Il voto di domenica, una vittoria strepitosa

Che risultato strepitoso! Lasciatemi esprimere enorme soddisfazione per un risultato che mai ci saremmo aspettati. Ci abbiamo creduto e insieme abbiamo vinto questa scommessa passo dopo passo: il lancio del referendum a fine novembre, numerosissime giornate in piazza dalla mattina alla sera sotto il freddo di dicembre, e la consegna di oltre 13’000 firme alla cancelleria dello Stato a metà gennaio. Erano già quasi il doppio delle firme necessarie: quasi un record, ma non era ancora finita. Dopo altrettanti sforzi profusi nella campagna per la votazione ci siamo lasciati piacevolmente sorprendere dalla parola fine, posta dai cittadini ticinesi con un inequivocabile 67%. 67%! Vuol dire che un messaggio del Consiglio di Stato approvato, seppur di misura, dal Gran Consiglio, è stato respinto da ben 2 cittadini su 3 che ci hanno dato ragione! Possiamo dire che i nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati, ma forse, prima, dobbiamo ancora renderci conto di quanto raggiunto.

Una vittoria simile è stata possibile soltanto grazie all’aiuto e all’impegno profuso da tutti: una bella squadra forte e unita. E vincente! Sono davvero orgoglioso di aver potuto presiedere GLRT in questo periodo intenso e molto entusiasmante. La collaborazione con i giovani democentristi si è poi rivelata ottima: uniti per un obiettivo comune abbiamo superato senza problemi gli steccati partitici.

Per ragioni di spazio non posso citare tutti, ma voglio rivolgere un grande grazie a chi ha investito tempo ed energie per permettere questo successo. Grazie, quindi, a chi ci ha sostenuto e aiutato contribuendo, non me ne dimenticherò mai, anche alla buona riuscita della raccolta firme. Grazie anche al comitato cantonale che ha sostenuto all’unanimità il nostro referendum. Ora abbiamo l’opportunità di finalmente rivedere le priorità della mobilità in Ticino, ad esempio puntando sulla mobilità aziendale: l’unica misura che malgrado in quel messaggio fosse una presa in giro era usata da tutti per far passare un nuovo aggravio.

 

Articolo apparso su Opinione Liberale.