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«Usciamo dal pantano degli ultimi anni» — Intervista

Nato nel 1995, è il più giovane granconsigliere della legislatura 2015-19. Ha aderito ai Giovani Liberali Radicali a 16 anni, e ha avuto la prima carica a 18, alla faccia di chi dice che la politica non è cosa per giovani, o ancora che ai giovani la cosa pubblica non interessa.

Lui è Fabio Käppeli, studente di diritto a Lucerna, che oggi parteciperà, con una certa emozione, alla sua prima cerimonia di insediamento. “Abbigliamento? Beh, giacca e cravatta, il vestito dei giorni migliori! In fondo, se non oggi, quando?”

A fargli battere il cuore, la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione. “Non so come si svolgerà di preciso, non ho fantasticato molto su questo momento. Ci saranno amici e parenti sulle tribune, li ringrazio perché senza il loro appoggio non sarei qui”.

Prima dell’appuntamento del pomeriggio, abbiamo cercato di scoprire il più giovane eletto in Gran Consiglio, e con lui il mondo dei giovani che discutono di politica, sovente davanti ad una birra o dietro la tastiera del pc.

Cosa significa per te essere il più giovane, a soli 20 anni?

“È un grande onore. Rappresentare i miei concittadini in Parlamento è un grande onore, cercherò di dare il meglio per i prossimi quattro anni. I temi che ho più a cuore, essendo giovane, sono la scuola, il lavoro e la qualità di vita, intesa come qualcosa di legato al territorio. Vorrei impegnarmi nella Commissione scolastica.”

Come è nato il tuo interesse per la politica?

“Se lo intendiamo come interesse per la cosa pubblica, già ai tempi delle medie mi piaceva rappresentare gli allievi e organizzare attività studentesche. Non ho una tradizione politica in famiglia, salvo un nonno Municipale di Giubiasco, però sin da piccolino i miei mi hanno sempre fatto seguire i telegiornali sia locali che mondiali, il che porta a farsi e fare domande. E così mi sono accorto di avere un pensiero vicino a quello liberale, motivo per cui ho scelto questo partito.”

In cosa in particolare ti riconosci nella mentalità dei liberali? Ci sono temi particolari?

“Al momento esempi concreti non me ne vengono in mente. Più che altro, mi riconosco nel modo di lavorare serio, in cui si approfondiscono i temi. È un modus operandi equilibrato, che tiene conto dell’interesse pubblico e delle libertà personali. Dopo qualche anno all’interno del PLR, sono sempre convinto della mia scelta.”

Pensi di essere visto come una possibile “promessa” per il futuro? Che rapporti hai con i deputati più anziani e a chi ti ispiri?

“Quello non lo so, non bisogna chiederlo a me. Il lavoro comincia ora, il mio interesse va all’impegno per il paese e non alla carica, poi ovviamente non escludo nulla. Dai più esperti ho solo da imparare, sono un punto di riferimento a cui devo rubare qualche trucco, ascoltando prima di parlare. Mi ispiro ai vecchi politici liberali, e per non citare il solito Stefano Franscini, come modello potrei dire Giuseppe Buffi, a cui tra l’altro dobbiamo l’Università della Svizzera Italiana.”

I giovani politici solitamente sono più aperti al dialogo interpartitico, sei d’accordo?

“Sono sempre aperto al dialogo, e ho molti contatti con rappresentanti di tutti i partiti. A livello giovanile la discussione è piacevole, spesso informale, nata davanti ad una birra. Si ama confrontarsi senza magari averlo previsto prima. Parlare senza litigare fra partiti diversi è auspicabile, gli eletti devono farlo per il bene del paese, per uscire dal pantano in cui si era finiti negli ultimi anni, dobbiamo trovare alleanze utili per portare avanti delle proposte.”

Parli di pantano, di chi è la colpa?

“Non do la responsabilità a nessuno, è una colpa condivisa da tutti. Ora con 35 nuovi eletti bisogna superare la litigiosità.”

Si dice che ai giovani non interessi la politica: tu sei un’eccezione oppure ce ne sono più di quanti si pensa?

“Non penso che siano meno interessati di altri, l’ho constatato andando in giro: si parla, si è coinvolti, si è parte della società. E si discute molto, non solo di poltica, sui social network. Manca, quello è vero, forse un po’ l’impegno concreto. Non è facile d’altronde mettersi a disposizione, non c’è tempo con le molte cose da fare e non ci sono in effetti molti spazi a mio avviso. Ad un giovane che ha l’interesse dico di buttarsi. Per me la politica è qualcosa che sento dentro, voglio sempre dire la mia e dunque impegnarmi è stata una conseguenza logica”.

Intervista pubblicata su ticinonews.ch.