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«No Billag»: illiberale oltre che anti-Svizzera

Perché dovrebbe essere approvata un’iniziativa così folle, che da un giorno all’altro spazza via oltre che il servizio pubblico radiotelevisivo anche quello privato? È difficile da comprendere poichö proprio una gran parte di chi ha fatto di “prima i nostri” il suo slogan vuole ora svendere la nostra indipendenza lasciando il campo libero a grandi gruppi esteri con ben altri interessi. Infatti anche le emittenti private non riuscirebbero a far fronte alla concorrenza che offrirebbe sport e film a pagamento. Le cosiddette “pay tv”, ma semmai un’emittente straniera si interessasse all’attualità del nostro piccolo Paese, chi sarebbe disposto a pagare anche per un Telegiornale o per Il Quotidiano? Inimmaginabile. La RSI e le altre emittenti SSR portano nelle nostre case e valorizzano attraverso un’infinità di servizi tutte le realtà del nostro Paese, anche quelle più piccole e difficilmente raggiungibili. Sono approfondimenti di valore inestimabile per la nostra coesione nazionale.

La SSR è quindi uno di quei pochi elementi che rendono davvero Svizzera la Svizzera; indispensabile per la nostra democrazia e importante anche a livello economico, grazie alla solidarietà in perfetto stile federale. Infatti in una democrazia semi-diretta come la nostra è fondamentale poter disporre di un’informazione oggettiva. La particolarità della radiotelevisione pubblica sta nel fatto che vi sono chiare regolamentazioni che obbligano la RSI e le sue consorelle ad un’informazione corretta ed equilibrata (in particolare prima di votazioni ed elezioni e a differenza degli organi di informazione privati). Ciò non vuol dire che bisogna essere d’accordo e condividere ogni contenuto, anzi. Proprio perché svolge un servizio pubblico ogni cittadino che sia in disaccordo con i contenuti di un programma può rivolgersi all’organo di mediazione radiotelevisivo ed in seguito adire l’autorità di ricorso indipendente.

Da un punto di vista liberale siamo di fronte ad un equivoco di fondo, poiché il 4 marzo non scegliamo fra un monopolio di stato e la concorrenza perfetta, bensì fra un oligopolio mediatico controllato e uno incontrollato. Una visione liberale della società salvaguarda le condizioni quadro della libera formazione delle opinioni politiche e ripone una grande importanza in un’azienda mediatica indipendente. Contrariamente a Google e Facebook la SSR si assume la responsabilità dei contenuti trasmessi sui suoi canali. La sua struttura di associazione di diritto privato senza scopo di lucro crea la base per la fiducia nelle notizie e nel controllo della loro creazione.

La libertà tanto proclamata dagli iniziativisti minaccia in realtà di diventare la libertà degli altri media e dei loro proprietari di influenzare la formazione delle opinioni della popolazione. E ciò è drammatico, poiché le informazioni sono ciò che ci rendono chi siamo: modellano la nostra comprensione della realtà, la nostra visione del mondo, la nostra immagine di noi stessi, il successo della nostra vita e dei nostri rapporti con le altre persone e con la società che ci circonda.

A livello economico vi è invece un altro grande sostegno alle minoranze linguistiche come la nostra e alle relative regioni. Piuttosto che lamentarsi di non essere ascoltati da Berna, i fautori dell’iniziativa dovrebbero rendersi conto che annualmente 220 milioni del canone arrivano nella nostra regione ma sono pagati oltre Gottardo. Mantengono dipendenti in decine di professioni e con loro migliaia di famiglie, pagano fornitori, tasse, etc. Tutto questo indotto è un motore indispensabile per la Svizzera italiana, io non credo che potremmo rinunciarci.

Non esiste un “sì” o un “no” critico alla SSR o alla RSI. La democrazia diretta è fatta per decidere e non per lanciare segnali. Chiaro è che poi i risultati pesano, ma è solo con un NO che i risparmi e i cambiamenti inevitabili e già annunciati potranno realizzarsi. Un’approvazione in Ticino sarebbe invece devastante per i nostri rapporti con il resto del Paese e per quanto ancora in futuro potremo avere e ottenere dalla Confederazione, non certo solo in ambito mediatico.