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«Tradizione che sa di muffa, Bertoli smantellatore» — Intervista

Ogni due settimane il corso confessionale di religione (facoltativo), e ogni due settimane il corso di storia delle religioni e civica. È la proposta Bertoli, che sta mandando su tutte le furie i clericali della Repubblica cantonticinese.

Ogni domenica a messa?

«No grazie, ho smesso.»

Manuele Bertoli propone di suddividere l’attuale ora di religione fra storia delle religioni, civica, e il corso confessionale di religione (facoltativo). Sei d’accordo?

«È un primo passo che permette a due corsi più importanti di entrare nell’orario scolastico. Storia delle religioni e civica sono due discipline che sicuramente non si annullano ma che anzi sono meno lontane di quanto sembra. Infatti entrambe studiano la nostra identità culturale e le nostre tradizioni.»

Nella proposta Bertoli si mantiene sia il corso confessionale facoltativo di religione, sia il corso di storia delle religioni. Non si rischia di creare confusione negli allievi?

«Anzitutto questa confusione vi sarebbe solo negli studenti che frequentano anche il corso confessionale facoltativo, sempre meno allo stato attuale. In secondo luogo ritengo sia compito di questo corso facoltativo fare in modo che questa confusione non si presenti, i margini per essere complementare all’altro vi sono e chi sceglie questa opzione dovrebbe conoscerne le finalità.
Se questo corso confessionale dovesse invece risultare meno seguito poiché diverrebbe un doppione… a quel punto potremmo quasi andare oltre questo compromesso proposto da Bertoli.»

I più tradizionalisti hanno denunciato lo smantellamento delle nostre tradizioni. Una posizione un po’ esagerata?

«Direi proprio di sí. Se la tradizione è un corso confessionale giusto smantellarla perchè sa di muffa. Piuttosto, oggi la gran parte o quasi degli studenti sono esclusi dalla conoscenza delle nostre (vere) tradizioni: la nostra identità culturale verrebbe resa accessibile a tutti con un’apertura verso quelle altrui, ma da un punto di vista storico neutrale. Nessuno impedisce poi alle parrocchie di intensificare i corsi di catechismo, ma fuori dalla scuola pubblica e laica. Stato e Chiesa dovrebbero rimanere separati. Sempre.»

I liberi pensatori invece contestano il fatto che nel corso di storia delle religioni non si dia spazio alla critica al pensiero religioso. L’ateismo deve rientrare nella storia delle religioni?

«Sí, ritengo che un corso di questo tipo dovrebbe soffermarsi anche sul perché sempre più persone scelgono la via dell’ateismo. Tuttavia temo che già per poter approfondire a sufficienza quanto prevede il programma non vi sia abbastanza tempo. Forse servirebbe anche lo spazio dei corsi confessionali per poter fare tutto ciò.»

Ci deve essere la possibilità di chiedere la dispensa anche da storia delle religioni, come ora avviene per l’ora di religione confessionale?

«Assolutamente no. Si tratta appunto di un corso di storia con rigore scientifico. È importante conoscere le altre religioni e le altre culture prima di potersi esprimere e di avere un’opinione in merito. Inoltre, non si può negare l’importanza delle religioni e del loro influsso su miliardi di persone. È importante anche per comprendere fino in fondo molti processi storici, opere letterarie e artistiche, e anche per poter capire cosa sta succedendo in diverse parti del mondo attualmente.»

Attualmente lo Stato paga i docenti (generalmente dei religiosi) del corso confessionale di religione. È giusto che tutti i contribuenti paghino per dei corsi confessionali, anche coloro che si professano atei o aderenti ad un’altra religione?

«Semplice: chi decide paga. Allo stesso modo la Curia che designa i docenti e sceglie i contenuti (alla faccia della secolarizzazione!) dovrebbe anche pagarli di tasca propria. Con la proposta di Bertoli si andrà a ridurre questa scempiaggine, cui pare non fu nemmeno facile arrivare…»

Più in generale, non trovi che alla scuola si chieda di affrontare troppe questioni che esulano dall’insegnamento, a detrimento della formazione dei nostri giovani?

«È difficile fare un discorso generale, poiché spesso dipende anche dalla misura in cui si propongono determinate attività. La sfida sta proprio nel riuscire a calibrare una formazione ampia in una fase estremamente importante della crescita di un giovane, che può anche servire a orientarlo professionalmente, senza perdere di vista le materie più importanti.»

A fianco dell’ora di religione cattolica o protestante, andrebbero proposti corsi confessionali di religione anche di altre confessioni, come quella islamica, buddista, induista, …?

«Già i corsi confessionali di religione cattolica e protestante, all’interno della scuola pubblica, sono di troppo. Ripeto, fuori ognuno è libero di organizzare e seguire qualsiasi corso di questo tipo. O meglio, a discrezione della famiglia fino al sedicesimo anno di età, ma insistere è solo controproducente…»

Intervista pubblicata su ticinolibero.ch.