborare una proposta affinché l’insegnamento del tedesco venga anticipato e potenziato nelle scuole dell’obbligo.

Alessandra Gianella e Fabio Käppeli

Maurizio Agustoni, Henrik Bang, Marcello Censi, Franco Denti, Alex Farinelli, Natalia Ferrara, Gianmaria Frapolli, Sebastiano Gaffuri, Tiziano Galeazzi, Sabrina Gendotti, Sergio Morisoli, Paolo Pagnamenta, Paolo Pamini, Nicola Pini, Matteo Quadranti, Amanda Rückert

 

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1 anno di Gran Consiglio

PER VOI. GRAZIE A VOI.

Tempus fugit! È proprio vero. Sembrava ieri, quando con le palpitazioni a 1000 dichiaravo fedeltà alla Costituzione e alle Leggi, pronto a cogliere la nuova sfida di cui mi avete onorato.

Ho cercato di dare il massimo per ringraziarvi della fiducia ricevuta e per apprendere al più presto il funzionamento di una „macchina“ che era già in funzione. A facilitare ciò l’aiuto e l’accoglienza dai colleghi di Gruppo più navigati, che insieme alla motivazione dei neo entrati, hanno contribuito a creare un ottimo ambiente e fatto in modo che si potesse collaborare e lavorare bene nell’interesse di tutti.

Ho cercato di essere sempre presente e – soprattutto – preparato alle sedute di commissione scolastica, energia e, da quest’anno, anche della neo costituita revisione della legge sul Gran Consiglio, come pure a quelle del plenum e di Gruppo. Ho trovato i temi trattati molto stimolanti e andare alle riunioni e redigere i primi rapporti è stato un piacere. Il piacere di rendersi utili e di far qualcosa per la collettività.

Studiando a Lucerna i chilometri percorsi in treno non sono stati pochi (ho rinunciato subito a tenerne il conto…), ma ho trovato attimi in cui poter approfondire i dossier e lavorare (quasi sempre…) e non pochi importanti momenti di riflessione, anche grazie ai nostri meravigliosi paesaggi. E la presenza, come potete vedere seguendo i link qui sotto, mi sembra di poter dire sia sempre stata garantita. In quest’anno ho anche depositato 5 atti parlamentari (quattro interrogazioni e una mozione) e altri sono ancora delle bozze, o semplicemente delle idee nella mia testa che verranno presentate prossimamente, insieme ad altri rapporti che sto portando avanti nelle commissioni.

Ho cercato anche di ascoltare tutti quelli che avevano qualcosa da dirmi, votando poi secondo coscienza. Posso garantire che non mi sono mai dimenticato di chi mi ha votato e di quale fosse il compito per cui sono stato eletto. L’interesse dei miei concittadini e del Cantone che amo, e che grazie alla politica ho potuto scoprire ancor di più.

Vorrei però anche ricordare quando i Giovani Liberali Radicali Ticinesi insieme ai Giovani UDC sono riusciti a evitare l’aumento delle tasse di circolazione, forti del sostegno di ben 2 cittadini ticinesi su 3!

Un anno vissuto intensamente quindi, ed è solo l’inizio. L’unica cosa che posso fare è pero dire a tutti GRAZIE… grazie davvero.

 

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Collegamenti (cliccare per accedere):

Atti parlamentari depositati (fabiokaeppeli.ch)

Dettaglio Deputati, scheda personale (ti.ch)

Presenze dei membri del Gran Consiglio alle sedute della legislatura (ti.ch)

Presenze dei Deputati ai lavori delle Commissioni speciali della legislatura (ti.ch) (Commissioni scolastica e dell’energia)

 

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Atti parlamentari

Liberi di muoversi 2.0 — Mozione

Ticino. 2021. Finalmente liberi di muoversi, da e per ogni angolo del Cantone, grazie a un sistema viario efficiente, moderno e integrato. Un sogno? Noi vogliamo sperare che sia fattibile, ma per fare ciò occorre invertire la rotta in modo deciso e non aver paura di identificare soluzioni innovative e il più possibile condivise.

Gli esempi positivi non mancano. Chiunque vada a Lussemburgo, vede i duecentomila frontalieri parcheggiare in periferia e utilizzare i mezzi pubblici. Nel nostro caso, con tutti i necessari distinguo, la periferia si trova già oltre confine. A mente di chi scrive è quindi chiaro che le soluzioni vadano individuate anche in Italia, al fine di incentivare il maggior numero possibile di frontalieri ad entrare sul nostro territorio già a bordo di un mezzo di trasporto pubblico, oppure ottimizzando fra loro l’occupazione dei veicoli privati (car pooling), in modo da sgravare il traffico locale, in particolare nel Sottoceneri.

Nella sua risposta all’interrogazione 16 settembre 2015 n. 133.15 “Quale strategia per migliorare la viabilità e la vivibilità in Ticino?” il Consiglio di Stato ha ribadito il principio di territorialità per quanto concerne il finanziamento di eventuali investimenti. Bisogna dire che oltre confine i progetti non mancano, come non mancano nemmeno i fondi europei cui l’Italia può far campo per finanziarli. In futuro la vicina penisola avrà poi ancor più facilità a finanziare progetti simili, grazie alla volontà di costituire a partire dal 2018 un fondo per le infrastrutture e la mobilità. La volontà di “impegnarsi a potenziare – in stretta collaborazione con la Svizzera – i collegamenti e le infrastrutture di trasporto che servono le zone di confine” è stata manifestata anche al momento di parafare l’accordo sui frontalieri, all’interno della dichiarazione unilaterale sui trasporti del 22 dicembre 2015[1]. Questo fondo, nelle intenzioni di diverse mozioni già approvate a Roma, dovrà come minimo raggiungere la quota attuale dei ristorni (circa 60 milioni).

Al fine di favorire l’indispensabile coordinazione di tutti questi progetti insieme a quelli ticinesi, ma soprattutto di poterne trarre il massimo vantaggio anche come Canton Ticino, proponiamo di commissionare uno studio strategico sulla mobilità transfrontaliera che analizzi nella loro globalità i flussi di traffico e in particolar modo i punti critici e i vari “colli di bottiglia”, ai due lati del confine, andando a soddisfare pure le esigenze di raccolta dei dati grazie all’aggiunta della componente transfrontaliera (comprendendo ad esempio un’analisi origine-destinazione ma anche il rilevamento degli orari di lavoro). Lo scopo a corto termine è quello di intervenire proprio nei punti più critici, valutando delle possibili misure e proponendo una strategia d’intervento, mentre a medio e lungo termine potrà essere sfruttato dalle Commissioni regionali dei trasporti per la realizzazione dei futuri Programmi d’Agglomerato. Questi in futuro potrebbero beneficiare di finanziamenti ancora maggiori da parte della Confederazione se considereranno maggiormente la componente transfrontaliera. I costi di questo studio, tutto sommato contenuti e dai benefici importanti, si ritiene possano essere sostenuti con i fondi Interreg già a disposizione, i quali sono previsti anche a questo scopo.

Tra i principali problemi da affrontare lo stato della mobilità transfrontaliera, l’integrazione tra sistemi viari diversi e l’efficienza dei nodi di collegamento, l’eventuale necessità di strutture transfrontaliere e le opportunità date dello sviluppo tecnologico (basti pensare ai P+R che non sono ancora in rete fra loro, non dispongono di liste di attesa e non permettono di scoprire facilmente dove e quanti posti liberi si possono trovare).

Infatti se nel nostro Cantone si è fatto molto negli scorsi anni per potenziare e migliorare l’offerta di trasporto pubblico, è peccato che oggi vi sia ancora il vuoto al di là dei confini nazionali, fatta eccezione per la linea TILO Bellinzona – Milano e speriamo a breve anche per la tratta Mendrisio – Stabio – Arcisate. La stessa Confederazione giudicando il PAM2 (Progetto di Agglomerato del Mendrisiotto di seconda generazione) evidenza questa mancanza e sottolinea che i progetti di agglomerato delle regioni di frontiera devono guardare oltre i confini nazionali e impostare sinergie con le regioni confinanti.[2]

Alla luce di queste considerazioni i sottoscritti firmatari – convinti che parte dei problemi di traffico riscontrati nel Sottoceneri possano essere risolta con una gestione più efficace della mobilità transfrontaliera – chiedono al lodevole Consiglio di Stato di

  1. Promuovere uno studio sulla mobilità transfrontaliera, attingendo a fondi Interreg, che permetta a corto termine di identificare e intervenire nei punti più critici e a medio termine di considerare maggiormente la componente transfrontaliera nei vari programmi di agglomerato;
  2. Farsi promotore di un tavolo transfrontaliero per la mobilità, eventualmente anche nell’ambito della Regio Insubrica;
  3. Continuare ad adoperarsi nei confronti della Confederazione e degli attori Italiani per avere – così come ci sono con Austria, Germania e Francia – un accordo bilaterale sul trasporto dei passeggeri (cabotaggio) anche con l’Italia. Questo permetterebbe agli autopostali che oggi si fermano al confine con l’Italia di effettuare ulteriori fermate in piazzali P+R appositamente costruiti, alcuni già esistenti, ma poco utilizzati.

 

 

[1] http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2015/comunicato_0255.html, consultato il 2 maggio 2016.

[2] “Le misure a sostegno dei trasporti pubblici e del traffico lento dovrebbero tradursi, nella parte svizzera dell’agglomerato, in una variazione della ripartizione modale a favore di questi ultimi vettori. Malgrado le misure transfrontaliere del programma (TMP4/TP1.2), il programma non tratta l’insieme del territorio dell’agglomerato e non propone sufficienti misure vincolanti per il trasporto motorizzato privato. Le conseguenze sono che il potenziale di ripartizione modale per gli spostamenti transfrontalieri viene realizzato solo in maniera molto parziale e che la situazione sul territorio italiano dell’agglomerato non si evolve.” Cit. Programma d’agglomerato Mendrisiotto di 2a generazione, Rapporto d’esame della Confederazione, 26 febbraio 2014, p. 13.

 

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I verdi, le FFS, e il risanamento del San Gottardo

Ho appreso con molto interesse delle domande poste settimana scorsa da Franco Denti al Consiglio di Stato, relative alla sua preoccupazione circa i numerosi ritardi sulla linea ferroviaria svizzera. In particolar modo il collega nel suo atto parlamentare denuncia ritardi inammissibili sulla tratta ferroviaria del San Gottardo. Molto interessante. Sì, perché anche io sono d’accordo, e almeno non sono solo i Giovani Liberali Radicali a lamentarsene. I disagi ferroviari erano infatti stati al centro di un’interrogazione presentata anche dal sottoscritto prima di Natale. Già, perché i treni subiscono sempre più importanti ritardi, e a volte delle panne di natura tecnica, che ne interrompono la circolazione.

Questa premessa, condivisa dal deputato dei Verdi, dovrebbe quindi farci riflettere in vista del voto sul risanamento della galleria autostradale del San Gottardo. Gli oppositori al risanamento propongono appunto, quale alternativa al secondo tubo senza aumento di capacità, la cosiddetta autostrada viaggiante. In base a tale sistema tutto il traffico merci e passeggeri (in media 17’000 veicoli al giorno) dovrebbe essere caricato sul treno durante i tre anni del risanamento della galleria esistente. Oltre a non disporre della capacità necessaria per assorbire le richieste di trasporto, l’autostrada viaggiante, nella versione immaginata in caso di rifiuto del tunnel risanamento, necessiterebbe di enormi stazioni di trasbordo con superfici complessive di circa 150’000 metri quadrati (pari a 22 campi da calcio). Alla fine del risanamento queste strutture verrebbero smantellate senza lasciare alcun valore aggiunto. Soldi davvero sprecati quindi. Ogni 30/40 anni l’esercizio verrebbe ripetuto, in occasione dei futuri e inevitabili risanamenti.

Detto in altre parole, la proposta degli oppositori al risanamento, consiste nel far dipendere il Ticino per oltre tre anni dalla sola ferrovia. Quella stessa ferrovia di cui però ci si lamenta per i ritardi e le panne di natura tecnica. Ma se la struttura ferroviaria, come dimostrato nei fatti e come descritto nell’atto parlamentare di Denti, non garantisce un trasporto affidabile, perché confidarle quindi l’esclusiva del nostro collegamento con il resto della Svizzera? Mi sembra un po’ pericoloso…

Anche per questo motivo votiamo sì il prossimo 28 febbraio alla galleria di risanamento. Non possiamo infatti dipendere da esperimenti ferroviari che nemmeno le FFS, cognite in materia, vogliono realizzare. Pena la trasformazione del Ticino in un enorme vicolo cieco.

 

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San Gottardo: giovani lungimiranti

È stato costituito il comitato giovanile a favore della galleria di risanamento al San Gottardo composto dai principali movimenti giovanili attivi sulla scena cantonale. I Giovani Liberali Radicali Ticinesi sono stati precursori già nel 2011 con una petizione contro la chiusura prolungata del tunnel autostradale del San Gottardo, al fine di evitare tutti gli effetti negativi che essa comporta, poi ceduta al comitato per il completamento forte di oltre 5’000 firme.

Qualunque sia l’esito il 28 febbraio, la galleria autostradale è da risanare e un risanamento globale richiede una chiusura totale. L’occasione si rende quindi ottima per gestire la stessa capacità, in modo diverso, con quello che de facto è uno sdoppiamento. Di conseguenza non si minano gli obiettivi della Legge sul trasferimento del traffico merci attraverso le Alpi, per cui la galleria di base di AlpTransit rappresenta una condizione essenziale; tant’è che gli stracitati obiettivi sono da raggiungere al più tardi due anni dopo questa apertura.

Serve lungimiranza per non ritrovarsi fra 40 anni a dover svolgere la stessa operazione senza valore aggiunto. La stessa lungimiranza mancata nel 1992 al fronte ambientalista, quando ha promosso il referendum contro AlpTransit, in cui hanno però fortunatamente rimediato una sonora batosta. Domani come oggi, le future generazioni ci ringrazieranno.

E fondamentale rimane la complementarietà tra strada e ferrovia. Per la sicurezza a lungo termine e per non restare isolati a breve termine, e senza aprire le due corsie aggiuntive come previsto dal progetto, le quali rappresentano una bella garanzia in situazioni di emergenza. Ai rappresentanti del popolo il compito di far rispettare gli accordi presi, con la consapevolezza che qualora si vorrà aumentare la capacità si dovrà passare lo scoglio popolare che vede la doppia maggioranza di popolo e cantoni. Non si scappa.

 

Articolo apparso su LaRegione.