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Atti parlamentari

L’arti e mestieri nel nuovo quartiere Officine a Bellinzona – Mozione

A Bellinzona le riflessioni sui futuri contenuti del comparto Officine sono in corso da tempo. Più di recente è arrivata la proposta di Matteo Mozzini, vicedirettore del Centro professionale tecnico (CPT) comprendente la Scuola d’arti e mestieri (SAM), la Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) e la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST), di spostare nel nuovo quartiere Officine l’istituto attualmente situato nel comparto di via Tatti.

Nel nuovo quartiere Officine è prevista la sede ticinese dello Swiss Innovation Park e del Tecnopolo Ticino, un luogo privilegiato in cui far collaborare tra loro aziende, ricerca privata e pubblica e formazione. Non sorprende quindi che la SUPSI abbia da tempo manifestato il proprio interesse per il progetto, vista la sua specificità formativa e di ricerca in ambito tecnologico, e considerata pure la carenza di spazi nel nuovo Campus di Viganello che impone la ricerca di nuovi luoghi in cui sviluppare la propria attività.

Una simile prospettiva offre l’opportunità di creare, accanto al parco dell’innovazione, un autentico polo formativo in ambito tecnologico, integrando nel progetto anche un caposaldo storico della formazione tecnica del nostro Cantone: la Scuola d’arti e mestieri di Bellinzona, il cui percorso formativo potrebbe essere così ulteriormente valorizzato. La vocazione di questa scuola è quella di fornire un’estesa e approfondita formazione tecnica, scientifica e umanistica ai propri studenti, garantendo al Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI e alla stessa SSST, con i quali condivide i settori d’attività della meccanica, dell’elettronica e della produzione industriale, un bacino privilegiato cui attingere gli ingegneri del futuro

Non occorre una particolare conoscenza o analisi dell’ambito formativo per comprendere gli innumerevoli vantaggi che scaturirebbero da una convergenza dei due istituti scolastici così profondamente legati e interdipendenti tra loro. Un avvicinamento fisico di queste due eccellenze formative permetterebbe una collaborazione più stretta ed efficace nell’ambito delle aree disciplinari di comune interesse, condividendo e sfruttando al meglio le risorse umane, logistiche e finanziarie a disposizione.

Così facendo gli studenti dell’arti e mestieri e della SUPSI potrebbero collaborare su progetti innovativi, realizzando nei laboratori della formazione di base ciò che viene immaginato e sviluppato nella formazione superiore o nelle aziende presenti sullo stesso sedime. Il transfer di conoscenze, così come l’aggiornamento tecnologico, sarebbero assicurati dalla condivisione del capitale umano, ovvero da quei tecnici e ingegneri che a seconda delle necessità vestirebbero i panni di ricercatore, docente di teoria o insegnante di attività pratica.

Interpellato sul tema, il direttore della SUPSI Franco Gervasoni ha anzitutto confermato la necessità di ulteriori spazi, ritenuto che il nuovo Campus è già tutto occupato tanto da aver dovuto prendere in affitto altri quattro piani in un vicino stabile. Ha pure dichiarato che è da salutare positivamente ogni collaborazione fra le scuole professionali e la SUPSI in tutti gli ambiti, precisando che questa deve avvenire indipendentemente dalla prossimità logistica, nell’interesse degli studenti e di tutto il sistema formativo: “la vicinanza logistica favorisce indubbiamente la collaborazione, perciò ben vengano proposte in tal senso. Tuttavia la collaborazione c’è e si rafforza se lo si vuole veramente”.

Riguardo il quartiere Officine Gervasoni ha confermato che la SUPSI ha trasmesso le proprie valutazioni al Cantone, aggiungendo che “vediamo la possibilità di sviluppare a Bellinzona alcune nostre attività, prospettando una sinergia con gli ambiti di attività del Parco svizzero dell’innovazione a noi più vicini, quello della ricerca in primis. Si potrebbero integrare i laboratori gestiti da nostri istituti e i centri di competenza interessati a insediarsi”.

Ma i vantaggi della proposta andrebbero oltre la logica puramente formativa, perché lo spostamento dell’arti e mestieri nel nuovo quartiere delle Officine libererebbe degli spazi molto interessanti per i servizi del cantone. In effetti, l’attuale sede della Scuola si trova inserita nel comparto Tatti che il semi-svincolo autostradale trasformerà nella Porta di Bellinzona.

Si potrebbero così creare due comparti ben definiti: quello Tatti, votato all’amministrazione cantonale e ai servizi di importanza regionale, razionalmente ubicato alle porte della capitale per essere facilmente e rapidamente raggiungibile dalla cittadinanza; quello Officine, incentrato sull’innovazione e la tecnologia, la cui valenza sovra-cantonale lo situa logicamente a ridosso della stazione ferroviaria, ottimamente collegata al resto della Svizzera. Inoltre, in questo modo si manterrebbe ancor di più la destinazione del comparto legata alla tecnica e all’innovazione, presente sin da quando le Ferrovie federali insediarono in quell’area le Officine.

Le autorità cantonali e comunali si sono sin qui dimostrate abili e lungimiranti nel portare a Bellinzona una sede del Parco dell’innovazione e saranno altrettanto capaci e avvedute nel garantire gli spazi necessari al suo sviluppo futuro e definire le attività pertinenti da affiancargli. In questo senso, e a ben guardare, occorre puntare su innovazione e tecnologia trasferendo nel quartiere Officine la scuola professionale attiva in questo ambito, piuttosto di inserirvi stabili amministrativi (siano cantonali o comunali) che potrebbero invece trovare spazio proprio nel sedime oggi occupato dal CPT, all’interno di un comparto a chiara vocazione amministrativa.

 

Alla luce di queste considerazioni, con la presente mozione si chiede al Consiglio di Stato di programmare il raggruppamento di attività formative a carattere tecnologico attorno allo Swiss Innovation Park e al Tecnopolo Ticino, pianificando nel nuovo Quartiere Officine:

  • il trasferimento del Centro professionale tecnico di Bellinzona,
  • l’espansione del Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI.

 

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«Tedesco: cercansi insegnanti» — Dibattito a Modem

Die, der oder das…? Su la mano chi non è si è mai dovuto confrontare con questo angosciante rompicapo. Eh sì, il tedesco è una lingua ostica e al sud delle Alpi nei prossimi anni rischia di diventarlo ancor di più, visto che mancano docenti formati e che questa carenza, a detta delle stesse autorità scolastiche, potrebbe portare ad un calo della qualità dell’insegnamento. Il problema non è nuovo ma sta attraversando una delle sue stagioni più complesse. Le cifre parlano chiaro: per i prossimi anni ci sarà bisogno di circa 50 nuovi insegnanti di tedesco, ripartiti tra le scuole medie e le scuole superiori.

Iniziata ormai da tempo, una specifica campagna di reclutamento non ha finora dato i risultati sperati e ora si cerca di correre ai ripari proponendo una specifica formazione a docenti che oggi insegnano alle scuole elementari. Il futuro prossimo appare dunque a tinte fosche per questo ambito formativo fondamentale, il tedesco è la lingua maggioritaria nel nostro Paese e ad essa è legata a filo doppio la possibilità di trovare buoni posti di lavoro, al di qua e al di là delle Alpi.

Cosa si sta facendo e si pensa di fare nel prossimo futuro per risolvere questo problema? Come mai il ragazzo o la ragazza ticinese fatica ad appassionarsi per questa lingua, insegnata a partire dalla seconda media? E perché è difficile se non impossibile convincere docenti svizzero tedeschi formati ad accettare un posto di lavoro in una delle sedi scolastiche ticinesi?

Queste alcune delle domande che poniamo ai nostri ospiti:

Manuele Bertoli, responsabile del Dipartimento Educazione, cultura e sport;

Fabio Käppeli, gran consigliere PLR, primo co-firmatario di un’iniziativa; parlamentare che chiede di anticipare l’insegnamento del tedesco già alle scuole elementari;

Alberto Piatti, direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI;

Marisa Rossi, docente di tedesco al Liceo Lugano 2

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Ascolta la trasmissione.

 

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Presentazione dei candidati al Municipio – Live streaming

È possibile rivedere la diretta streaming con la presentazione dei candidati liberali radicali al Municipio della città di Bellinzona.

 

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Nuovi aerei e ricadute occupazione nella Svizzera italiana

I cittadini svizzeri, unici al mondo, il 27 settembre dovranno decidere se le Forze aeree potranno dotarsi di una trentina di nuovi caccia che garantiranno la sicurezza dello spazio aereo nazionale fino al 2060. La grande responsabilità che i referendisti hanno voluto dare al cittadino svizzero non è da sottovalutare.

I temi in votazione a fine mese sono diversi e variegati. Ciò enfatizza la ricerca di visibilità e porta ad evidenziare aspetti che potrebbero distogliere l’attenzione dai quesiti centrali. Il cittadino responsabile cercherà di capire come, senza il nuovo aereo, la protezione dello spazio aereo nazionale risulterà indebolita. I quesiti tecnici sul tipo di velivolo o sulle modalità del suo impiego lasciamole agli esperti. In quest’ottica quando abbiamo votato sulle infrastrutture ferroviarie nessuno ha chiesto che fosse definito il tipo di treni o quali locomotive da scegliere.

Come politico e cittadino sono convinto che si debba porre l’attenzione anche sulle ricadute occupazionali nella Svizzera italiana, le quali non vanno banalizzate, a maggior ragione in un contesto economico come il nostro che soffre maggiormente rispetto al resto della Confederazione. Il Consiglio federale ha richiesto che il fornitore dovrà attuare delle precise misure di compensazione. Questo porterà nella Svizzera italiana 200 milioni di franchi che, trasformati in occupazione, significheranno diverse centinaia di posti di lavoro qualificati. Inoltre, più importante sarà l’acquisizione diretta di nuove tecnologie, tale da permettere alle singole aziende di essere più competitivi nei rispettivi settori. Ciò permetterà di mantenere questi nuovi posti di lavoro anche dopo la fornitura dei nuovi jet. Questa forma di coinvolgimento dell’economia è stata criticata poiché sarebbe una misura di promozione della politica regionale. Dimenticano che la Confederazione ha attuato con successo la politica regionale proprio come forma di solidarietà tra le regioni più e meno ricche. Ben venga quindi che per un investimento importante della Confederazione questo concetto sia stato ripreso e consolidato.

Nessuno nega che un credito da sei miliardi di franchi sia importante. Vanno però messi in relazione con il budget annuo della Confederazione (CHF 70 miliardi), in cui l’acquisto di nuovi aerei fa parte delle disponibilità assegnate al Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport che corrisponde, con CHF 5 mia, a ca. il 7% delle spese. Il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento non esagerano di certo nell’allocare risorse finanziarie alla difesa nazionale: è sufficiente rilevare che da più di un decennio la Svizzera assegna meno dell’1% del PIL a questo scopo, mentre le altre nazioni europee sono ben oltre il 2%. Difficile, infine, pensare che questo importo – che ricordo sarà spalmato su almeno 30 anni – possa essere decisivo in altri settori della Confederazione, i quali sono valutati dal Parlamento senza che le risorse finanziarie per il nuovo velivolo ne cambino le sorti.

La proposta di acquisto dei nuovi aerei da combattimento è il risultato di un’attenta valutazione ed è peccato che i contrari si siano concentrati su aspetti tecnici per distogliere l’attenzione dal quesito centrale: mantenere una moderna protezione dello spazio aereo nazionale. Il mio sarà dunque un convinto SÌ per il nuovo caccia delle Forze aeree svizzere.

 

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Basta divieti, più libertà! – Iniziativa parlamentare elaborata

I divieti inutili devono sparire. Talmente inutili che non sono quindi nemmeno compresi dalla popolazione e da chi dovrebbe rispettarli.

Se ancora vi fosse qualche dubbio sul senso del divieto basta pensare ai negozi situati presso le stazioni FFS. Aperti 365 giorni all’anno dalla mattina presto fino alla sera tardi, con ogni genere di prodotto. Medesima situazione per le stazioni di servizio sulle autostrade che presto vedranno luce verde per la vendita di alcolici. Si tratta quindi di un piccolo stralcio di buon senso.

Per questi motivi si chiede che la Legge sull’apertura dei negozi del Canton Ticino sia modificata come segue:

Art. 10 cpv. 3

3Nei negozi che beneficiano di deroghe di legge, la vendita di bevande alcoliche è vietata dopo l’orario di chiusura di cui all’art. 8, rispettivamente dopo le ore 21.00 il giorno di apertura serale. (abrogato)

Art. 11 cpv. 2

2Il Dipartimento può concedere deroghe al divieto di vendita di bevande alcoliche, di cui all’art. 10 cpv. 3, a negozi specializzati delle località turistiche. (abrogato)

Art. 14 cpv. 4

4Nei negozi che beneficiano di deroghe di legge, la vendita di bevande alcoliche è vietata dopo le ore 18.00. (abrogato) 

Art. 15 cpv. 2

2Il Dipartimento può concedere deroghe al divieto di vendita di bevande alcoliche, di cui all’art. 14 cpv. 4, a negozi specializzati delle località turistiche. (abrogato)

 

Andrea Censi e Fabio Käppeli

 

Guarda il servizio di Teleticino.

 

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Facciamo il… punto 5G! – Interrogazione

Molti Paesi hanno riconosciuto l’importanza della tecnologia 5G come motore di innovazione. L’introduzione è in pieno svolgimento all’estero. Sfortunatamente, la Svizzera è in ritardo. Un recente studio ha indicato come unicamente nel nostro Paese, fino al 2030, il 5G permetterà la creazione di 137 mila impieghi e un aumento del valore della produzione annua fino a 42,4 miliardi di franchi.

Molti paesi hanno riconosciuto l’importanza della tecnologia 5G come motore di innovazione. L’introduzione è in pieno svolgimento all’estero. Sfortunatamente, la Svizzera è in ritardo. Un recente studio ha indicato come unicamente nel nostro Paese, fino al 2030, il 5G permetterà la creazione di 137 mila impieghi e un aumento del valore della produzione annua fino a 42,4 miliardi di franchi. Secondo lo studio promosso dall’Associazione svizzera delle telecomunicazioni (asut) si attendono anche degli impulsi importanti nei settori della mobilità e dell’energia, ma non solo.

Grazie al 5G si aprono nuove opportunità. Per la società in cui viviamo. Per l’economia. Per tutta la Svizzera. Per il PLR è importante avere delle visioni a medio-lungo termine: il progresso è la linfa naturale che ha portato il nostro Paese ad essere i modello di successo che oggi conosciamo.

Il campo d’applicazione potenziale del 5G, la tecnologia di telefonia mobile ad alta velocità, è enorme e copre una vasta gamma di ambiti: mobilità, turismo, sanità, formazione o vendita al dettaglio, solo per citarne alcuni. I volumi di dati gestibili si moltiplicheranno, mentre i tempi di latenza diminuiranno drasticamente. Inoltre, una rete nazionale 5G crea possibilità completamente nuove per un approvvigionamento qualitativo nelle zone periferiche. Ad esempio, le operazioni di salvataggio sono un’applicazione importante: grazie al 5G, una diagnosi dettagliata può essere effettuata in loco o durante il trasporto di emergenza e le condizioni del paziente possono essere monitorate in tempo reale dall’ospedale. Questo può far risparmiare molto tempo, specialmente in caso di incidenti gravi, infarti o ictus nelle zone periferiche.

La Commissione federale delle comunicazioni ha quindi recentemente attribuito agli operatori Swisscom, Salt e Sunrise le nuove frequenze di telefonia mobile 5G. Le nuove frequenze costituiscono le basi per lo sviluppo del 5G e sono state attribuite per 15 anni, in modo da consentire lo sviluppo delle reti a lungo termine.

In alcuni cantoni si è tuttavia reagito con scetticismo: Vaud, Giura e Ginevra hanno deciso di congelare i dossier relativi alle antenne 5G. Prossimamente la questione sarà discussa anche dai parlamenti cantonali di Berna, San Gallo e Svitto. E anche in Ticino vi è stato un verso conservatore: a chiedere una moratoria per le antenne 5G in Ticino è una mozione del PPD. Da quanto ci risulta, le moratorie cantonali sono illecite: in base alla legge, in questo ambito la competenza legislativa globale è della Confederazione.

La digitalizzazione è impensabile senza un’efficiente infrastruttura di telefonia mobile. Per tenere il passo con lo sviluppo tecnologico e sfruttare il potenziale della digitalizzazione, l’introduzione della tecnologia 5G in Svizzera è quindi fondamentale.

Allo scopo di valutare e dare una risposta alle possibili preoccupazioni dei cittadini, con la presente sottoponiamo le seguenti domande al lodevole Consiglio di Stato:

  1. Condivide che la competenza legislativa globale è di responsabilità della Confederazione? Qual è quindi il margine di manovra del Canton Ticino?
  2. Come intende muoversi per rassicurare la popolazione su presunti e quantomeno irrazionali spauracchi promossi sia internazionalmente che sul nostro territorio?
  3. Come valuta il potenziale della tecnologia 5G, la tecnologia di telefonia mobile ad alta velocità? Dove si intravvedono potenziali campi d’applicazione della nuova tecnologia nel nostro Cantone?
  4. Ritiene che la tecnologia 5G sia complementare alla posa della fibra ottica? Quali sono le risultanze dei lavori relativi al Piano strategico per la banda ultralarga in Ticino?

Per il Gruppo PLR in Gran Consiglio

 

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«Sì o no alla tecnologia 5G?» – Faccia a faccia a Il Quotidiano

 

Guarda la trasmissione.

 

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Nel futuro che ci piace, il tecnopolo!

Tra gli obiettivi strategici del Cantone vi è la creazione di un polo tecnologico per istituti di ricerca di punta e l’industria privata, in cui realizzare prodotti e invenzioni all’avanguardia all’interno della rete del parco nazionale dell’innovazione.

La stretta collaborazione fra il mondo imprenditoriale e la ricerca non potrà che favorire lo sviluppo economico, poiché apertura e competività portano innovazione. L’economia del nostro Cantone è diversificata ed il mondo accademico consolidato: abbiamo quindi la possibilità di fare un salto di qualità importante, sviluppando direttamente l’innovazione.

Nell’ecosistema di un tecnopolo laboratori, centri di ricerca e uffici trovano spazio sotto lo stesso tetto: l’accesso ai vari servizi utili e alle opportunità di finanziamento ne risulta dunque agevolato. I settori principali saranno quelli delle tecnologie dell’informazione (intelligenza artificiale, sviluppo di software e di droni), delle scienze della vita (laboratori di ricerca sulla biomedicina e spazi per la prototipizzazione e la produzione) e della meccatronica ed elettronica (laboratori di caratterizzazione di materiali e di geologia, metrologia ed ingegneria).

Nel complesso si tratta di un passo che collegherà il Ticino a nuovi livelli e palcoscenici, proiettandolo in una nuova era esattamente come fece la Gotthardbahn verso la fine del 1800. Decisamente il futuro che ci piace!

 

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«Quadrilinguismo elvetico e inglese» — Dibattito a 60 minuti

Lingue, multilinguismo, grado di apprendimento delle lingue nazionali in Ticino e in Svizzera, intrusione dell’inglese e resistenza delle lingue minoritarie saranno tra i temi dell’edizione di 60 minuti estate. Quale politica linguistica e quale insegnamento per garantire la comprensione e dare le migliori possibilità ai giovani ticinesi e grigionesi?

Alessia Caldelari ne parlerà con gli ospiti in studio:

  • Brigitte Jörimann, consulente per le lingue cantone Ticino
  • Fabio Käppeli, granconsigliere PLRT
  • Martin Candinas, consigliere nazionale PPD Grigioni a Berna
  • Bruno Pedreira Coelho, studente ticinese all’Università di Zurigo

e in collegamento da Ginevra:

  • Paola Ceresetti, portavoce della missione permanente svizzera all’ONU

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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Anticipiamo l’insegnamento del tedesco – Mozione

L’importanza del tedesco per la coesione nazionale

La Svizzera può vantare una peculiarità assoluta, considerata anche una delle grandi ricchezze che il nostro Paese possiede: il plurilinguismo. Previsto anche dalla nostra Costituzione federale, all’art. 70 cpv. 3 è ancorata la promozione della comprensione e degli scambi tra le comunità linguistiche.

Come precisato nell’interpellanza 15.3293 del Consigliere nazionale Giovanni Merlini “la promozione del plurilinguismo in una nazione multiculturale e federalista assolve una funzione essenziale ai fini della coesione nazionale” ; lo stesso Consiglio federale, nella risposta all’interpellanza sopracitata considera “infatti il plurilinguismo quale collante che unisce tutti i tasselli del mosaico politico e culturale che formano il nostro Paese; riconosce anche il plurilinguismo come fattore economico chiave, atto a facilitare le nostre relazioni commerciali e culturali, offrire prospettive professionali e aumentare le opportunità sul mercato del lavoro”.

La lingua ed il suo significato fattuale hanno una valenza per il singolo in quanto rappresentano l’identità del cittadino. La lingua va dunque considerata importante in quanto descrive l’appartenenza ad un gruppo culturale, garantendo così coesione nazionale, permettendo al singolo di integrarsi maggiormente e far capo a delle esperienze personali, professionali e non.

La lingua tedesca, prima lingua in Svizzera, è di fondamentale importanza per il mantenimento del plurilinguismo. Con l’insegnamento della lingua tedesca e della lingua francese nelle nostre scuole si contribuisce a dar valore alla coesione nazionale. Senza plurilinguismo non saremmo più la Svizzera. La coesione nazionale va inoltre intesa come volontà di comprensione e di collaborazione reciproca dell’intera popolazione svizzera.

 

L’importanza del tedesco per il mondo del lavoro ticinese

Anticipare lo studio del tedesco permette ai ragazzi di crescere con una “mente bilingue”. Ciò presenta numerosi vantaggi e in primis sul mercato del lavoro: infatti sono sempre di più le aziende che intrattengono rapporti con le aziende della Svizzera interna e la Germania, dove il tedesco, in questi casi, è fondamentale. Ma anche dal punto di vista sociale i vantaggi sono molti, facilitando le relazioni con i concittadini d’oltre Gottardo. Decine di studi, inoltre, sostengono che l’apprendimento di due lingue nella prima infanzia migliori una serie di abilità cognitive.

Studi del World Economic Forum, in Svizzera, Gran Bretagna, Canada e India dimostrano che esistono anche benefici finanziari dovuti al bilinguismo o al multilinguismo, che possono quindi certamente rendere le economie più floride favorendo un vantaggio competitivo. Uno studio elvetico, ad esempio, stima che il multilinguismo contribuisca al 10% del PIL nazionale, dimostrando che le competenze linguistiche dei lavoratori aprono più mercati alle imprese svizzere, con grande vantaggio per tutta l’economia.

E oltre alle competenze puramente cognitive, i guadagni sociali possono essere altrettanto importanti. Uno studio recente dimostra, ad esempio, che i bambini bilingui (ma anche i bambini semplicemente esposti a una seconda lingua) sono in grado di interpretare meglio le intenzioni di un’altra persona, grazie alla capacità di vedere le cose dalla loro prospettiva.

È dunque necessario impegnarsi a promuovere maggiormente la lingua tedesca in Ticino, in modo tale che possa essere considerata un valore aggiunto soprattutto per due motivi principali. Anzitutto porterebbe grandi vantaggi in vari settori quali economia, relazioni internazionali e turismo; in secondo luogo poiché offrirebbe molte opportunità, direttamente a favore dei ticinesi e della manodopera locale. Il tedesco è dunque un atout fondamentale per il mondo del lavoro, ossia un vantaggio competitivo notevole e, di conseguenza, il suo insegnamento va potenziato. La scuola ha quindi il compito di fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per poter avere degli sbocchi professionali, in questo caso promuovendo e anticipando l’insegnamento del tedesco.

Iniziando prima lo studio del tedesco, i giovani che vorrebbero partire per gli studi oltre Gottardo avrebbero molte meno difficoltà nell’inizio degli stessi e i ticinesi sarebbero più competitivi in tutti gli ambiti professionali del mercato del lavoro locale. Questo perché l’economia ticinese intrattiene parecchie e importanti relazioni con la Svizzera interna: basti pensare ad un cameriere ad Ascona oppure a un giovane avvocato, che senza la conoscenza del tedesco avrebbero difficoltà nel trovare impiego. Non dimentichiamo poi che con Alptransit le relazioni con il mercato del lavoro della Svizzera interna aumentano e aumenteranno sempre di più: conoscere quindi la lingua tedesca è e sarà fondamentale.

A dimostrazione che il tedesco è fondamentale per il mercato del lavoro elvetico, basta ricordare che in Svizzera tra le 4 e le 4.5 milioni di persone parlano svizzero tedesco o tedesco sul posto di lavoro (circa il 63% sul totale dei posti di lavoro), il 18.5% parla francese, l’11.5% inglese e solo il 5.5% parla italiano. Mentre in Ticino sono 34’461 le persone che parlano tedesco o svizzero tedesco sul posto di lavoro su un totale di 157’683 persone occupate (circa 21.8%).

 

Atti parlamentari

Il tema non è nuovo, tanto che già nel 2009 una mozione di Duca Widmer a nome della Commissione speciale scolastica – tuttora inevasa – sollevava il problema delle lingue e in particolare del tedesco nelle scuole ticinesi chiedendo al DECS di «dare avvio a un progetto di riforma globale dell’insegnamento delle lingue nei livelli SI/SE/SME/SMS/SP».

Nel 2010, invece, il deputato Stojanovic interrogava il Consiglio di Stato per avviare un progetto pilota per offrire corsi facoltativi e gratuiti di svizzero tedesco. Interrogativi a cui il Governo ha risposto in parte negativamente, in parte delegando ai corsi per adulti che sarebbero partiti di lì a poco.

Nel 2011 è stata una mozione di Pagnamenta e cofirmatari a riportare il tema del tedesco in Parlamento. La mozione in oggetto – approvata dal Gran Consiglio nel 2013 e ancora in attesa di concretizzazione da parte del DECS – chiedeva al Governo di potenziare lo studio delle lingue nazionali e in particolare del tedesco, sensibilizzando i giovani a partire oltralpe per le prime esperienze lavorative e a promuovere scambi di corsi di formazione professionale.

 

Fatte dunque queste considerazioni, i sottoscritti deputati chiedono al Consiglio di Stato di elaborare una proposta affinché l’insegnamento del tedesco venga anticipato e potenziato nelle scuole dell’obbligo.

Alessandra Gianella e Fabio Käppeli

Maurizio Agustoni, Henrik Bang, Marcello Censi, Franco Denti, Alex Farinelli, Natalia Ferrara, Gianmaria Frapolli, Sebastiano Gaffuri, Tiziano Galeazzi, Sabrina Gendotti, Sergio Morisoli, Paolo Pagnamenta, Paolo Pamini, Nicola Pini, Matteo Quadranti, Amanda Rückert

 

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