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Rifiuti: Sì al rispetto della… legalità!

 

L’8 novembre scorso, il Gran Consiglio ticinese, accogliendo la modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sulla protezione dell’ambiente, ha di fatto detto alla tassa cantonale sul sacco. Al proposito ricordo che nel 2011 (ben sei anni fa!) il Tribunale federale, giudicando un caso del Canton Vaud (che oggi vanta un concetto di sacco regionale adottato dalla maggior parte dei Comuni), ha definitivamente sancito la non conformità con il diritto federale dei Regolamenti che prevedono solo una tassa forfettaria. E così, da allora, il Canton Ticino, per allinearsi al quadro giuridico di riferimento, secondo le indicazioni del Tribunale federale, prescrive ai Comuni un modello di riferimento basato sul prelievo di una tassa base e di una tassa proporzionale al quantitativo di rifiuti da smaltire. La nuova regolamentazione introdurrà quindi in tutto il Cantone il principio di causalità “chi inquina paga”, corollario di “chi non inquina non paga”. Non rappresenta una nuova tassa, poiché in un modo o nell’altro tutti noi paghiamo già oggi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Come auspicato dai promotori del Referendum, il 21 maggio prossimo sarà la cittadinanza ad esprimersi su questo tema. Un’occasione per aderire ad un principio giuridico federale e molto svizzero e per rispettare il diritto dei cittadini di poter pagare in maniera causale per i propri rifiuti. Invito dunque ad approvare con convinzione la nuova regolamentazione cantonale, votando alla tassa cantonale sul sacco.

 

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«Imposta di circolazione» — Dibattito a Patti Chiari

Compri un’automobile nuova e meno inquinante facendo affidamento sugli ecoincentivi fiscali, ma dopo pochi mesi… il bonus va in fumo. E l’imposta di circolazione raddoppia.

Una brutta sorpresa capitata a molti cittadini ticinesi che nelle scorse settimane hanno aperto la lettera proveniente da Camorino. La stessa automobile che a dicembre 2016 veniva considerata virtuosa per le sue basse emissioni nocive, nel gennaio 2017 virtuosa non lo era più.

Ma non è l’unico paradosso, del giro di vite attuato dal governo ticinese sugli ecoincentivi. Lo sa bene un altro cittadino che si è rivolto a Patti chiari. Per lui, oltre al danno… anche la beffa, quando ha scoperto che se la sua auto avesse un anno in più, pagherebbe il 40% in meno. Sembra impossibile, ma è proprio così. È quanto prevede la legge.

Patti chiari, nel servizio di Michele Rauch e Remy Storni,  lo sdegno e l’incomprensione degli automobilisti. E le risposte delle istituzioni, accusate di aver piegato il sistema bonus-malus alle necessità di bilancio.

Testo tratto da Rsi.ch.

 

Guarda la trasmissione.

 

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Il partito delle tasse colpisce ancora

Il partito socialista? Macché, quello ormai ha un’influenza tutto sommato limitata. Il nuovo, ma nemmeno tanto nuovo partito delle tasse ha invece la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e un peso decisamente più importante. Potrebbe quindi certamente impegnarsi maggiormente per contenere la spesa in Governo, senza arrivare in Gran Consiglio a pretendere – senza dire dove – maggiori risparmi per 20 milioni di franchi. Una richiesta che non vale la carta su cui è scritta.

Negli scorsi giorni è stato presentato l’aumento dell’imposta di circolazione che arriva proprio – guarda caso – dal dipartimento che negli ultimi anni ha assunto più personale: sono state infatti oltre 120 le nuove unità assunte al Dipartimento delle istituzioni.

Si potrebbe dire „fino a qui nulla di nuovo“, visto che un’altra volta ancora è stata intrapresa la via più facile di aumentare le tasse, se non fosse che proprio in questo periodo, due anni fa soltanto, consegnavamo le firme contro l’aumento delle imposte di circolazione. Tutti eccetto forse solo il Dipartimento delle istituzioni ricordano che quell’aumento fu poi sonoramente bocciato – nella misura non proprio irrilevante di 2 a 1 –  dalle cittadine e dai cittadini ticinesi.

La misura politicamente molto discutibile oggi agli onori della cronaca è effettivamente già stata annunciata nell’aprile 2016 insieme alla manovra di risanamento, nonostante il suo apporto contenuto. Già annunciata quindi, anche se non nella sua realizzazione di cui abbiamo appreso solo negli scorsi giorni. Tutti i cittadini che hanno acquistato un’automobile da aprile dello scorso anno fino ad oggi consapevoli dei relativi vantaggi per l’ambiente e per il portafoglio possono legettimamente sentirsi presi per i fondelli. Il motivo è semplice e sicuramente non ecologico: servono soldi e anche il più possibile, ma di tagliare sulle uscite o anche solo rinunciare a nuove assunzioni la voglia non è troppa, anzi.

Non siamo di fronte a un semplice adeguamento dei coefficienti ai nuovi standard di efficienza per il calcolo dell’imposta e l’attribuzione di bonus e malus. Si tratta piuttosto di un segnale chiaro, di un sistema che sta manifestando tutti i suoi limiti e che proprio per questo è già in fase di revisione. A maggior ragione, quindi, mal si comprende questo ennesimo aumento delle imposte di circolazione che fra pochi mesi potrebbe già essere completamente rivoluzionato, ma soprattutto proveniente da un dipartimento che potrebbe e dovrebbe sicuramente far di più sul fronte delle uscite, ricordandosi di decisioni popolari molto recenti.

 

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Evitiamo il boomerang dell’AVSPlus

L’iniziativa AVSPlus chiede di innalzare le rendite AVS del 10% per tutti i pensionati indistintamente. Una richiesta chiara, che dice tanto ma non tutto. Ad esempio come si dovrebbe finanziare questo aumento. Da che mondo è mondo soldi crescere sugli alberi non se ne sono mai visti, e stiamo parlando del nostro primo pilastro che da alcuni anni a questa parte versa già più contributi di quanti ne entrino. Questo punto non è certamente secondario visto che AVSPlus porterebbe maggiori oneri per qualcosa come 5,5 miliardi di franchi annui. Una cifra tutt’altro che indifferente ma non l’unica a preoccupare. Ad esempio 13 sono i pochi (pochissimi!) anni che ci separano dall’azzeramento delle riserve accumulate negli anni, qualora non venga adottata alcuna misura. Alla luce di questi dati appare evidente come la priorità odierna sia il salvataggio dell’AVS, vale a dire la garanzia delle rendite anche per le generazioni più giovani, e non un aumento delle rendite indiscriminato, a vantaggio anche delle persone più facoltose. Quanto al primo punto è attualmente in discussione a Berna la riforma previdenzia vecchiaia 2020, la quale dovrà riuscire a trovare un difficile equilibrio.

Tornando invece all’aumento in votazione si prospetterebbe all’orizzonte l’ennesimo boomerang dovuto all’aumento dei contributi salariali, ma non solo. I promotori dell’iniziativa sostengono sia sufficiente un aumento dello 0,8%, sempre per metà a carico del datore di lavoro e per l’altra metà a carico del lavoratore, portando quindi i contributi totali al 9,2%. È evidente che sull’onda di un ormai collaudato populismo di sinistra si nascondano le conseguenze devastanti per l’economia, già oggi in difficoltà a causa della forza del franco. Un aumento del costo del lavoro porterebbe a diminuzioni dei margini e quindi ristrutturazioni e perdite di posti di lavoro. Oltre ad un aumento dei contributi, inevitabile sarà però anche un incremento delle imposte per imprese e lavoratori, visto che già oggi queste finanziano il 20% dell’AVS e che la rendita di un pensionato, originariamente sostenuta da 6,5 persone attive, fra vent’anni sarà a carico di 2 soli lavoratori.

Come se non bastasse AVSPlus è pure inefficace: aumentando le rendite AVS le prestazioni complementari (nota bene esentasse) verrebbero ridotte proporzionalmente. Un’operazione neutra per la maggioranza ma che costringerebbe quasi un beneficiario su dieci ad avere poi meno soldi in tasca alla fine del mese (e proprio tra coloro che più ne avrebbero bisogno!). Tutto questo mentre noi giovani ancora ci chiediamo se vedremo mai la nostra AVS. Un primo passo consiste proprio nel votare NO il prossimo 25 settembre al boomerang dell’iniziativa AVSPlus.

 

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Legge sui trasporti pubblici, NO alla tassa di collegamento

Sono state settimane di dibattito acceso sulla tassa di collegamento, come raramente avviene in occasione di votazioni cantonali. Sono state dette tante cose, alcune anche un po’ tirate per i capelli. Seguendo il dibattito penso si possano concludere tre cose importanti.

La tassa colpisce noi cittadini: sono i promotori della tassa stessi che lo auspicano (alcuni di loro da anni) e che sostengono che l’automobilista ticinese vada finalmente disincentivato dall’utilizzo della propria vettura. Il Governo stesso ha dichiarato che chiamerà alla cassa i dipendenti dello Stato e delle aziende parastatali: questo non sorprende anche perché se così non fosse e il Governo dovesse “autopagarsi” la tassa, gli introiti previsti non verrebbero racimolati. E ancora: il sindacato OCST (Organizzazione cristiano sociale ticinese) si è espresso contro la modifica della legge proprio poiché teme – o ha segnali concreti – che questa imposta si ripercuota direttamente sui lavoratori ticinesi, mentre anche la “libertà di voto” di UNIA indica chiaramente che al di là di tutto chi difende i lavoratori non può essere a favore di questo progetto.

Il secondo elemento riguarda la crassa ingiustizia e discriminazione che introduce questa nuova imposta: non segue nessuna logica, non tocca chi ha più disponibilità (anzi), e non tocca chi inquina maggiormente. Colpisce le famiglie, i lavoratori e i consumatori a macchia di leopardo. Se ad esempio un cittadino che abita a Bellinzona lavora a Mendrisio in un’azienda che ha 40 posteggi e utilizza la macchina per coprire i suoi 90 km (benché avesse l’opzione del trasporto pubblico) non pagherà la tassa, ma colui che abita in Val Verzasca e scende sul piano di Magadino (andata e ritorno circa 15 km) per lavorare in un’azienda con 50 posteggi pagherà fino a 1000 franchi all’anno. Ma con quale logica? Saranno toccati tutti (chi non paga la tassa al posto di lavoro la paga nel tempo libero) ma soprattutto i lavoratori, le classi sociali inferiori e il ceto medio.

Il terzo fattore è, per certi versi, il più grave: la nuova tassa non risolve il problema, ma ci sta illudendo. Il problema del traffico in alcune zone del Cantone è grave e penalizza cittadini ed economia. Sono necessarie, a breve, soluzioni urgenti, pragmatiche e concrete. Chi pensa che tassare 30’000 posteggi (in Ticino vi sono 315’000 automobili!) contribuisca a risolvere il problema del traffico è miope o in malafede. Sicuramente non aiuterà a risolvere davvero una situazione problematica sotto gli occhi di tutti, la cui soluzione verrà ritardata da questa misura che getta unicamente sabbia negli occhi della popolazione.

Da parte mia spero vivamente e con tutto il cuore che il popolo ticinese voti NO alla modifica della legge sui trasporti pubblici questo fine settimana, affinché si possa serenamente tornare a parlare di mobilità lasciando da parte tasse e imposte a beneficio di conti pubblici che vanno prima di tutto riassestati. Questo è il compito del Governo e di noi Granconsiglieri.

 

Articolo apparso su LaRegione.

 

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Il voto di domenica, una vittoria strepitosa

Che risultato strepitoso! Lasciatemi esprimere enorme soddisfazione per un risultato che mai ci saremmo aspettati. Ci abbiamo creduto e insieme abbiamo vinto questa scommessa passo dopo passo: il lancio del referendum a fine novembre, numerosissime giornate in piazza dalla mattina alla sera sotto il freddo di dicembre, e la consegna di oltre 13’000 firme alla cancelleria dello Stato a metà gennaio. Erano già quasi il doppio delle firme necessarie: quasi un record, ma non era ancora finita. Dopo altrettanti sforzi profusi nella campagna per la votazione ci siamo lasciati piacevolmente sorprendere dalla parola fine, posta dai cittadini ticinesi con un inequivocabile 67%. 67%! Vuol dire che un messaggio del Consiglio di Stato approvato, seppur di misura, dal Gran Consiglio, è stato respinto da ben 2 cittadini su 3 che ci hanno dato ragione! Possiamo dire che i nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati, ma forse, prima, dobbiamo ancora renderci conto di quanto raggiunto.

Una vittoria simile è stata possibile soltanto grazie all’aiuto e all’impegno profuso da tutti: una bella squadra forte e unita. E vincente! Sono davvero orgoglioso di aver potuto presiedere GLRT in questo periodo intenso e molto entusiasmante. La collaborazione con i giovani democentristi si è poi rivelata ottima: uniti per un obiettivo comune abbiamo superato senza problemi gli steccati partitici.

Per ragioni di spazio non posso citare tutti, ma voglio rivolgere un grande grazie a chi ha investito tempo ed energie per permettere questo successo. Grazie, quindi, a chi ci ha sostenuto e aiutato contribuendo, non me ne dimenticherò mai, anche alla buona riuscita della raccolta firme. Grazie anche al comitato cantonale che ha sostenuto all’unanimità il nostro referendum. Ora abbiamo l’opportunità di finalmente rivedere le priorità della mobilità in Ticino, ad esempio puntando sulla mobilità aziendale: l’unica misura che malgrado in quel messaggio fosse una presa in giro era usata da tutti per far passare un nuovo aggravio.

 

Articolo apparso su Opinione Liberale.

 

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Quei famosi 7 franchi

L’argomentazione principale dei fautori dell’aumento delle imposte di circolazione è che la qualità del nostro ambiente migliorerà sensibilmente grazie a un contributo minimo, pari mediamente a „7 franchi“ per automobilista. È già stato dimostrato che gli ecoincentivi sono una misura poco efficace; non ci resta, dunque, che confutare la cifra in sé, quei „7 franchi“, che tanto sono stati indicati dai membri di comitato di Infovel come un piccolo sacrificio a favore di un ambiente più pulito.

Punto primo. Il dato fornito tra gli argomenti a sostegno del sì, è il seguente: „il nuovo supplemento ammonterebbe a circa l’1,5%“, e quindi, l’aumento medio sarebbe di „7 franchi“. Tuttavia, usando la logica, se fosse stato necessario solamente l’1,5% dovremmo leggere questa cifra nella modifica di legge. Perché dunque il 5%? Il rischio è che vada a finire come con le altre tasse e licenze emesse da Camorino, in cui i costi sono coperti al 108%. Vuol dire che queste entrate (indirette) extra servono unicamente ad abbellire i conti dello Stato. La stessa fine potrebbe fare questo aumento, in un periodo in cui ogni possibile entrata fa comodo. Infatti, il testo della modifica legislativa è chiaro e quel „possono essere destinate“ non vincola in alcun modo il Governo. I lettori che avessero voglia di verificare personalmente noteranno che manca anche la temporaneità, visto che a differenza dello yogurt questa modifica non ha scadenza. A parole, ovviamente, è però facile definirli „temporanei“.

L’aumento medio sarebbe quindi ben maggiore. E ancora solo di una media si tratta. Ma non è tutto: il sistema attuale prevede già degli ecoincentivi nelle stesse tasse di circolazione, tramite un sistema di bonus/malus. In questo modo, l’aumento massimo arriverebbe a diverse centinaia di franchi. Insomma, cifre non irrisorie, come invece sostenuto da molti, e che andrebbero a gravare sulle finanze di quelle persone che possiedono un’auto non recente e non dispongono del capitale di base per acquistare una nuova vettura, seppur sussidiata. Da notare, infine, che la maggior parte di chi cambia auto la prende comunque d’occasione.

Punto secondo. L’aumento dell’imposta di circolazione non deve essere decontestualizzato: occorre ricordare che il Ticino presenta una delle imposte di circolazione più elevate della Svizzera. L’aumento percentuale acquisisce quindi ancora più rilevanza, e il divario con gli altri cantoni rischia di diventare enorme.
Ciò è evidenziato dal fatto che, grazie alla già citata imposta, nelle casse del Cantone si sono accumulati oltre 5 milioni di franchi. E allora una domanda sorge spontanea: perché non usare questi fondi per sostenere degli efficaci programmi di mobilità aziendale, volti a ridurre il traffico (la vera priorità), senza chiamare ancora una volta alla cassa tutti i cittadini?
Terzo e ultimo punto. I numeri citati precedentemente hanno un’importanza tutto sommato relativa: noi ci opponiamo direi soprattutto per principio. Diversi principî. Dal mio punto di vista, un prodotto si afferma grazie alla propria capacità di attrarre compratori: è il mercato che deve giudicare il successo di un’innovazione tecnologica e selezionare le migliori, non lo stato. Quest’ultimo non deve fare il commerciante d’auto tramite, per altro, associazioni di dubbia utilità. L’aumento di questa imposta non farà altro che andare a premiare una fascia di benestanti a spese di tutti gli automobilisti, con benefici nulli per l’ambiente. Se il Governo ritiene comunque importante ciò, può trovare i soldi rivedendo la spesa pubblica. Invece di ricorrere al „tassa e spendi“ potrebbe almeno provarci, visto che basterebbe risparmiare lo 0,1%.

Alcune persone ci hanno accusato, senza cognizione di causa, di fare demagogia. Ebbene, si sbagliano: noi ci battiamo, in linea con i nostri valori, per una società liberale e per una tassazione equa. La demagogia è piuttosto quella di chi, senza tener conto del fallimento degli ecoincentivi in passato, che è li da vedere, cerca di far passare come „vantaggioso per l’ambiente“ questo aumento di imposta. E i favorevoli non mi hanno ancora spiegato perché noi tutti dovremmo finanziare a pochi la seconda auto ultraefficiente. Pochi che se ne possono già permettere non una, ma addirittura due. Io dico NO, grazie.

 

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«Ecoincentivi» — Dibattito a Democrazia diretta

Democrazia Diretta: Iniziativa costituzionale “Salviamo il lavoro in Ticino” (prima parte) e modifica della legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore (seconda parte).

 

Iniziativa popolare costituzionale “salviamo il lavoro in Ticino” (durata 35 minuti)

Ospiti per il SI: Sergio Savoia, coordinatore I Verdi, Carlo Zoppi, Partito socialista

Ospiti per il NO: Christian Vitta, consigliere di stato, Fabio Regazzi, consigliere nazionale e pres. AITI

Ecoincentivi (durata 35 minuti)

Ospiti per il SI: Claudio Zali, consigliere di stato, Carlo Croci, sindaco di Mendrisio

Ospiti per il NO: Fabio Käppeli, granconsigliere PLR, Alain Bühler, pres. giovani UDC

 

Conduzione: Reto Ceschi e Massimiliano Herber.

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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«In auto più tassati e più puliti?» — Dibattito a Piazza del Corriere

È un progetto a marca leghista quello che andrà in votazione il prossimo 14 giugno. Si tratta degli ecoincentivi e della promozione della mobilità aziendale, un’idea che non avrà costo zero, ma che comporta una modifica della Legge sulle imposte e le tasse di circolazione. Un’idea condivisa da Claudio Zali e Norman Gobbi, fatta propria dal Consiglio di Stato e poi (a maggioranza) dal Gran Consiglio contro la quale i movimenti giovanili del PLR e dell’UDC hanno lanciato un referendum. Una raccolta delle firme in piena campagna elettorale da parte di due partiti che all’epoca erano in battaglia con la Lega. Un referendum che ha raccolto un numero considerevole di firme, ben 13.055 cittadini l’hanno sottoscritto, quando ne bastavano 7.000.

Ora siamo in dirittura d’arrivo, la votazione è dietro l’angolo e Gianni Righinetti, martedì 26 maggio dalle 20.45 alle 21.45 a Piazza del Corriere ospiterà favorevoli e contrari. Sul fronte del sì c’è uno dei protagonisti della riforma della mobilità in Ticino, il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, affiancato da un popolare democratico convinto della bontà di questo rincaro, il sindacalista Lorenzo Jelimini. Sull’altro fronte Fabio Käppeli (PLR) e Alain Bühler (UDC), le teste di serie nella raccolta delle firme.

L’interrogativo della serata, che è anche un po’ il quesito al quale dovranno rispondere i cittadini elettori è: in automobile più tassati e più «puliti»? Il Governo e i favorevoli tendono a relativizzare l’aggravio, mediamente di 7 franchi all’anno, dato che l’imposta di circolazione media oggi ammonta a 463 franchi. I promotori del sì sottolineano poi che il Cantone non intende fare cassa sulle spalle degli automobilisti, bensì promuovere una maggiore mobilità sostenibile nell’interesse di tutti. Ma chi dissente non vuole sentire parlare di tassare per dotare chi potrebbe permetterselo di un «giocattolo elettrico».

Testo tratto da Cdt.ch.

 

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«Ecoincentivi: un turbo per la mobilità sostenibile oppure uno spreco di risorse?» — Dibattito a Modem

Chiedere qualche franco di tassa di circolazione in più  e avere i soldi necessari per realizzare i progetti del Canton Ticino per una mobilità più sostenibile:  È questo in sostanza che il governo Ticinese vuole fare con gli ecoincentivi, seguito dal parlamento Cantonale, che nel novembre scorso ha approvato la modifica della legge sulle imposte di circolazione. Ma contro questo progetto, apparentemente condiviso dalla sinistra alla destra, hanno raccolto in poco tempo un’impressionante quantità di firme i giovani liberali e i giovani UDC, determinati a bloccare l’aumento, seppur minimo, della tassa di circolazione. Non negano l’importanza della protezione dell’ambiente, ma ritengono che l’investimento ecologico debba essere più mirato ed efficace. E così, il prossimo 14 di giugno in Ticino, il popolo dovrà pronunciarsi sugli Ecoincentivi. Saranno davvero un turbo verso la mobilità sostenibile in Ticino? Al dibattito di modem partecipano Fabio Käppeli dei giovani liberali, Luigi Meier dell’associazione “Les routiers suisses” contrari agli ecoincentivi,  Bruno Storni (granconsigliere PS e membro di comitato dell’ATA) e Marco Piffaretti di Infovel, favorevoli.

Testo tratto da Rsi.ch.

 

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