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Sui costi della salute si può intervenire

Da alcuni giorni si è conclusa la consultazione del Consiglio federale sulla sua proposta di un intervento al tariffario per le cure ambulatoriali di medici e ospedali (il cosiddetto TARMED). Un approccio non tanto svizzero, ma resosi necessario dal momento che le parti contrattuali – su un fronte i fornitori di prestazioni (corpo medico), sull’altro chi le paga (assicuratori malattia) – non avevano a suo tempo trovato un accordo.

In questa diatriba, vista l’urgenza del problema, ha dunque deciso di inserirsi il Consiglio federale. Sì, perché ci sono prassi di fatturazione che portano alla luce molti interrogativi. In questo contesto non può che scioccare la crescita del 70% (!) in soli 4 anni del fatturato da parte degli ospedali alla voce “prestazioni in assenza del paziente”, come pure quello degli specialisti, in crescita del 48%.

Ben venga allora il Consiglio federale che, pennarello rosso alla mano, propone un pacchetto di risparmi per 700 milioni di franchi, che in vista del 2018 potrebbero trasformarsi in un “minor aumento” dei premi nella misura del 2%. Nell’elenco delle misure troviamo, tra gli altri, strumenti per evitare che il medico riceva un compenso per un esame, ad esempio una TAC, anche senza aver visto il paziente (poiché svolto dal personale paramedico). Una buona parte delle misure del Consiglio federale sono incentrate proprio sul tempo impiegato. Contrariamente a tutti gli altri ambiti dell’economia, nella sanità l’incremento della produttività dovuto allo sviluppo tecnologico non si traduce in risparmi per il cliente-paziente, ma rimane direttamente nelle tasche di chi offre le prestazioni. È fuori discussione che i moderni mezzi tecnici e apparecchi diagnostici riducano il tempo impiegato dai medici per diagnosi e trattamenti. Giusto per fare un esempio, bisogna chiedersi come mai gli assicurati debbano ancora pagare un’operazione alla cataratta come un tempo, quando grazie al progresso tecnologico può essere oggi svolta con una durata più che dimezzata!

Queste sproporzioni tra quanto fatturato e il tempo effettivamente impiegato sono un problema che grida ad una maggior trasparenza. Spesso il paziente non ha accesso a determinate informazioni che gli competerebbero dal momento che alla cassa – attraverso i premi degli assicuratori malattia – è chiamato lui. Sarebbe dunque opportuno che la struttura tariffale possa essere consultata da tutti su internet, come lo era fino ad alcuni anni or sono, come pure sarebbe opportuno che i medici e le strutture sanitarie inviino sistematicamente al paziente una copia della fattura, come previsto dalla legge. Solo i pazienti sanno esattamente di quali prestazioni hanno beneficiato e dunque solo loro possono verificare fino in fondo le fatture emesse. Ricordiamoci infatti che siamo sempre noi a pagare, e che quel “tanto paga la cassa malati” ha contribuito alla crescita dei premi.

Purtroppo, durante la consultazione appena conclusasi, le proteste contro l’intervento del Consiglio federale da parte in particolare di medici e ospedali non si sono fatte attendere. Peccato. Perché se non si trova mai il coraggio di dire sì a delle misure, magari anche un po’ energiche, difficilmente potrà esserci una speranza di frenare l’inarrestabile aumento dei costi (e quindi dei premi).

Certo, non è grazie a questa misura da sola che sarà risolta la grande questione dell’aumento della spesa sanitaria. Ma si tratta pur sempre di un tassello necessario se si vuole affrontare seriamente il problema. Dopo questa misura, ne saranno certamente necessarie delle altre.

Le possibilità di contenere i costi ci sono, basta che tutte le parti in causa siano pronte a mettersi in discussione.