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La nuova Bellinzona sta partendo con il piede giusto

Nei passati decenni le aziende municipalizzate con la loro attività efficiente ed innovativa sono state un elemento di coesione, estendendosi e diversificandosi sul territorio di quella che è poi diventata la nuova Bellinzona. Con la lungimiranza che le ha sempre contraddistinte, grazie alla nuova forma giuridica in futuro rappresenteranno ancor di più un attore centrale per lo sviluppo della nuova Città.

La soluzione adottata dal Consiglio comunale per la nuova Azienda pubblica multiservizi Bellinzona (AMB) permette da un lato al Comune di avere un controllo costante, garantendo dall’altro la necessaria autonomia operativa a chi è chiamato a gestire la quotidianità di un’azienda di queste dimensioni. Il nuovo ente godrà quindi sì di una certa autonomia, la quale non sarà tuttavia priva di limiti. Rimarrà ad esempio municipale la competenza in materia di assunzioni e licenziamenti, oltre al fatto che questi rapporti di lavoro saranno regolati dal Regolamento organico comunale. Bisogna perciò essere in malafede per ritenere questa trasformazione un primo passo verso la privatizzazione, poiché il controllo dell’ente pubblico rimarrà sempre garantito.

Ma soprattutto, questo passaggio di proprietà dei beni amministrativi dal Comune alla nuova Azienda pubblica (in sostanza le reti di distribuzione di acqua ed elettricità, che rimarranno però inalienabili così come tutti gli altri beni) comporterà la possibilità di mettere a disposizione un capitale di dotazione di circa 115 milioni. Tolti 15 milioni circa destinati a imposte e accantonamenti, sull’importo rimanente verrà versato un tasso di remunerazione del 3% annuo, il quale frutterà entrate correnti di 3 milioni annui, a cui si aggiungerà l’utile che l’azienda sarà in grado di generare (circa 1.5 milioni all’anno).

Una parte di questo capitale permetterà alla Città, dedotto l’importo da destinare al passaggio al nuovo istituto di previdenza professionale per i dipendenti comunali, di effettuare un ammortamento straordinario e liberare le risorse necessarie agli investimenti strategici già previsti dallo studio aggregativo, per un importo pari a 32 milioni di franchi.

Tante cifre inebrianti che – lo ammetto – potrebbero provocare qualche giramento di testa, ma che permetteranno un importante rilancio della nuova Bellinzona, che diventerà più competitiva sul piano cantonale e pure all’esterno dei nostri confini. Questo è il lavoro serio e intenso portato avanti dai nostri rappresentanti nelle istituzioni. Un lavoro di squadra che ben evidenzia la consapevolezza della responsabilità riposta nel nostro Partito e una fiducia che in questo avvio di legislatura abbiamo cominciato subito a ripagare rimboccandoci le maniche.

Un impegno concretizzatosi già nella precedente sessione di Consiglio comunale con l’approvazione del nuovo Regolamento comunale e del nuovo Istituto di previdenza professionale. Possiamo quindi affermare che la nuova Bellinzona stia partendo con il piede giusto, pur non dimenticando la raccolta firme in corso. Un referendum, quello sul Regolamento comunale, che ha portato un certo deterioramento del dibattito politico oltre a una buona dose di argomenti fuorvianti e ingannevoli. Da una parte chi lavora silenziosamente, dall’altra chi sommerge il Municipio di interpellanze. Modi diversi di fare e intendere la politica, ma i rappresentanti PLR sanno da che parte stanno.

Malgrado ciò possiamo rimanere positivi e fiduciosi, poiché le istituzioni non sono ancora state intaccate e i risultati del lavoro svolto sono concreti: settimana scorsa abbiamo posto un altro importante tassello nella costruzione della Bellinzona di domani.

 

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Un’agenda digitale per la Nuova Bellinzona

Vivere nella Nuova Bellinzona significa vivere in una città vivibile e aperta, dotata di spazi verdi e ricreativi facilmente accessibili e di una qualità di vita invidiabile. La sua attrattiva residenziale è indubbia. Tuttavia, negli anni, la regione si è un po’ addormentata, complice anche una frammentazione territoriale e l’assenza di una visione d’insieme.

L’arrivo di AlpTransit ci spinge a ragionare su cosa vogliamo essere “da grandi” con un pizzico di orgoglio turrito, e allora guardiamo a quanto sta accadendo in Svizzera e nel mondo, dove la digitalizzazione sta prendendo sempre più piede nei servizi, nella mobilità, nell’industria e nell’amministrazione pubblica.

A Bellinzona abbiamo la fortuna di avere scuole di primissimo ordine, diversi centri di ricerca di livello universitario, le aziende municipalizzate, l’ospedale, e, con il centro di servizio di Swisscom, una delle aziende private più attive in Svizzera sul questo tema.

Partendo da questi presupposti, riteniamo che la nuova Città debba dotarsi di un’agenda digitale che la aiuti a realizzare la visione di una città aperta alle nuove tecnologie, a cominciare da un’infrastruttura telematica all’avanguardia, fondamentale in ogni aspetto della trasformazione digitale.

Grazie alla lungimiranza delle AMB la Nuova Bellinzona gode già oggi di un vantaggio competitivo, con ben 18’000 case già allacciate alle autostrade dei dati e altri in corso di allacciamento. Nei prossimi anni si dovrà estendere la fibra ottica a nord e fino in valle Morobbia, zone che meritano di non rimanere isolate. In questo modo la Città potrà rendere interessante per gli investitori e incoraggiare i privati a realizzare in tutto il suo territorio uffici, locali tecnici e spazi condivisi di lavoro per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali innovative.

La Città dovrebbe altresì dare il buon esempio facendosi promotrice di un programma di telelavoro per i suoi dipendenti, aiutandoli a conciliare al meglio lavoro e famiglia, e cominciando finalmente a permettere la gestione di alcuni servizi da casa. Con lo stesso scopo immaginiamo un’applicazione dedicata ai servizi della Città, in cui potrebbe essere integrata anche la progettanda “Bellidea” destinata alla mobilità.

La digitalizazzione può quindi avvicinare il cittadino all’amministrazione e viceversa, e al contempo aiutare il turista a orientarsi nella vasta offerta del nostro bel territorio. A questo proposito si può estendere ad altri punti nevralgici la rete wifi pubblica già presente nel centro storico.

Il tutto dovrebbe cominciare già nei primi anni di scuola, con un’educazione digitale che renda i nostri ragazzi consapevoli delle opportunità e attenti ai rischi che le nuove tecnologie comportano, sviluppando un approcio critico.

Siamo stati abituati a curare ognuno il proprio orticello. È ora di alzare la testa e di guardarsi attorno. La digitalizzazione sarà centrale nei prossimi anni indipendentemente dalla nostra volontà. Non può essere pilotata dalla politica, ma occorre affrontarla oggi per evitare di subirla domani.

 

Giuliano Guerra, Fabio Käppeli