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Non bruciamo le nostre speranze

A fine novembre saremo chiamati ad esprimerci sull’iniziativa popolare autolesionista ed estrema, sotto tutti i punti di vista, „Stop alla sovrappopolazione – sì alla conservazione delle basi naturali della vita“, anche detta „Ecopop“.

I punti fondamentali, egualmente dannosi ed insensati, sono principalmente due. Anzitutto, l’iniziativa chiede di fissare una quota massima di immigrati pari allo 0,2% della popolazione. Questo provvedimento è insensato: in primis, dare tutta la colpa della situazione economica attuale agli stranieri è sbagliato e discriminatorio, così come sperare in un rapido miglioramento semplicemente costruendo un muro alla frontiera… nell’anno in cui festeggiamo 25 anni dalla caduta del muro di Berlino. Non possiamo banalizzare i molteplici effetti negativi dell’iniziativa: limitando l’immigrazione, con questa quota completamente arbitraria (perché non lo 0,1% o lo 0,3%?) verrebbe a mancare la manodopera specializzata di cui necessitano le nostre industrie. Non potendo contare su una sufficiente forza lavoro residente, le aziende si troverebbero costrette a ricorrere in misura sempre maggiore al frontalierato. Ecco che, paradossalmente, un’iniziativa isolazionista come Ecopop non farebbe nient’altro che peggiorare una realtà, quella dei frontalieri, che ci tocca da vicino.

Sul fronte della cooperazione internazionale allo sviluppo sembra di tornare in pieno periodo coloniale, con una superiorità morale che di certo non manca agli iniziativisti. Non è così che dobbiamo comportarci. Questo anche considerando che il modo migliore per ridurre la natalità di una popolazione è quello di migliorarne il grado di istruzione, e in generale le condizioni socio sanitarie. Bisogna quindi continuare a investire nell’istruzione e nella sanità, come si sta già facendo.

Infine, non abbiamo assolutamente bisogno di mettere in crisi i nostri già tesi rapporti diplomatici con l’Unione Europea. Per la nostra economia l’accesso al mercato unico è semplicemente fondamentale: se ciò dovesse essere messo in discussione, unito alla già citata mancanza di manodopera specializzata, alcune aziende potrebbero decidere di delocalizzare le loro attività, con gravi conseguenze ben note a tutti. È notizia di pochi giorni fa che gli accordi bilaterali portano al nostro PIL fino a 17 miliardi all’anno. Scusatemi se è poco. Malgrado non si voglia vederne i vantaggi ne hanno beneficiato tutti, mentre nei paesi intorno a noi le condizioni addirittura peggioravano.

Io credo in una Svizzera coraggiosa e aperta verso il mondo, capace di aiutare chi ha bisogno di aiuto nel modo migliore, sempre trattando tutti con pari dignità e rispetto.

Io credo in un’economia forte e solida, che dia lavoro e che offra condizioni salariali buone: un’economia che non deve avere inutili barriere protezionistiche.

Io credo nelle opportunità che la Svizzera offre, e credo che gli stranieri abbiano contribuito alla nostra forza economica e al nostro benessere, e anche in futuro sarà così. Se vogliamo continuare a giocare in Champions League – e non solo metaforicamente , perché senza stranieri anche nel calcio si è esclusi dai giochi che contano – questa iniziativa deve essere affossata: i problemi non si risolvono con i muri alle frontiere. Il prossimo 30 novembre votiamo NO a Ecopop!