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«Tedesco: cercansi insegnanti» — Dibattito a Modem

Die, der oder das…? Su la mano chi non è si è mai dovuto confrontare con questo angosciante rompicapo. Eh sì, il tedesco è una lingua ostica e al sud delle Alpi nei prossimi anni rischia di diventarlo ancor di più, visto che mancano docenti formati e che questa carenza, a detta delle stesse autorità scolastiche, potrebbe portare ad un calo della qualità dell’insegnamento. Il problema non è nuovo ma sta attraversando una delle sue stagioni più complesse. Le cifre parlano chiaro: per i prossimi anni ci sarà bisogno di circa 50 nuovi insegnanti di tedesco, ripartiti tra le scuole medie e le scuole superiori.

Iniziata ormai da tempo, una specifica campagna di reclutamento non ha finora dato i risultati sperati e ora si cerca di correre ai ripari proponendo una specifica formazione a docenti che oggi insegnano alle scuole elementari. Il futuro prossimo appare dunque a tinte fosche per questo ambito formativo fondamentale, il tedesco è la lingua maggioritaria nel nostro Paese e ad essa è legata a filo doppio la possibilità di trovare buoni posti di lavoro, al di qua e al di là delle Alpi.

Cosa si sta facendo e si pensa di fare nel prossimo futuro per risolvere questo problema? Come mai il ragazzo o la ragazza ticinese fatica ad appassionarsi per questa lingua, insegnata a partire dalla seconda media? E perché è difficile se non impossibile convincere docenti svizzero tedeschi formati ad accettare un posto di lavoro in una delle sedi scolastiche ticinesi?

Queste alcune delle domande che poniamo ai nostri ospiti:

Manuele Bertoli, responsabile del Dipartimento Educazione, cultura e sport;

Fabio Käppeli, gran consigliere PLR, primo co-firmatario di un’iniziativa; parlamentare che chiede di anticipare l’insegnamento del tedesco già alle scuole elementari;

Alberto Piatti, direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI;

Marisa Rossi, docente di tedesco al Liceo Lugano 2

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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«20 anni di USI» — Dibattito a Modem

Il 21 ottobre 1996 apriva i battenti l’Università della Svizzera italiana. All’epoca le facoltà erano 3: scienze della comunicazione, scienze economiche e accademia di architettura. Erano quasi 300 gli iscritti. 

Oggi l’USI conta 3015 studenti di oltre 100 diverse nazionalità, un corpo accademico di 795 membri e 30 istituti di ricerca. Le facoltà sono 4, alle tre originarie si è aggiunta quella di informatica ed è stata approvata l’istituzione della quinta Facoltà quella di Scienze biomediche. 

La tassa universitaria è di 4’000 franchi a semestre, 2’000 per coloro che hanno il domicilio legale in svizzera al momento del conseguimento della maturità. E’ l’università più cara in svizzera, per gli altri atenei le tasse si aggirano intorno ai 1000-1500 franchi all’anno. Proprio questo è un aspetto criticato dagli studenti. 

Altre critiche, questa volta dalla politica, l’USI le ha ricevute dopo la pubblicazione dello studio IRE sui frontalieri e il mercato del lavoro ticinese. E proprio dalla politica è giunta la decisione, qualche settimana fa, di istituire una commissione di controllo sull’Università.

20 anni di USI tra successi e polemiche. Modem ne parla con 

Piero Martinoli, presidente USI

Fabio Käppeli, relatore della commissione scolastica del Gran Consiglio

Renato Martinoni, professore Letteratura italiana dell’Università di San Gallo

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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«Ecoincentivi: un turbo per la mobilità sostenibile oppure uno spreco di risorse?» — Dibattito a Modem

Chiedere qualche franco di tassa di circolazione in più  e avere i soldi necessari per realizzare i progetti del Canton Ticino per una mobilità più sostenibile:  È questo in sostanza che il governo Ticinese vuole fare con gli ecoincentivi, seguito dal parlamento Cantonale, che nel novembre scorso ha approvato la modifica della legge sulle imposte di circolazione. Ma contro questo progetto, apparentemente condiviso dalla sinistra alla destra, hanno raccolto in poco tempo un’impressionante quantità di firme i giovani liberali e i giovani UDC, determinati a bloccare l’aumento, seppur minimo, della tassa di circolazione. Non negano l’importanza della protezione dell’ambiente, ma ritengono che l’investimento ecologico debba essere più mirato ed efficace. E così, il prossimo 14 di giugno in Ticino, il popolo dovrà pronunciarsi sugli Ecoincentivi. Saranno davvero un turbo verso la mobilità sostenibile in Ticino? Al dibattito di modem partecipano Fabio Käppeli dei giovani liberali, Luigi Meier dell’associazione “Les routiers suisses” contrari agli ecoincentivi,  Bruno Storni (granconsigliere PS e membro di comitato dell’ATA) e Marco Piffaretti di Infovel, favorevoli.

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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