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Orientamento e formazione professionale contro la disoccupazione giovanile

I paesi europei che conoscono il sistema della formazione professionale duale hanno la disoccupazione giovanile più bassa del continente. Sul fronte opposto, sono invece i Paesi che hanno un tasso di maturandi e una quota di accademici alta ad avere una maggiore disoccupazione giovanile. Sappiamo che il nostro Cantone ha una quota di accademici superiore alla media elvetica e al contempo una disoccupazione giovanile nettamente maggiore: anche il Ticino si trova quindi nella cosiddetta “trappola dell’accademizzazione”.

A ciò si aggiunge un contesto sempre più difficile del nostro mercato del lavoro, e la stima che addirittura il 65% degli allievi che iniziano oggi il loro percorso formativo saranno poi impiegati in lavori che al momento attuale ancora nemmeno esistono. Fatte queste premesse appare evidente come la formazione professionale acquisisca ancor più importanza e meriti tutta la nostra attenzione. Essa è infatti vicina al mercato del lavoro e trasmette competenze pratiche e capacità che vengono effettivamente utilizzate nell’economia.

Saluto quindi positivamente la recente decisione del Gran Consiglio di approvare la proposta del collega Nicola Pini e cofirmatari, presentata dal sottoscritto a nome della Commissione Scolastica, la quale rappresenta un primo passo volto a formalizzare e potenziare la collaborazione nell’attività di orientamento delle associazioni dei genitori e, soprattutto, delle organizzazioni del mondo del lavoro.

Convinti del fatto che l’attività di orientamento debba fondarsi su conoscenze approfondite del mondo del lavoro, avvicinare l’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale alle varie realtà economiche non potrà che portare beneficio alla qualità del servizio e agli allievi. Oggi il processo di orientamento che avviene nelle scuole medie e nelle scuole superiori semplicemente non prevede il coinvolgimento in senso stretto delle organizzazioni di categoria: l’allievo va dall’orientatore che gli fornisce un supporto, ma non si va oltre.

Se la collaborazione e il dialogo attuali sono ritenuti ottimi – bisogna pur dirlo – non poteva continuare a risiedere solo nel carattere delle persone un rapporto così importante, e tanto si può ancora fare: incontri regolari, scambi continui e un confronto con chi opera sul campo devono essere all’ordine del giorno nelle agende degli orientatori, ai quali va garantito il tempo per coltivare contatti e conoscenze.

Dall’altra parte vi sono poi le associazioni dei genitori, i quali devono essere maggiormente informati, sensibilizzati e responsabilizzati attraverso precise attività. Le famiglie appaiono infatti talvolta distanti e disinteressate, delegando impropriamente compiti e scelte educative alla scuola, talvolta invece mal informate o determinate a indirizzare i propri figli verso un percorso liceale e poi accademico, a torto ritenuto l’unico percorso formativo utile oppure nell’intento di proiettare sui figli le loro aspirazioni, senza valutare con la necessaria oggettività qualità e predisposizioni.

Queste importanti collaborazioni fino a ieri altro non erano che buone intenzioni. D’ora in poi tutti gli attori in gioco beneficiano di una maggiore forza contrattuale alla luce di una chiara e precisa volontà del legislatore cantonale, con lo scopo di elevare la formazione professionale alla posizione che merita.