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«Omosessualità, pornografia, masturbazione… e religione» — Intervista

A confronto sul nuovo manuale di educazione sessuale

BELLINZONA – Fabio Käppeli, granconsigliere e presidente di GLRT, tiene a precisare come, secondo lui, questo non sia un tema politico. «Il manuale è stato redatto da persone esperte, che conoscono la materia e come meglio trasmetterla a ragazzi di quell’età. Ritengo che sia comunque all’acqua di rose, nulla di scandaloso o di cui preoccuparsi, anzi penso, da ciò che ho potuto leggere, che sia fatto molto bene. La sua stampa non deve essere in alcun modo fermata, come era stato chiesto». Agustoni, dunque, ha sbagliato con la sua interrogazione? «Loro (i PPD, ndr.) vogliono tematizzarlo per profilarsi, ma ormai mancano una ventina di giorni alle federali. Mi auguro non si finisca per parlarne in Gran Consiglio… . Se divenisse un argomento politico, difenderei la posizione del Dipartimento».

Secondo Käppeli si starebbe strumentalizzando il tema. «Non solo questo, anche altri argomenti. Sono invece aspetti fondamentali di cui la scuola deve parlare, anche solo facendo ordine fra nozioni che gli allievi hanno, aiutarli a conoscerle in modo corretto. Ed è eccessivo dire che il manuale consiglia l’aborto, perché non è l’unica soluzione che viene proposta ma tratta questo e altri temi in modo corretto. È stato elaborato, ripeto, da esperti e non da politici, ed è una polemica sterile».

Quindi «è giusto che la scuola faccia un po’di ordine nelle informazioni che i ragazzi hanno già e da diverso tempo», prosegue Käppeli, rispondendo a chi pensa che l’educazione sessuale debba essere impartita solo dalla famiglia. «Temi come omosessualità, pornografia e masturbazione devono rientrare nell’argomento. Da alcune parti c’è proprio la volontà di escludere tematiche come identità di genere o orientamento sessuale. Mescolando le religioni con l’educazione sessuale, entriamo in un ambito pericoloso, perché non dimentichiamo che per alcuni gli omosessuali possono essere condannati alla pena di morte. Sono argomenti che vanno trattati, e da quanto ho visto non c’è nulla di scabroso».

Intervista tratta da ticinolibero.ch.

 

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Mamme al lavoro: utopia?

Molte madri cercano quotidianamente di dare una risposta a una domanda tanto complicata quanto di fondamentale importanza per la nostra società: come conciliare lavoro e famiglia? Spesso una donna, dopo la maternità, incontra problemi a trovare un orario di lavoro adeguato alle esigenze famigliari. Gli ambienti economici chiedono da tempo un mercato del lavoro più flessibile; d’accordo, ma l’impegno non deve essere unilaterale: le imprese, siano esse pubbliche o private, dovrebbero venire incontro alle famiglie, offrendo orari di lavoro adattabili a quella categoria di persone – mamme, ma perché no, anche papà – che vogliono trovare sia il tempo di intraprendere una carriera che quello di partecipare alla crescita dei figli.

In Svizzera interna sono qualche passo avanti a noi e si possono trovare tutti i tipi possibili e immaginabili di percentuali lavorative. Non si capisce però perché le stesse aziende che oltre Gottardo offrono ciò non possano farlo anche nel nostro cantone.

Un importante aiuto alle famiglie arriva poi dagli asili nido, i quali tuttavia sono generalmente poco presenti sul territorio: per sopperire a questa mancanza la Confederazione, nel 2003, ha deciso di stanziare un fondo apposito, che è andato a finanziare anche centri doposcuola, scuole pomeridiane e mense.

Di conseguenza negli ultimi 10 anni i posti totali negli asili nido sono passati da 50’000 a 65’000, a fronte di 440 milioni di franchi investiti. Nonostante gli sforzi compiuti, la situazione non è ancora accettabile. Si può e si deve aumentare l’impegno finanziario, perché le donne che lavorano contribuiscono a rafforzare il ceto medio, e sono un’importante risorsa lavorativa: spesso si tratta di personale altamente qualificato, in cui lo stato ha investito tempo e denaro che altrimenti non sarebbero valorizzati.

La mancanza di queste persone dal mondo del lavoro costituisce una perdita per tutta la società. Pensiamo per esempio alle migliaia di donne medico, le quali dopo la maternità smettono di lavorare, contribuendo ad acuire la mancanza di personale sanitario sul nostro territorio e rendendo ancora più necessaria la richiesta di medici dall’estero. Incentivare la creazione di asili nido sarebbe quindi una mossa utile anche da questo punto di vista. Ritengo questa una priorità per la nostra società, poiché andrebbe a soddisfare un bisogno impellente delle famiglie e a favorire l’utilizzo di forza lavoro residente. Se si vuole implementare con successo l’iniziativa contro l’immigrazione di massa bisogna permettere a tutta la nostra manodopera qualificata di lavorare.

Un’ulteriore misura per favorire la reintegrazione professionale delle donne dopo il parto potrebbe essere la sostituzione dell’attuale congedo maternità con un congedo famigliare, da suddividere tra i neo genitori.

Si tratta di proposte pragmatiche che avrebbero dei vantaggi considerevoli a fronte di investimenti accettabili. Le donne devono avere tutto il diritto di costruirsi una famiglia restando allo stesso tempo nel mondo del lavoro, perché la via per la parità tra i sessi passa dalle pari opportunità lavorative. La nostra società sta evolvendo. Non dobbiamo perdere il treno.

 

Articolo apparso sul Corriere del Ticino.