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I costi della salute crescono a dosi tutt’altro che omeopatiche

Negli ultimi 20 anni i costi della salute per noi assicurati sono più che raddoppiati: se nel 1996 il premio medio mensile in Svizzera era di 128 franchi, nel 2017 questo superava i 300 franchi. Da quanto si è letto e sentito di recente, per l’anno prossimo la pillola potrebbe essere un po’ meno amara del solito, ma a medio termine il problema dell’aumento dei costi resta.

Se scorporiamo la spesa complessiva notiamo che le principali quattro voci di spesa riguardano i medici (quasi un quarto), i soggiorni in ospedale (20%), le prestazioni ambulatoriali negli ospedali (14%) e i medicamenti, che concorrono con il 21,2% al totale dei costi della sanità. Questa percentuale non è di poco conto: più di un quinto dei nostri premi se ne va per i farmaci. Come per le altre voci, è giusto chiedersi se non vi siano possibilità di contenere questo importo, e la risposta è sì. Lo è perché attualmente gli incentivi sono posti in modo tale che praticamente nessun attore del sistema ha l’interesse a ridurre le prestazioni.

Un esempio riguarda i margini di guadagno delle farmacie. Oggi, maggiore è il prezzo del medicamento, maggiore è il margine di chi lo vende. È comprensibile che una farmacia tenda a vendere un farmaco con un prezzo superiore, anche in presenza di uno stesso più conveniente. Giusto per chiarirci: il problema non è il o la farmacista, il problema è l’incentivo che spinge a non comportarsi in modo efficiente. Si tratterebbe in questo caso di modificare il sistema in modo tale da premiare finanziariamente chi propone al cliente – a parità di principio attivo – il medicamento con un costo inferiore.

Ma, più in generale, non si capisce come mai i medicamenti generici – fonte di grandi speranze per il contenimento delle spese e dei premi – in Svizzera costino mediamente il doppio rispetto ai paesi a noi vicini. Già di per sé problematico, l’inadeguatezza del sistema si palesa nel fatto che sul mercato siano a disposizione medicamenti contenenti lo stesso principio attivo ma con prezzi tutt’altro che simili. Ma le assicurazioni malattia sono per legge costrette a pagare – e a rifatturarci sotto forma di premi – anche i medicamenti più costosi malgrado la disponibilità di farmaci identici a prezzi (spesso di gran lunga) inferiori.

Di queste inefficienze pare essersi accorto anche il Consiglio federale, il quale propone di introdurre dei prezzi massimi di riferimento per i medicamenti il cui brevetto è scaduto. Questo porterebbe a fissare dei prezzi massimi, oltre i quali gli assicuratori malattia non rimborsano l’importo del medicamento.

C’è ancora una misura, forse più delicata alle nostre latitudini, che mi sembra interessante citare. Il paziente attento al risparmio che va a comprare i medicamenti oltre confine, oggi ci perde. Le assicurazioni di base, infatti, non possono (per legge!) rimborsare i medicamenti acquistati all’estero, malgrado questi costino spesso molto meno. E ciò a chiaro beneficio dell’industria farmaceutica.

Aprendo la possibilità ai pazienti di essere rimborsati anche per i medicamenti acquistati oltre confine, come proposto da Mister Prezzi, si indurrebbe un doppio vantaggio per il portafoglio del cittadino: da una parte si ridurrebbe direttamente l’importo di partecipazione ai costi per il paziente (spesso del 10%), mentre sul lungo termine è lecito attendersi che i prezzi dei farmaci applicati in Svizzera si allineerebbero a quelli dei Paesi confinanti. L’idea non è infatti quella di promuovere il turismo degli acquisti, ma piuttosto quella di fare un po’ di pressione sui prezzi dei farmaci in Svizzera che non sono giustificabili.

Insomma, le possibilità non mancano. Invece di grandi proclami elettorali è necessario intervenire concretamente. Altrimenti a perderci saremo tutti noi.