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“Tutti contro la Lega” – Dibattito ad A fuoco

“Tutti contro la Lega”. Sembra questo l’unico punto fermo nei travagliati rapporti tra i partiti di sinistra. E contro via Monte Boglia spesso e volentieri si sono scagliati anche gli altri partiti di Governo. È questo il tema principale della puntata di A Fuoco. Ospiti di Prisca Dindo e Claudia Rossi saranno il sindacalista Giangiorgio Gargantini, il deputato leghista Gian Maria Frapolli e quello del PLR Fabio Käppeli.

Testo tratto da teleticino.ch

Guarda la trasmissione.

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Non bruciamo le nostre speranze

A fine novembre saremo chiamati ad esprimerci sull’iniziativa popolare autolesionista ed estrema, sotto tutti i punti di vista, „Stop alla sovrappopolazione – sì alla conservazione delle basi naturali della vita“, anche detta „Ecopop“.

I punti fondamentali, egualmente dannosi ed insensati, sono principalmente due. Anzitutto, l’iniziativa chiede di fissare una quota massima di immigrati pari allo 0,2% della popolazione. Questo provvedimento è insensato: in primis, dare tutta la colpa della situazione economica attuale agli stranieri è sbagliato e discriminatorio, così come sperare in un rapido miglioramento semplicemente costruendo un muro alla frontiera… nell’anno in cui festeggiamo 25 anni dalla caduta del muro di Berlino. Non possiamo banalizzare i molteplici effetti negativi dell’iniziativa: limitando l’immigrazione, con questa quota completamente arbitraria (perché non lo 0,1% o lo 0,3%?) verrebbe a mancare la manodopera specializzata di cui necessitano le nostre industrie. Non potendo contare su una sufficiente forza lavoro residente, le aziende si troverebbero costrette a ricorrere in misura sempre maggiore al frontalierato. Ecco che, paradossalmente, un’iniziativa isolazionista come Ecopop non farebbe nient’altro che peggiorare una realtà, quella dei frontalieri, che ci tocca da vicino.

Sul fronte della cooperazione internazionale allo sviluppo sembra di tornare in pieno periodo coloniale, con una superiorità morale che di certo non manca agli iniziativisti. Non è così che dobbiamo comportarci. Questo anche considerando che il modo migliore per ridurre la natalità di una popolazione è quello di migliorarne il grado di istruzione, e in generale le condizioni socio sanitarie. Bisogna quindi continuare a investire nell’istruzione e nella sanità, come si sta già facendo.

Infine, non abbiamo assolutamente bisogno di mettere in crisi i nostri già tesi rapporti diplomatici con l’Unione Europea. Per la nostra economia l’accesso al mercato unico è semplicemente fondamentale: se ciò dovesse essere messo in discussione, unito alla già citata mancanza di manodopera specializzata, alcune aziende potrebbero decidere di delocalizzare le loro attività, con gravi conseguenze ben note a tutti. È notizia di pochi giorni fa che gli accordi bilaterali portano al nostro PIL fino a 17 miliardi all’anno. Scusatemi se è poco. Malgrado non si voglia vederne i vantaggi ne hanno beneficiato tutti, mentre nei paesi intorno a noi le condizioni addirittura peggioravano.

Io credo in una Svizzera coraggiosa e aperta verso il mondo, capace di aiutare chi ha bisogno di aiuto nel modo migliore, sempre trattando tutti con pari dignità e rispetto.

Io credo in un’economia forte e solida, che dia lavoro e che offra condizioni salariali buone: un’economia che non deve avere inutili barriere protezionistiche.

Io credo nelle opportunità che la Svizzera offre, e credo che gli stranieri abbiano contribuito alla nostra forza economica e al nostro benessere, e anche in futuro sarà così. Se vogliamo continuare a giocare in Champions League – e non solo metaforicamente , perché senza stranieri anche nel calcio si è esclusi dai giochi che contano – questa iniziativa deve essere affossata: i problemi non si risolvono con i muri alle frontiere. Il prossimo 30 novembre votiamo NO a Ecopop!

 

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Interviste

Frontalieri, propaganda e brodo — Intervista

Ancora una sfida, l’ultima, sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

L’Europa ormai da tempo è in crisi. Siamo al tramonto del sogno europeo?

Può essere. L’Unione europea, che dovrebbe far fronte a questa crisi, è più debole di quando vi era grande prosperità da diversi decenni. Se invece di allargarsi a dismisura avessero consolidato l’unità politica oggi avrebbero il margine di manovra necessario. Invece la sola unità economica ha reso l’Unione Europea un’organizzazione fallimentare.

Il movimento “Stop all’ignoranza di massa” ha definito l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” «illusoria, ipocrita, indegna, crudele, pericolosa, disumana, mistificante». Da zero a dieci, quanto condividi questo giudizio?

Non più di 3-4, poiché sono termini esagerati: credo che sia fondamentale avere sempre rispetto per tutti, anche e soprattutto per coloro che non la pensano come te. Il dialogo è una delle caratteristiche che ha reso forte la Svizzera nel corso degli anni… non limitiamoci ad attaccare e ad urlare più forte degli altri per avere ragione!

Si teme che l’economia elvetica possa subire delle ripercussioni a causa dell’iniziativa UDC. Sei d’accordo?

Sì, assolutamente. Con questa iniziativa molte imprese non avrebbero più a disposizione la forza lavoro di cui oggi possono disporre, e questo le spingerebbe a delocalizzare una parte dei loro posti di lavoro, con conseguenti minori entrate fiscali. A rimetterci sarebbe quindi, oltre alle aziende stesse che perderebbero competitività a livello internazionale, l’intera collettività. Non bisogna cercare di risolvere dei problemi creando altri problemi, e rischiando di peggiorare la situazione.

In Ticino ci sono troppi frontalieri?

Sicuramente sono tanti. Non so dire quanto sia diffuso il fenomeno della sostituzione, ma è presente. Tuttavia la maggior parte dei frontalieri che entrano ogni giorno in Ticino vanno a colmare una mancanza di manodopera. I frontalieri permettono anche a molte imprese di dar lavoro a residenti. Purtroppo vi è chi se ne approfitta per tornaconto personale.

L’iniziativa potrebbe servire per limitare il dumping dei salari e la disoccupazione nel nostro Cantone?

No, è utopico sperare che togliendo i frontalieri si creerebbe lavoro per i residenti. Anzi, solo per gli Svizzeri. Bisogna investire sui contratti collettivi di lavoro con minimi salariali settoriali. Denunciando l’accordo sui frontalieri togliamo i privilegi di cui godono nei confronti dei loro connazionali, disincentivando l’accettazione di paghe da fame o di contratti solo formalmente al 50%. Inoltre vanno aumentati esponenzialmente i controlli e in seconda fase anche le multe. Qualche passo nella giusta direzione è già stato fatto ma dobbiamo recuperare il ritardo accumulato. Il sistema dei contingenti in vigore negli anni Novanta non ha evitato picchi di disoccupazione del 10% in Ticino.

A proposito di dumping salariale, favorevole all’introduzione di un salario minimo di 4’000 franchi mensili?

No, sono contrario. Per via di un semplice fenomeno inflazionistico aumenterebbe il costo della vita e risulterebbero svantaggiati settori chiave dell’economia svizzera e ticinese quali il turismo e le esportazioni. 4’000 per tutto il territorio nazionale sono decisamente troppi. Sono invece favorevole all’iniziativa lanciata dai Verdi a favore dei contratti collettivi con minimi salariali, e che in assenza di questi prevede l’intervento del Consiglio di Stato per definirne uno.

Un sì a questa iniziativa significa che nell’opinione pubblica è definitivamente tramontato il sostegno al neoliberismo e al liberalismo economico?

Onestamente non penso. Dal mio punto di vista la popolazione ha delle priorità, e una di queste, almeno in Ticino, è risolvere il problema del frontalierato; se questa iniziativa dovesse venir approvata non sarà sicuramente a seguito di una riflessione sui massimi sistemi. Tanto più che al giorno d’oggi non c’è una definizione precisa del termine “neoliberismo”: questo termine è spesso usato in modo confuso e accusatorio.

Il PLR ha proposto, seguito da tutti gli altri partiti, di chiedere a Berna di disdire l’accordo con l’Italia sui frontalieri. Propaganda pre-elettorale?

Lo dicevano anche tutte le altre forze politiche al momento della presentazione. Eppure nell’arco di pochi giorni hanno seguito a ruota. È una richiesta che merita davvero e con le necessarie basi tecniche.

La Lega è insorta per un’intervista a Simonetta Sommaruga su Rete 1. La RSI è venuta meno alla sua imparzialità?

Non mi sembra proprio, i giornalisti hanno svolto il loro lavoro con professionalità per portare le risposte del Consiglio Federale ai nostri problemi. Evidentemente per la Lega tutto fa brodo. Probabilmente si sono però già dimenticati della trasmissione di Falò che ben evidenziava i problemi degli accordi bilaterali, ma questa volta in prima serata televisiva.

Intervista pubblicata su ticinolibero.ch.