Categorie
Articoli

Voglia di maggioritario

La prossima settimana il Gran Consiglio evaderà la mozione presentata da Alex Farinelli e Fiorenzo Dadò volta ad approfondire la possibilità di un cambiamento di sistema elettorale. Un simile cambiamento non è infatti di poco conto e risulta anzi essere ben più complesso di quanto potrebbe apparire all’apparenza.

Le motivazioni di fondo tuttavia non mancano di certo. Nonostante negli ultimi anni si sia potuto notare un Consiglio di Stato che lavora in modo molto collegiale (probabilmente quello che negli ultimi decenni più è stato capace di sviluppare politiche condivise), agli appuntamenti elettorali cantonali siamo sempre più confrontati con quella che è una “transizione incompiuta” e una situazione un po’ ambigua:  il sistema elettorale è proporzionale, ma di fatto le logiche del voto hanno a più riprese imboccato la direzione del maggioritario.

Penso alle liste uniche tra più partiti, al voto disgiunto tra Gran Consiglio e Consiglio di Stato, qualora l’elettore ritenga di dover “salvare” un partito che rischia di rimanere escluso (senza limitarsi quindi al classico “panachage”), ma pure alla scheda senza intestazione divenuta ormai decisiva in termini percentuali.

Un’analisi approfondita risultare essere ancor più interessante per quanto riguarda il Gran Consiglio, che negli anni – anche a seguito della forte frammentazione – sembra aver perso coerenza nei confronti dell’esecutivo, e per cui il sistema elettorale può presentare molte più varianti pur rimanendo proporzionale.

La Commissione Costituzione e leggi ha pertanto condiviso la necessità di approfondire le conseguenze di un cambiamento di sistema elettorale, in particolare nel contesto politico e sociale ticinese, tenendo conto degli strumenti e delle possibilità offerte dalla democrazia diretta.

L’obiettivo è quello di valutare i possibili vantaggi e svantaggi di una modifica del sistema elettorale – in direzione di un sistema maggioritario o meno proporzionale – sulla base dei criteri di stabilità, governabilità e rappresentatività.

 

Categorie
Articoli

Nuova Bellinzona: la periferia al centro

La campagna elettorale è entrata nel vivo e tra le preoccupazioni delle cittadine e dei cittadini della cintura, nonché di tutti i candidati in corsa, vi è una giusta considerazione per ogni Comune e futuro quartiere della Nuova Bellinzona.

Se il timore è una perdita di vicinanza con l’ente pubblico, la politica può anzitutto sfruttare la digitalizzazione per avvicinare il cittadino all’amministrazione e viceversa. È però garantendo un rapido accesso ad internet su tutto il territorio comunale, grazie alla fibra ottica, che si pongono tutti sullo stesso livello. Grazie alla lungimiranza delle nostre aziende municipalizzate la Nuova Bellinzona gode già oggi di un vantaggio competitivo, e si può ora pensare a completare questo importante tassello estendendo gli allacciamenti alle autostrade dei dati.

Quello di periferia è però un concetto estremamente relativo. È giunta il mese scorso la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione – primo firmatario Giorgio Galusero – inerente la pianificazione del comparto di via Tatti a Bellinzona. Si ricorderà che questa modifica pianificatoria a fine 2015 è stata clamorosamente bocciata dal Governo a seguito di un iter durato più di dieci anni, per cui adesso si attende una risposta dal Tribunale amministrativo.

La sua importanza strategica per il nuovo Comune è elevata, con un istituto di credito svizzero di primo piano interessato a investire in un progetto costoso che avrebbe portato a Bellinzona oltre un centinaio di posti di lavoro qualificati dalla Svizzera interna.

Eppure, nonostante quel comparto si trovi accanto a uno dei principali assi stradali e a 200 metri dalla sede del Dipartimento del territorio non è stato ritenuto uno spazio “già largamente edificato”, bensì in posizione periferica (e chi l’avrebbe mai detto!) rispetto alle zone edificabili costruite.

La revisione della legge sulla pianificazione del territorio (la quale avrebbe cambiato le carte in tavola all’ultimo momento) mirava, attraverso uno sviluppo centripeto degli insediamenti, a contenere l’espansione disordinata e a tutelare il paesaggio non costruito nelle zone esterne, e quindi, ad uno sviluppo sostenibile del nostro spazio di vita.

L’intenzione era quella di creare le basi per uno sviluppo economico e degli insediamenti in spazi adatti, non di certo quella di tarpare le ali al rilancio economico e alla creazione di posti di lavoro in una zona centrale già densamente popolata ed edificata, vanificando oltretutto anni di lavoro.

La Nuova Bellinzona, forte dell’insieme del suo territorio può ora guardare lontano, ma dovrà superare ancora i tentativi di chi vuole metterle i bastoni tra le ruote. Il PLR c’è, attento allo sviluppo economico, alla progettualità e alla qualità di vita, ponendo le zone “periferiche” al centro sì, ma delle sue attenzioni.

 

Categorie
Articoli

Il voto di domenica, una vittoria strepitosa

Che risultato strepitoso! Lasciatemi esprimere enorme soddisfazione per un risultato che mai ci saremmo aspettati. Ci abbiamo creduto e insieme abbiamo vinto questa scommessa passo dopo passo: il lancio del referendum a fine novembre, numerosissime giornate in piazza dalla mattina alla sera sotto il freddo di dicembre, e la consegna di oltre 13’000 firme alla cancelleria dello Stato a metà gennaio. Erano già quasi il doppio delle firme necessarie: quasi un record, ma non era ancora finita. Dopo altrettanti sforzi profusi nella campagna per la votazione ci siamo lasciati piacevolmente sorprendere dalla parola fine, posta dai cittadini ticinesi con un inequivocabile 67%. 67%! Vuol dire che un messaggio del Consiglio di Stato approvato, seppur di misura, dal Gran Consiglio, è stato respinto da ben 2 cittadini su 3 che ci hanno dato ragione! Possiamo dire che i nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati, ma forse, prima, dobbiamo ancora renderci conto di quanto raggiunto.

Una vittoria simile è stata possibile soltanto grazie all’aiuto e all’impegno profuso da tutti: una bella squadra forte e unita. E vincente! Sono davvero orgoglioso di aver potuto presiedere GLRT in questo periodo intenso e molto entusiasmante. La collaborazione con i giovani democentristi si è poi rivelata ottima: uniti per un obiettivo comune abbiamo superato senza problemi gli steccati partitici.

Per ragioni di spazio non posso citare tutti, ma voglio rivolgere un grande grazie a chi ha investito tempo ed energie per permettere questo successo. Grazie, quindi, a chi ci ha sostenuto e aiutato contribuendo, non me ne dimenticherò mai, anche alla buona riuscita della raccolta firme. Grazie anche al comitato cantonale che ha sostenuto all’unanimità il nostro referendum. Ora abbiamo l’opportunità di finalmente rivedere le priorità della mobilità in Ticino, ad esempio puntando sulla mobilità aziendale: l’unica misura che malgrado in quel messaggio fosse una presa in giro era usata da tutti per far passare un nuovo aggravio.

 

Articolo apparso su Opinione Liberale.

 

Categorie
Interviste

«I ticinesi meritano soluzioni condivise e necessarie» — Intervista

Continua la serie di interviste a sei dei volti nuovi del PLR in parlamento. È la volta di Fabio Käppeli che con i suoi vent’anni compiuti in campagna elettorale è il più giovane deputato del gruppo PLR e dello stesso parlamento. Presidente di GLRT, studia diritto all’Università di Lucerna. La passione per la Res Publica è nata tra i banchi di scuola e proprio per una scuola pubblica forte e di qualità si batterà all’interno della Scolastica di cui fa parte unitamente alla commissione Energia.

Fabio Käppeli. Da lunedì il nuovo parlamento è al lavoro. Con che sentimenti e con quali intenti ti appresti a vivere il ruolo di parlamentare?  

Dopo l’arrivo dei risultati e l’insediamento ero molto onorato della fiducia riposta nella mia persona. Non nego di non aver mai avuto un battito cardiaco così forte come al momento di dover dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi. Con le prime riunioni ho finalmente toccato con mano la responsabilità che questa carica porta evidentemente con sè. Poter lavorare per il bene del Paese e costruirne il futuro è una soddisfazione enorme, e ora si comincia.

Quali le commissioni che ti sono state attribuite e su quali priorità intendi impegnarti?

Sarò nelle commissioni Energia e Scolastica. Nella prima voglio avere un occhio di riguardo particolare per la mobilità, tema già sollevato con il nostro referendum e in cui l’unica priorità deve essere a mio avviso la riduzione del traffico a favore di mezzi pubblici e mobilità aziendale. In questa commissione mi impegnerò convinto di due principi: lo Stato non deve sostituirsi al mercato – al contrario di quanto si tende a fare troppo spesso – e la miglior energia è quella che non si consuma. In Scolastica mi batterò invece per una scuola pubblica forte e di qualità, consapovole che il progetto “La Scuola che verrà” porta con sè l’opportunità quasi unica di cambiare (in meglio) il sistema scolastico attuale. Il nostro programma contiene però degli indirizzi chiari da portare avanti, per evitare quell’egualitarismo indistinto e ideologico che altri invece vorrebbero. Bisogna inoltre rivalutare la formazione professionale: il liceo non è l’unica strada, in un sistema che oltretutto è ricco di passerelle. Quella attuale è una “democratizzazione forzata” degli studi, perché non si è investito abbastanza nella alternative.

Secondo te quale dovrà essere il discorso politico tra governo e parlamento per non ritrovarci a vivere ancora una legislatura conflittuale e stagnante?

Bisogna anzitutto riprendere un dialogo costruttivo e civile, componente fondamentale di ogni democrazia. Ma soprattutto deve essere un discorso chiaro su quali si vuole siano le priorità. La spesa pubblica non può continuare ad aumentare incontrollata e fare delle scelte è il compito della Politica. Se non le individuerà il Governo può intervenire anche il Parlamento, ad esempio, per cominciare, imponendo al Governo di decidere sui grandi progetti solo qualche volta all’anno, così da avere una migliore visione di insieme. I cittadini ticinesi meritano poi che si vada oltre gli steccati partitici per trovare soluzioni condivise e necessarie, pur rimanendo coerenti con la nostra linea e il nostro programma.

Il gruppo liberale radicale si presenta fortemente rinnovato – 9 deputati su 24 – così come il parlamento. Secondo te che impatto avrà sull’attività del Gran Consiglio e sul lavoro del PLR?

Spero che i nuovi arrivati, in cui rientra anche chi parla, possano portare una buona ventata di aria fresca, all’interno del nostro gruppo come in parlamento. Della nostra squadra hanno però un ruolo ugualmente se non più importante i 15 riconfermati, da cui possiamo imparare molto e cui dobbiamo rubare quanta più esperienza possibile. Le premesse per lavorare (molto) bene con ci sono tutte. Visto il ricambio importante avvenuto anche all’intero Gran Consiglio spero si possano finalmente superare alcune conflittualità.

 

Opinione Liberale, 12 giugno 2015.

 

Categorie
Articoli

La tua firma conta!

Siamo un Partito. Siamo i Liberali Radicali e siamo orgogliosi di esserlo. Sappiamo che il lavoro di squadra funziona quando ognuno nel suo piccolo fa la sua parte. Non è uno sforzo eccessivo, chiediamo un contributo modesto ma importante, perché tante piccole parti sommate fanno un grande successo. Solo in questo modo fra cinque mesi esatti potremo festeggiare due Consiglieri di Stato Liberali Radicali. Ma guardando al presente e per catapultarci al meglio nell’imminente campagna elettorale dobbiamo tornare fra la gente. Dobbiamo far capire che non abbiamo più la maggioranza relativa in governo. Dobbiamo spiegare cosa vuol dire fare Politica ma soprattutto come si può far bene questa Politica, quale è il nostro stile. Ci sono misure che si possono condividere o meno. Ritoccare le imposte per permettere di aumentare la spesa a dismisura è però la scelta più facile ma sicuramente non giustificata.

Non esiste che i nostri eletti (non tutti, è vero) discreditino il Parlamento e i suoi membri, e ancora meno noi siamo disposti a farci ricattare. Il voto popolare non ci ha mai fatto paura.

Se ogni membro dei nostri comitati sezionali raccogliesse 10 firme tra le sue conoscenze il nostro referendum sarebbe già riuscito. Il traguardo risulta essere ancora più vicino se consideriamo anche le migliaia di consiglieri comunali liberali radicali e i municipali. “Tempus fugit” dicevano già i latini: i giorni che ci separano dal 12 gennaio cominciano ad essere meno di quelli ormai trascorsi dal lancio del referendum e le feste sono alle porte. Sul prossimo OL, al rientro dalle vacanze, potremo festeggiare o morderci le mani. Per questo motivo vogliamo essere il più vicino possibile all’obiettivo prima di Natale. Per arrivarci ce la stiamo mettendo tutta e questo week end saremo ancora nelle piazze del cantone. Passate a trovarci. Portateci qualche formulario. Aiutateci a fermare amici, conoscenti e concittadini per arrivare al successo: 7’000 firme. Insieme ce la possiamo fare. Viva il PLR!

Articolo di apertura su Opinione Liberale.

 

Categorie
Articoli

Chi troppo vuole nulla stringe

Si può riassumere in questo proverbio la posizione dei Giovani liberali radicali, contraria all’iniziativa popolare «Per la protezione di salari equi» in votazione il prossimo 18 maggio

L’obiettivo di combattere il dumping salariale è senz’altro condivisibile, ma dall’oggi al domani i datori di lavoro non avranno certo più soldi a disposizione per remunerare i loro dipendenti. Ed è per questo che se i salari sotto alla soglia scelta dai sindacati potranno anche venir aumentati, il rischio reale per quelli al di sopra è che vengano rivisti al ribasso per arrivare a un costo totale della manodopera simile a quello attuale.

Posti di lavoro piovere dal cielo non ne ho ancora visti, semmai si assiste (purtroppo) al contrario: nonostante a sinistra si tenda spesso a dimenticarlo la crisi colpisce anche le imprese, come dimostra ad esempio il crollo del gettito fiscale delle persone giuridiche, più che dimezzato in pochi anni. Le conseguenze negative sono concrete e non solo un’ipotesi remota. E’ notizia di pochissimi giorni fa la delocalizzazione in Polonia della produzione della GE Consumer & Industrial SA di Riazzino, la quale fa capo al grande colosso transnazionale, e che lascia quindi a casa un terzo dei suoi impiegati. E’ la dimostrazione del fatto che volenti o nolenti siamo in competizione con il resto del mondo.

Il discorso si aggrava quando si parla di attività che richiedono manodopera poco qualificata e con poca esperienza, le quali non potrebbero più rimanere in Svizzera. In particolare i giovani sarebbero ostacolati o svantaggiati nell’entrata nel mondo del lavoro, ad esempio con forme di lavoro precariato. Oppure ancora vi è il rischio di licenziamenti, con la conseguente ridistribuzione sui dipendenti rimasti del lavoro che prima facevano altri. Non proprio nell’interesse di chi si vorrebbe aiutare.

L’introduzione di un salario minimo, invece, dovrebbe tener conto almeno del settore lavorativo e delle differenti realtà sociali ed economiche del nostro Paese. Molto pragmaticamente ritengo che un minimo assoluto di 4’000 franchi al mese, senza esperienza né formazione, in Ticino sia semplicemente chiedere troppo.

Gli abusi dei furbi che già oggi firmano ufficialmente contratti al 50% ma che poi impiegano (o meglio sfruttano) a tempo pieno non potranno che aumentare. Prima dovremmo riuscire a far rispettare le regole in vigore attualmente, altrimenti se fra due mesi l’iniziativa dovesse passare il mercato nero rischia solamente di incrementare.

Inoltre, se le imprese dovessero stipendiare maggiormente i loro dipendenti, sarebbe inevitabile un aumento del costo dei prodotti finali e dei servizi che offrono, andando a toccare le tasche di molti più consumatori e danneggiando importanti settori dell’economia elvetica quali il turismo e le esportazioni. Ciò, unitamente a un abbassamento generale dei salari sopra la soglia di 4’000 franchi, graverebbe ulteriormente e ancora una volta sul ceto medio. Pertanto non solo non è lo strumento necessario attualmente ma manca completamente il suo obiettivo. Come liberale credo nel partenariato sociale e vedo quindi di buon occhio l’iniziativa popolare cantonale «Salviamo il lavoro in Ticino» (prima firmataria Greta Gysin), per minimi salariali previsti da un contratto collettivo o altrimenti stabiliti dal Consiglio di Stato, ma che tengano conto del settore, delle mansioni degli impiegati e specialmente della nostra realtà economica.

I Giovani liberali radicali ticinesi invitano a respingere l’ennesimo boomerang dalle false speranze, continuando piuttosto sulla strada già tracciata dei contratti collettivi di lavoro. Non è fissando il salario minimo più alto al mondo che il lavoro aumenterà come per magia. Sarebbe bello, ma al contrario l’effetto più plausibile è proprio l’opposto. Più disoccupazione? E soprattutto più disoccupazione giovanile? Ma anche no.

Articolo apparso su Opinione Liberale.