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Diamo un voto al futuro

Domenica alle ore 12 i seggi elettorali chiuderanno, e tutto il Ticino aspetterà con trepidazione di conoscere i risultati. Siamo confrontati con una scelta di vitale importanza: quale partito avrà la maggioranza relativa in Consiglio di Stato?

Escludendo improbabili alternative, due sono le possibilità: da un lato la Lega, un partito che postula la chiusura del Ticino, con toni spesso aggressivi e rozzi. Un partito che negli ultimi quattro anni non ha rispettato le numerose promesse fatte ai propri elettori. Un partito che al governo ha sempre fatto il contrario di ciò che chiedeva quando era all’opposizione. L’incoerenza rispetto agli ideali originali del movimento è lampante: i frontalieri sono aumentati drasticamente (ma l’obiettivo non era ridurli?), i radar sono diventati un vero e proprio strumento di tassazione indiretta (sono finiti i tempi in cui venivano messe taglie?) e le nuove imposte varate dai ministri leghisti continuano ad accumularsi. L’ultima è stata fortunatamente bloccata dal referendum che abbiamo promosso come Giovani Liberali Radicali e deciderà il popolo il prossimo 14 giugno.

Dall’altro lato c’è il Partito Liberale Radicale, un partito che ha contribuito al successo del nostro Cantone, e che schiera una lista giovane, competente e innovatrice. Le misure proposte dai candidati PLR sono concrete e pragmatiche, e vanno nella direzione di un sano sviluppo economico, a vantaggio di tutti i cittadini. Non sono state fatte promesse irrealizzabili, ma si è cercato di lavorare più con i fatti che con le parole.

La sfida si preannuncia all’ultimo voto, e ogni scheda sarà determinante. Se anche tu credi che i fatti contino più delle promesse, vai a votare. Se anche tu credi che la progettualità e il dialogo siano fondamentali in politica, vai a votare. Se anche tu credi nelle potenzialità del nostro Cantone, vai a votare. Se anche tu credi che esprimere la propria opinione sia giusto, vai a votare.

Nell’epoca della modernità, spesso ci dimentichiamo di quanto sia fondamentale il diritto di poter eleggere liberamente i propri rappresentanti. Un diritto per il quale sono state compiute rivoluzioni, per il quale milioni di persone si sono sacrificate. A te la scelta. Il tuo voto può davvero fare la differenza.

 

Articolo apparso su LaRegione.

 

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13’703 volte GRAZIE!

13’703. Quasi il doppio del numero di firme necessarie. A tanto ammonta il numero di firme consegnate e che sono arrivate in questi giorni dai comuni direttamente all’indirizzo della Cancelleria dello Stato.

Non era scontato riuscire in questa impresa e non è stato facile, con l’incognita delle festività, le quali ci hanno “regalato” ben due settimane di vacanza. Vacanza, sì, ma non per noi che abbiamo vissuto questi 45 giorni intensamente: il referendum era il nostro primo pensiero al mattino e l’ultimo prima di andare a dormire la sera. Ora vi è enorme soddisfazione nel vedere ripagati i nostri sforzi. Finalmente possiamo dire: “missione compiuta!”

Questo risultato rappresenta un record se confrontato con altri referendum lanciati con successo negli ultimi anni e dimostra ampiamente quanto i ticinesi siano in disaccordo con l’ennesimo aumento dell’imposta di circolazione a favore di progetti fumosi e anacronistici. Gli automobilisti ticinesi pagano già un’imposta tra le più elevate della Svizzera e se consideriamo che, mediamente, i cittadini ticinesi percepiscono un salario inferiore rispetto ai nostri connazionali d’oltre Gottardo, un ulteriore aggravio delle tasse di circolazione risulta ancor più ingiustificato.

Non solo, durante la raccolta delle firme abbiamo più volte espresso chiaramente la nostra contrarietà alla modalità attuata nella gestione dei conti pubblici da parte del Consiglio di Stato che non ne vuole sapere di approntare risparmi nelle spese del Cantone e preferisce adoperare l’ormai collaudatissimo sistema del “tassa e spendi” per finanziare i suoi progetti. Questo sistema, fin troppo comodo, è stato utilizzato per mandare avanti la baracca da ormai troppo tempo.

Un manifesto datato 1890 appeso negli uffici del segretariato PLRT invitava alle urne per un altro referendum, all’epoca contro la “nuova legge sull’Imposta cantonale”, concludendo: “Si ristabilisca prima l’ordine finanziario, si dia prova di saggia economia, si persuada il contribuente che il denaro malversato verrà restituito alla cassa dello Stato, ed allora solo se vi sarà bisogno di denaro il popolo del Ticino si adatterà al sacrificio”. 125 anni dopo gli stessi autori che in quel manifesto denunciavano un aumento del debito cantonale di mezzo milione inorridirebbero a dir poco.

Se qualcuno se ne fosse dimenticato, ricordo che l’anno appena cominciato è quello del pareggio dei conti, secondo la Road Map stilata dal Consiglio di Stato appena tre anni orsono. Invece ci ritroviamo davanti all’ennesimo disavanzo di oltre 100 milioni di franchi che dovranno ancora ripagare le generazioni future e nuovi innalzamenti di tasse, bolli e quant’altro. Noi diciamo basta a simili politiche finanziare, sostenuti da ben 13’703 cittadini!

È inutile che esponenti del Governo dichiarino che non siamo stati chiari o che abbiamo omesso delle informazioni; piuttosto, la nostra posizione è sempre stata cristallina e questo referendum – oltre a opporsi all’aumento dell’imposta di circolazione – è (e dev’essere) un messaggio chiaro all’indirizzo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio: così non si può più andare avanti!

Questo risultato dimostra che i ticinesi non sono polli da spennare e che non si fanno prendere in giro. Ma, lo sappiamo, la sfida non è finita qui. Aspettiamo con trepidazione il voto popolare, di cui noi non abbiamo certamente paura, al contrario del Governo che nel pieno della raccolta firme – caso più unico che raro – si è sentito in dovere di precisare un messaggio già pubblico. Tuttavia non senza qualche vantaggio per noi, poiché se prima l’aumento dell’imposta di circolazione era addirittura taciuto, una volta ammessa l’evidenza abbiamo avuto ancora più facilità nel raccogliere le firme, visto che agli aumenti temporanei non crede più nessuno.

Non è finita quindi, ma è il tempo di fare qualche ringraziamento è già arrivato. Prima di tutto grazie ai tanti, tantissimi Giovani Liberali Radicali Ticinesi che con un amore smisurato verso la cosa pubblica sono stati in piazza al freddo e con il vento, prima e durante le festività natalizie. Per motivi di spazio non posso citarli tutti ma devono sapere che hanno svolto il lavoro più importante e più difficile. Grazie anche ai Giovani UDC che ci hanno accompagnato in questa sfida dal primo comunicato, prima ancora del voto in Gran Consiglio. Grazie a Rocco Cattaneo, il quale ci ha sostenuti dal lancio del referendum fino alle battute finali. Grazie alle associazioni Automobile Club Svizzero, Les Routiers Suisses e Astag che hanno sostenuto e promosso il nostro referendum tra i propri associati. Grazie a tutto il segretariato PLRT per avermi (e averci) sopportato, mettendoci a disposizione un tetto sotto il quale contare le firme, ma anche un grande e valido aiuto. In particolare dobbiamo ringraziare il segretario cantonale Andrea Nava per esserci stato con il fiato sul collo quando era necessario.

Ma soprattutto, grazie a voi, amiche e amici liberali radicali di questo cantone e lettori di Opinione Liberale che avete fatto pervenire a Camorino fiumi di firme, anche da oltre oceano. Last but not least, un grazie speciale va ad Alessandro Spano che con grande pazienza ha coordinato tutto ciò.

Senza ognuno di questi tasselli non avremmo raggiunto un simile risultato! Grazie al gioco di squadra, possiamo dire di avercela fatta, e con questi presupposti sono sicuro che potremo festeggiare anche il 19 aprile.

 

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Ecoincentivi, trionfo di firme per il referendum — Intervista

Quasi il doppio delle 7mila firme necessarie sono state consegnate oggi a Bellinzona: per l’esattezza quelle raccolte dai giovani di PLR e UDC  al grido di “Basta aumenti delle tasse di circolazione”, come titola il referendum, sono 13’703 sottoscrizioni.

Un trionfo, considerate anche le due settimane di vacanze che hanno intervallato il periodo di raccolta, commenta Fabio Käppeli, presidente GLRT, contattato da Liberatv dopo la consegna: “C’è grande soddisfazione da parte nostra: le festività non hanno certo reso facile il lavoro, e perciò queste quasi 14mila firme valgono per noi ancora di più e testimoniano dell’ottimo riscontro ricevuto da parte del popolo”.

Uno degli obbiettivi dichiarati, come aveva commentato al CdT Käppeli, era quello di eguagliare, se non superare, il risultato raggiunto dalla Lega contro il credito a Expo, che aveva toccato quota 12.698 adesioni. Con un margine di ‘errore’ di oltre mille firme, il risultato sembra a portata di mano. “Vedremo quante saranno vidimate, ma, comunque vada, sarà certamente uno dei record degli ultimi anni; segnale anche di una volontà precisa dei ticinesi, contrari come noi a una politica del tassa e spendi”, dichiara Käppeli, pensando già al passo successivo: la chiamata alle urne.

“Noi chiediamo di andare in votazione il prima possibile – spiega –. Quindi entro i sessanta giorni minimi previsti dalla conferma della riuscita del referendum, così che il popolo sappia come è andata a finire prima di eleggere i propri rappresentanti per il prossimo quadriennio”.

È forse in quest’ottica che vanno letti i tre polli di plastica con cui i giovani di PLR e UDC si sono presentati alla consegna delle firme raccolte? “L’abbiamo fatto per ribadire che i ticinesi non sono dei polli e non si fanno spennare. Le nostre motivazioni le abbiamo già sottolineate (ndr. vedi articolo allegato), ma ripeto: abbiamo già l’imposta di circolazione più cara della Svizzera e di aumenti di imposte temporanei, ho solo 19 anni, ma non ne ho mai visti…”

“È inutile che esponenti del Governo dichiarino che non siamo stati chiari o che abbiamo omesso delle informazioni”, conclude Käppeli citando un passo contenuto nella nota stampa in cui comunicano la riuscita del referendum contro gli ecoincentivi. “Piuttosto, la nostra posizione è cristallina e questo referendum – oltre a opporsi all’aumento dell’imposta di circolazione – è un messaggio chiarissimo all’indirizzo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio: così non si può più andare avanti!”

Intervista pubblicata su liberatv.ch.

 

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Ultimi giorni per il referendum

Il tempo scorre inesorabile. I giorni rimanenti per poter chiamare al voto i cittadini ticinesi sull’aumento fino al 5% dell’imposta di circolazione più cara della Svizzera si contano ormai sulle dita di una mano. A nome del comitato promotore vi invito a far pervenire il più presto possibile e direttamente alle cancellerie comunali dei vostri comuni tutti i formulari ancora in vostro possesso.

I motivi che ci hanno spinti a scendere in piazza sono molti. Anzitutto la politica deve darsi delle priorità e non può continuare ad applicare il principio «del tassa e spendi». A maggior ragione con l’imposta di circolazione che non dobbiamo dimenticare è già la più cara della Svizzera. In un confronto con i cantoni a noi vicini, quella ticinese risulta essere di ben cinque volte l’imposta vallesana e il 30-40% maggiore rispetto a quella grigionese. Entrambi questi cantoni sono peraltro molto simili al nostro: con una superficie viaria estesa, anche in montagna, e parecchio traffico di transito. Purtroppo, proprio quest’ultimo punto non è da trascurare in quanto l’aumento delle imposte andrà a toccare solo e unicamente i ticinesi, malgrado non siamo certo gli unici a contribuire all’inquinamento e al traffico sulle nostre strade.

Se il principio della mobilità sostenibile è certamente condivisibile, non lo è la volontà di finanziarla aumentando ulteriormente le tasse. Questo referendum non blocca i progetti già pronti a favore della mobilità aziendale, “grazie” anche ai 5 milioni di eccedenze già pagati in eccesso dagli automobilisti. Infatti, si dovrebbero anche ridefinire le priorità della mobilità in Ticino. Il vivere quotidiano, soprattutto nel sottoceneri, imporrebbe una riduzione del traffico e non la sostituzione del parco veicoli con auto più efficienti, la cui maggior efficienza, per giunta, rimane tutta da dimostrare. Il potenziamento del trasporto pubblico e dei park and ride, ad esempio, dovrebbero essere preferiti al sistema a fondo perso dei cash bonus. Il nocciolo della questione, però, è che chi non può permettersi di cambiare automobile nei prossimi anni non deve pagarla a chi potrebbe già sostituirla senza incentivi.

Con questo referendum vogliamo lanciare un messaggio chiaro al Consiglio di Stato: è giunto il momento di smetterla di continuare a chiedere sacrifici ai cittadini. Ogni anno aumenta qualche tassa e anche per il 2015 sono preventivati 700’000 franchi in più provenienti dalle tasse di collaudo, che ancora una volta dovranno pagare gli automobilisti ticinesi.

L’invito, ci tengo a ribadirlo, è quello di sfruttare gli ultimi giorni a disposizione per far pervenire direttamente alle cancellerie comunali i formulari ancora in vostro possesso, anche incompleti, o magari completandoli sulla strada verso la bucalettere fermando i vicini di casa che incontrate. Il vostro aiuto è importante!

 

Articolo apparso su LaRegione.

 

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Risposta ai Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali: basta ricatti!

Il comunicato stampa di ieri è un tentativo di un governo debole che dimostra di aver paura del voto popolare. Mai prima d’ora si era vista un’operazione simile volta a ostacolare una raccolta firme. Il comitato referendista dice no a questi squallidi giochetti e va avanti con ancora più determinazione.

Prendiamo atto con stupore della decisione a nome del Consiglio di Stato firmata dai Ministri Norman Gobbi e Claudio Zali, di voler – a sorpresa – congelare il credito in favore della mobilità aziendale. E questo nonostante le dichiarazioni del Ministro Claudio Zali che (dalle colonne del Corriere del Ticino del 2.12.2014) affermava “Ai giovani liberali e democentristi devo comunque dare atto di avere apparentemente avuto l’accortezza di non contestare esplicitamente la parte del decreto che stanzia i fondi in favore della mobilità aziendale, per la quale abbiamo progetti pronti che potranno così essere messi in pratica senza indugi e a beneficio di tutti”.

Come mai un Ministro così decisionista, d’un tratto gira le carte in tavola e mostra una tale chiusura? Trattasi forse di improvvisazione? Soprattutto se si pensa che rispetto alla proposta in Parlamento di offrire il trasporto pubblico gratuito a tutti i giovani il ministro non ha fatto una piega. Come mai in quell’occasione i soldi ci sarebbero stati?

Nel frattempo, i programmi di mobilità aziendale vanno avanti: alcuni comuni hanno stanziato crediti straordinari in favore della mobilità aziendale, oltre ai vari contributi per abbonamenti arcobaleno, buoni reka offerti a prezzo scontato dai datori di lavoro. Inoltre, a nostro parere, i CHF 5 milioni di eccedenze già disponibili possono essere spesi dal Cantone in programmi realmente utili a favore della mobilità aziendale.

Piuttosto che chiedere nuovi sacrifici alla popolazione per stanziare sussidi a fondo perso, vogliamo che i Consiglieri di Stato Gobbi e Zali rivedano la spesa all’interno dei loro dipartimenti e l’efficacia della stessa. I soldi per la mobilità aziendale ci sono, bisogna solo prendere delle decisioni. Troppo facile buttare nel mucchio proposte raffazzonate peraltro fatte da altri. Noi crediamo che a questo modo di fare politica ci si debba opporre.

Il Comunicato stampa non corrisponde poi a quanto previsto dalla modifica della legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore del 9 febbraio 1977; pubblicata sul Foglio ufficiale numero 95 del 28 novembre 2014, dove viene indicato un aumento dal 1% al 5%: ci chiediamo su quale base di calcolo i Ministri hanno esposto la percentuale del 1.5% di prelievo aggiuntivo.

Non siamo disposti ad accettare la contabilità creativa con i soldi degli automobilisti: se la tassa, come menzionato dal Governo, aumenterà dal 2016 al 2018, si invitano i Ministri a rinunciare all’aumento dell’imposta di circolazione per attuare risparmi nelle spese dei rispettivi dipartimenti. In questo modo, ma devono almeno provarci, riusciranno a reperire i fondi necessari. I ticinesi pagano già abbastanza!

Di fronte a questi ricatti, dobbiamo ricordare che i cittadini pagano già CHF 132’000’000.00 di imposte di circolazione! Il Cantone è tra i più cari della Svizzera, ben 5 volte maggiore dei vallesani e oltre il 30-40% rispetto ai grigionesi, malgrado il nostro reddito mediano sia fanalino di coda nelle statistiche elvetiche.

Il nocciolo della questione rimane: come richiesto dall’ACS e dal TCS una riforma del calcolo dell’imposta di circolazione è doverosa. Chiediamo al Ministro Norman Gobbi di giustificare la differenza di tassa di circolazione tra il Ticino e il Canton Grigioni. Alla luce di ciò risulterà in modo chiaro che un ulteriore aumento non è assolutamente giustificato.

In conclusione quindi i fondi per la mobilità aziendale ci sono. Vi sono ben altri compiti da svolgere, prima di chiedere nuovi aumenti delle tasse! Ma forse questo è meno pagante elettoralmente.

 

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Referendum, faccia a faccia al Quotidiano

Questa sera ho avuto l’occasione di essere ospite del Quotidiano RSI insieme al coordinatore dei Verdi Sergio Savoia. Nel mio primo dibattito televisivo ho potuto difendere gli argomenti alla base del referendum lanciato dai Giovani Liberali Radicali Ticinesi contro l’aumento dell’imposta di circolazione.

 

Guarda il faccia a faccia.

 

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Ecoincentivi, il referendum è servito — Intervista

Sugli ecoincentivi sarà referendum. Lo avevano promesso ancor prima dell’approvazione da parte del Gran Consiglio della nuova misura e oggi i Giovani Liberali Radicali hanno ufficializzato il lancio della raccolta firme nella conferenza stampa indetta insieme ai Giovani UDC. Contattato da Liberatv prima dell’incontro coi media, il Presidente dei GLRT Fabio Käppeli spiega innanzitutto i motivi che li hanno spinti a lanciare un referendum che, specifica, “è contro la modifica di legge che prevede l’aumento dell’imposta di circolazione dall’1 al 5%”.

«Noi siamo contrari a qualsiasi aumento delle tasse, soprattutto se prima non si è provato a risparmiare dove possibile, e nei vari dipartimenti i margini di manovra per farlo ci sono. Invece qui, ancora una volta, si va a prendere direttamente i soldi dalle tasche dei cittadini senza aver fatto prima i compiti, e non ci va per niente bene. E questo per finanziare dei sussidi a innaffiatoio di cui potrebbero usufruire tutti indiscriminatamente, anche chi guadagna 20mila franchi al mese.»

Insomma, il tasto dolente è per voi nei metodi adottati dal Governo per finanziare la misura.

«Noi non attacchiamo il decreto, non siamo contrari ad auto efficienti e al credito per la mobilità, quello a cui ci opponiamo è il modo in cui si è deciso di finanziare queste misure: ossia con un ulteriore aumento della spesa per i cittadini, invece che con misure di risparmio. Ricordiamo poi che gli aumenti riguarderanno anche le tasse di collaudo per 700mila franchi. Inizialmente poi il Consiglio di Stato potrebbe usare quei 5milioni pagati in più dagli automobilisti, che già ci sono, valutando le sue priorità e dando la precedenza alla mobilità aziendale. E se poi la misura dimostrerà la sua efficacia e il Governo continuerà a crederci, potrà trovare i soldi necessari all’investimento da altre parti, senza aumentare le tasse. Ma sugli ecoincentivi rimarremo vigili e vedremo in breve che effetti avranno, perché noi rimaniamo scettici sulla validità di questi sussidi a pioggia.»

Ponete anche sul piatto un’alternativa? Quale dovrebbe essere secondo voi la ricetta per la mobilità aziendale e contro l’inquinamento?

«Secondo noi le priorità sono altre: cambiare il tipo di veicoli non diminuirà il traffico. Le soluzioni sono nel potenziamento del trasporto pubblico e nel miglioramento della mobilità aziendale, non nella sola sostituzione dei veicoli. Inoltre, dobbiamo ricordare che abbiamo già la tassa di circolazione più cara della Svizzera: cinque volte più alta rispetto al Vallese e il 30, 40% rispetto ai Grigioni. Anche questi sono cantoni di montagna, con una rete viaria estesa e un traffico di transito importante, eppure hanno tasse più basse. Le affinità con il Ticino ci sono e dimostrano che anche per noi sarebbe possibile fare diversamente. Sia chiaro, noi non siamo insensibili alla tematica ambientale, come giovani ci sta a cuore un futuro sostenibile. Ma non tutto quello che è verde è bello. È una demagogia che non ci piace: siamo per la concretezza e siamo certi che i soldi che ora si vogliono mettere sul piatto potrebbero essere investiti meglio. E vorrei toccare un altro punto.»

Prego.

«Questa tassa non va a toccare i frontalieri: sono stati clamorosamente dimenticati, quando anche loro contribuiscono in misura importante all’inquinamento e al traffico nel nostro cantone. Noi siamo quindi per un sistema di imposte di circolazione che vada a colpire tutti gli utenti della strada, ma senza nuovi aggravi per i ticinesi, soprattutto in questo momento di crisi economica dove si ha un aumento generale delle spese rispetto a salari che non crescono affatto.»

Veniamo alla polemica politica: di fronte alla vostra mobilitazione, la Lega ha accusato il PLR di metter davanti i suoi giovani, di usarli come ‘scudo’ perché teme di perdere questo referendum. Come presidente dei Giovani Liberali cosa risponde?

«Si sbaglia. Non mi sento per nulla ‘messo davanti’. Lo spunto è arrivato da noi: prima ancora del voto in Gran Consiglio, abbiamo pubblicato, per mano di Alessandro Spano (vicepresidente GLRT), un comunicato in cui ci dicevamo fermamente contrari a ulteriori aumenti di tasse e spesa pubblica, minacciando il referendum. Dopodiché siamo stati contattati dai Giovani UDC, che infatti sono con noi in questa raccolta firme, e abbiamo ricevuto diversi input dai nostri membri e dallo stesso PLR: è stata pe rnoi la dimostrazione che non siamo soli e che la nostra era la decisione giusta. E durante il comitato direttivo di ieri abbiamo preso la decisione definitiva. Era presente anche il Presidente Rocco Cattaneo, che ha garantito il sostegno del PLR. Non veniamo quindi lanciati in prima linea, ma siamo appoggiati in una proposta che viene da noi, e per noi è un attestato di fiducia importante da parte del partito.»

Käppeli, i tempi del referendum sono stretti: c’è tempo fino al 12 gennaio per raccogliere le 7mila firme necessarie. Quale è il suo appello ai ticinesi?

«Certo, i tempi sono stretti, ma noi confidiamo che i ticinesi siano d’accordo con noi nell’esser stufi dei continui aumenti e vogliano dire chiaramente che così non va bene. L’invito è perciò quello di firmare subito e sostenerci in questa richiesta al Consiglio di Stato, per far capire che bisogna risparmiare invece di continuare tassare.»

Intervista pubblicata su liberatv.ch.

 

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«Niente contro Zali, ma la Lega mette le mani nelle tasche dei ticinesi» — Intervista

Fabio Käppeli, il Gran Consiglio ha approvato degli ecoincentivi per le auto elettriche. Una misura che il PLR ha cercato di osteggiare in ogni modo.

«Come GLRT avevamo già espresso le nostre perplessità prima del voto in Gran Consiglio, proprio per cercare di fare in modo che non venisse approvato il credito. Noi siamo preoccupati per il continuo aumento della spesa pubblica, per le tasse continuano ad aumentare, così come aumentano i sussidi ad innaffiatoio, sicuramente in modo poco efficiente. Il macigno del debito pubblico ci preoccupa, perché poi cade sulle spalle delle generazioni future. Va poi evidenziato come già oggi l’imposta di circolazione è fra le più care in Svizzera. A titolo di paragone, siamo al 30-40 percento in più del canton Grigioni, e addirittura cinque volte più alta di quelle del canton Vallese, cantoni che hanno una superficie molto estesa e quindi una rete viaria molto ampia».

Non pensa che questa misura possa aiutare a rinnovare il parco veicoli ticinesi, a tutto beneficio della qualità dell’aria?

«Semmai è efficiente ridurre in generale gli spostamenti con i mezzi privati. Se vogliamo imparare qualcosa dal passato, vediamo che abbiamo buttato decine di milioni dalla finestra. Basti pensare al solo progetto VEL2, che con un investimento da 12,5 milioni ha portato ad una riduzione dei consumi, e quindi delle emissioni, pari a solo lo 0,2-0,3 percento. Irrisorio, in proporzione all’investimento. E non c’è motivo che i milioni approvati ora non facciano la stessa fine. Le case automobilistiche sono riuscite a ridurre le emissioni grazie all’innovazione tecnologica».

Nel vostro partito la posizione è unanime? Perché all’interno del PLR vi è anche un’anima ambientalista, rappresentata dall’ALRA.

«Non posso parlare a nome di ALRA, però posso dire che all’interno di GLRT siamo concordi su questo tema, il gruppo parlamentare ha massicciamente respinto il messaggio governativo, e anche all’interno del partito abbiamo ricevuto molti input su questo tema che confermano che stiamo andando nella giusta direzione».

Il fatto di avere un presidente, Rocco Cattaneo, proprietario di stazioni di servizio non le sembra che renda la posizione del PLR “pro saccoccia”?

«Non mi sembra. La posizione è arrivata grazie agli input di noi giovani, che abbiamo fatto pressioni affinché i nostri deputati respingessero la proposta in parlamento, e i nostri argomenti mi paiono sufficientemente solidi. Penso che quella da lei citata sia la posizione di chi non ha più argomenti, come abbiamo potuto leggere su un domenicale… ».

Non siete tout-court contro il ministro Zali? Insomma, contro la tassa sui posteggi, contro gli ecoincentivi, magari avrete pure qualcosa da dire sulla tassa sul sacco… .

«Direi proprio di no. Quando condividiamo delle idee lo diciamo, quando siamo contrari ci facciamo sentire. Piuttosto occorre dire che la Lega, ancora una volta, mette le mani nelle tasche dei ticinesi».

Ma avete in testa qualche idea alternativa su come affrontare il problema?

«Si parla giorno e notte di frontalieri, ma in questo caso sono stati clamorosamente dimenticati, quando in realtà anche loro contribuiscono all’inquinamento. Il futuro secondo noi è rappresentato dal mobility pricing. Con il mobility pricing gli utenti non si vedranno aumentare le spese, ma dovranno pagare la mobilità con altre modalità. Le soluzioni per l’utenza dovranno essere più semplici, eque e trasparenti».

Intendete lanciare un referendum?

«Lo avevamo minacciato, e ora stiamo facendo gli ultimi approfondimenti. Ma non le nascondo che ci piacerebbe chiamare al voto la popolazione ticinese. Così com’era stato fatto per il credito per Expo2015, che equivaleva a un caffè a testa, in questo caso con un aggravio di 50 franchi annui a maggior ragione sarebbe giusto sentire l’opinione della popolazione. Settimana prossima decideremo».

Intervista pubblicata su ticinolibero.ch.

 

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Ecoincentivi, stop ai sussidi a pioggia

Nella seduta di Gran Consiglio che si apre oggi vi è all’ordine del giorno il tema degli ecoincentivi. Parlare di politiche verdi, si sa, è sexy. Piace agli elettori. Però bisogna stare attenti: parliamo di un credito quadro di ben CHF 16 milioni per incentivare veicoli molto efficienti, cioè quelli con emissioni inferiori ai 95 gr CO2/km, con almeno 2 posti a sedere e con un prezzo di base inferiore a CHF 45’000.00 (di fatto si escludono le versioni ibride di marche premium molto apprezzate alle nostre latitudini). Non vediamo l’utilità di un altro sussidio a pioggia che andrà a vantaggio di chi non ne ha bisogno. Sui restanti obiettivi del messaggio siamo concordi: la mobilità aziendale e il car pooling vanno incentivati. Numerosi comuni, facendo capo alle proprie risorse, hanno già stanziato crediti straordinari in favore di tali misure.

Ma veniamo al nocciolo del problema. Il nostro cantone è noto per essere tra i più cari in materia di imposte di circolazione: in media paghiamo tra il 30% e 40% in più dei nostri vicini grigionesi. Attualmente è già in vigore un sistema bonus – malus che penalizza le auto meno ecologiche. Ricordo (menzionando un passaggio del messaggio parlamentare) che il limite di emissioni medio è fissato a 130 gr CO2/km anche se il Consiglio federale, sulla base dell’attuale legge sul CO2, deve proporre entro il 2015 nuovi limiti tenendo conto della legislazione europea, la quale ha già prescritto il limite di 95 gr CO2/km dal 2020. Pertanto, il mercato sta già provvedendo ad offrire gamme di veicoli sempre più efficienti e performanti, non solo nella fascia alta di prezzo, ma proprio nella fascia di mercato che si vuole ulteriormente incentivare. 15 anni fa Infovel era sicuramente pionieristico, ma oggi il suo ambito di competenze è surclassato dal privato: qualsiasi concessionaria offre una consulenza anche in materia di risparmio energetico, addirittura offrendo colonnine di ricarica da installare presso il proprio domicilio per la mobilità Plug-In!

Il messaggio parla di un aumento (per tutte le categorie) dal 1% al 5%: pertanto non si può escludere che in base al fabbisogno delle casse l’aumento medio sia portato dall’iniziale 2% al 5%. Non bisogna dimenticare che nel preventivo 2015 il Dipartimento delle Istituzioni ha pure studiato un aumento delle tasse di collaudo degli autoveicoli: ben CHF 700’000.00 in più di entrate, sempre a carico, guarda caso, degli automobilisti. Non da ultimo siamo scettici perché un auto ecologica che produce 90 gr di CO2 al Km (60% di sconto sulle targhe) percorrendo 15’000 Km all’anno produce 1’350’000 gr di CO2 mentre l’auto più potente (usata solo per i week-end perché in settimana si usa il mezzo pubblico per gli spostamenti lavorativi) che produce 201 gr di CO2 al Km guidata per 6’000 Km l’anno emetterà 1’200’000 gr di CO2. Peccato che il sistema degli incentivi penalizzi fortemente la seconda (con un malus del 30% + 2% sulle targhe 2015).

Una tassa base combinata al road pricing o un’ecotassa sarebbe la soluzione più equa per una regione di confine: più chilometri percorri più paghi, indistintamente se la tua targa è ticinese, grigionese o italiana o dal valore della tua vettura. Infatti il messaggio trascura totalmente il fatto che oltre 50’000 veicoli varcano quotidianamente il confine: malgrado siano immatricolati all’estero i costi sono generati altrove. La discussione è aperta, ma confidiamo che il messaggio non venga approvato dal Parlamento (almeno non in questa forma) per evitare che ancora una volta siano i cittadini ad essere chiamati alla cassa. I conti dello Stato imporrebbero un’ottimizzazione della spesa. Invece, un’altra volta ancora si preferisce la scelta più facile andando a prendere i soldi dalle tasche dei ticinesi, già costretti a numerosi sacrifici. In un momento come questo le tasse dovrebbero diminuire, non di certo aumentare!

 

Articolo apparso sul Corriere del Ticino.