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Una scelta facile che va però sostenuta

Non è ancora arrivato il momento di abbandonare la luce dei riflettori per il comparto di via Tatti. Questa volta però, è ben poca cosa, anche se non di altrettanta poca importanza. Infatti la variante di Piano regolatore chiede di scongelare poco meno di 25’000 metri quadrati da sempre edificabili, oltre che già circondati da terreni edificati e quindi provvisti dei necessari allacciamenti.

Negli ultimi anni si è approfondito l’impatto dell’aumento del traffico che si vedrà in questa zona. E allora quali alternative per questi terreni? Un parco – qualora vi sia ancora bisogno di aree verdi – a lato della nuova porta d’accesso della Capitale non mi sembra un’ipotesi realizzabile, tanto più che nel raggio di poche centinaia di metri troviamo la zona golenale e una superficie grande oltre il doppio destinata ad accogliere il futuro parco urbano. Visti questi presupposti la modifica di PR non può che proporre la cosa più logica per un centro città: edifici a destinazione commerciale e residenziale. I primi, lungo via Tatti, fungeranno da riparo alle abitazioni (anche già presenti) nella parte retrostante. Si vuole permettere alla nostra città di crescere e di guardare con fiducia alle sfide del futuro. La volontà di densificare i centri urbani – ma quale periferia! – è stata sancita dal popolo svizzero proprio lo scorso anno con la revisione della Legge sulla pianificazione del territorio. Conscio dell’urgenza di un uso più parsimonioso del suolo, il territorio da preservare non è certamente questo.

Su parte di questi terreni c’è chi è già pronto a investire la bellezza di 55 milioni di franchi, portando gettito fiscale e posti di lavoro nella nostra regione. Ebbene, i posti di lavoro non sono qualcosa che basta rivendicare quando fa comodo: bisogna stabilire le condizioni affinché possano venir creati.

Inoltre l’obbligo di elevati standard Minergie e di un piano di quartiere garantiranno abitazioni rispettose dell’ambiente, integrate nel paesaggio in modo ordinato e armonioso. Tutti gli aspetti fin qui elencati rendono questa proposta condivisa da sinistra a destra, eccetto i verdi, manco a dirlo, i quali si sono lanciati ancora una volta in un bieco ostruzionismo, accecati da non si sa quale ideologia.

A prima vista sembrerebbe quindi una scelta facile, per non dire scontata. Ma questo non ci autorizza a disertare le urne. Non c’è cosa peggiore che farsi cogliere impreparati all’arrivo di AlpTransit. Il futuro chiama ma il treno non aspetta.